Vitamina D nella terapia oncologica

Un’ ulteriore analisi dello studio randomizzato VITAL sull’effetto dei supplementi di vitamina D3 sullo sviluppo del cancro avanzato.

Vitamina D.

Da anni si studiano gli effetti della vitamina D sulle neoplasie, sulla loro mortalità e sul rischio di svilupparle, poiché le prime osservazioni epidemiologiche avevano riscontrato che le persone che vivono vicino all’equatore, dove l’esposizione alla luce del sole permette una produzione maggiore di questo nutriente, avevano un’incidenza minore e tassi di mortalità più bassi per certi tipi di cancro. Inoltre, nelle cellule tumorali in laboratorio e nei modelli murini, la vitamina D mostrava anche di rallentare la progressione del cancro.

Finora i lavori scientifici sono stati piuttosto inconcludenti; tuttavia, un recente studio, pubblicato su JAMA Network Open (vedi) riprende in mano i dati dello studio sulla vitamina D e sugli Omega-3 (VITAL), che si è concluso nel 2018 mostrando interessanti novità.

A una seconda occhiata…

Lo studio VITAL fu un’analisi randomizzata, in doppio cieco, verificata con placebo, della durata di più di cinque anni. Il campione dello studio VITAL, quasi 26000 persone, estremamente diversificato, comprendeva uomini dai 50 anni in su e donne dai 55 anni in su senza diagnosi di cancro all’inizio dello studio (vedi). I risultati mostrarono l’assenza di differenze sostanziali nel rischio di sviluppare la malattia, ma una riduzione della mortalità

Questa nuova ricerca prende in esame gli aspetti legati all’assunzione di vitamina D combinati alla massa corporea (IMC).

Occhio al peso.

In questa analisi secondaria si nota che l’integrazione con vitamina D3 riduce l’incidenza di cancro avanzato (metastatico o fatale) nella coorte complessiva, con una forte riduzione del rischio negli individui con peso normale, ma nessuna riduzione tra gli individui in stato di sovrappeso o obesità.

Questi risultati suggeriscono che la presenza di sufficiente D3 nell’organismo possa ridurre il rischio di sviluppare un cancro avanzato e che questo effetto protettivo sia più marcato per coloro che hanno un indice di massa corporea non elevato.

In pratica, la somministrazione della vitamina è stata associata a una riduzione complessiva del 17% del rischio di cancro avanzato, tuttavia, quando sono stati presi in considerazione solo i partecipanti con un normale indice di massa corporea (IMC), si è trovata una riduzione del rischio del 38%, suggerendo che la massa corporea può influenzare la relazione tra questo nutriente e la diminuzione del rischio di cancro avanzato.

Infiammazione e obesità.

Le interazioni tra infiammazione, vitamina D, Omega-3, obesità e cancro andranno ulteriormente approfondite, ma, anche sulla scorta di numerosi studi precedenti, ci sono prove che la massa corporea possa influenzare l’azione della vitamina D: infatti, l’obesità e l’infiammazione cronica a cui è associata possono diminuire l’efficacia della vitamina, probabilmente riducendo la sensibilità del suo recettore.
La carenza di questa vitamina è comune tra i pazienti affetti da cancro, inoltre, il peso è un fattore determinante della salute in numerose patologie e vi sono anche prove che una maggiore quantità di grasso corporeo sia associata a un aumento del rischio di diversi tipi di cancro.

Fonti.

https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/10.1001/jamanetworkopen.2020.25850

https://www.pharmastar.it/news/oncoemato/-livelli-di-vitamina-d-e-rischio-di-un-cancro-avanzato-studio-su-jama-network-open-33955

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