Virus oncogeni: i progressi dei virologi nella lotta al cancro

Adriana Albini, in un articolo pubblicato su Cancerworld, riconosce i preziosi contributi che i virologi hanno dato nel corso degli anni al progresso degli studi sui tumori e all’aumento degli sforzi per prevenire e controllare queste patologie.

Circa il 15-20% dei tumori umani nel mondo sono causati, direttamente o indirettamente, da virus. Finora, sette virus hanno dimostrato il loro coinvolgimento nell’insorgenza del cancro e sono elencati nel sito di MD Anderson Cancer Center dell’Università del Texas e classificati dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC).

I virus possono provocare il cancro a causa di proprietà di trasformazione diretta o per effetti indiretti sull’ospite. Il primo meccanismo si basa sulla capacità delle oncoproteine virali di disattivare le vie di segnalazione dei soppressori tumorali chiave cellulari o di attivare le vie di segnalazione oncogene che stabiliscono o mantengono il fenotipo trasformato. Il papillomavirus umano, ad esempio, è in grado di esprimere oncoproteine nella cellula ospite. Gli effetti indiretti si riferiscono alla capacità dei virus di indurre immunodepressione generalizzata o di stabilire uno stato di infiammazione cronica di basso livello. Questo processo si traduce in profondi cambiamenti nella qualità delle risposte infiammatorie e del microambiente tessutale, che spostano l’equilibrio verso la promozione di uno stato precanceroso e la progressione del cancro.

Solo una piccola percentuale di persone infette da un virus svilupperà il cancro. La gestione clinica dei pazienti infettati da virus cancerogeni richiede quindi strumenti predittivi efficaci per valutare il rischio di sviluppare una neoplasia e garantire una diagnosi tempestiva delle lesioni, per consentire l’intervento in una fase curabile.

Un esempio è il papillomavirus. L’HPV è responsabile di quasi tutti i casi di cancro cervicale nelle donne, anche se solo una piccola minoranza di donne infettate dal virus sviluppa la neoplasia. L’implementazione di vaccini efficaci che prendono di mira diversi ceppi di HPV ha quindi dato un impulso importante agli sforzi per ridurre l’incidenza del cancro. Uno studio del 2019, che ha esaminato le ricerche di 14 Paesi ad alto reddito, ha indicato che dopo 5-8 anni di campagne vaccinali la prevalenza di HPV 16 e 18, due dei ceppi oncogeni, è diminuita dell’83% tra le ragazze vaccinate di età compresa tra 13 e 19 anni e del 66% tra donne vaccinate di 20-24 anni. Per essere efficace, la vaccinazione deve essere effettuata prima dell’infezione, come prevenzione; non immunizza le persone già infette da HPV o da neoplasie associate all’HPV, quindi lo sviluppo di un vaccino terapeutico sarebbe un importante passo successivo.

Il virus dell’epatite B è un altro virus fortemente cancerogeno con un’elevata prevalenza globale. È la principale causa di cancro al fegato e colpisce quasi 300 milioni di persone in tutto il mondo. È un virus non citopatico – non agisce direttamente sulle cellule normali per renderle cancerose – ma è stato dimostrato che aumenta il rischio di cancro mediando il danno epatico cronico attraverso un attacco immunitario anormale. Prevenire l’infezione da HBV attraverso la vaccinazione è attualmente il modo più efficace per ridurre l’incidenza della cirrosi correlata all’HBV e del cancro al fegato. Esiste un vaccino sicuro ed efficace nell’80-95% dei casi ed è disponibile. I programmi di vaccinazione negli anni si sono dimostrati altamente efficaci.

Lo studio della cancerogenesi virale è stato fondamentale per la comprensione del cancro, che ha portato alla scoperta di virus oncogeni e del legame tra virus e tumori. Il progresso è stato ottenuto attraverso la ricerca interdisciplinare che ha riunito i campi della virologia e dell’oncologia, ed è stato contrassegnato da una serie di premi Nobel negli ultimi 45 anni.

Infatti, anche quest’anno il Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina è stato assegnato a Harvey J. Alter, Michael Houghton e Charles M. Rice “per la scoperta del virus dell’epatite C” – un patogeno che causa quasi 400.000 morti all’anno, ma che ci sono voluti decenni di lavoro per isolare e replicare in vitro.

Il lavoro di questi scienziati ha aperto la strada ai trattamenti efficaci per l’infezione che sono ora disponibili. Un gran numero di persone con infezione cronica da HCV è a rischio di sviluppare complicanze epatiche, come la cirrosi epatica e il carcinoma epatocellulare. L’infezione cronica da HCV può anche causare linfomi a cellule B di basso grado. La recente introduzione di antivirali ad azione diretta ha aiutato la lotta contro l’HCV, inducendo l’eradicazione del virus in oltre il 90% delle persone infette, ma il trattamento non è disponibile ovunque e l’infezione può essere asintomatica per molti anni, causando danni al fegato che vengono rilevati solo quando compaiono i sintomi. Lo sviluppo di un vaccino per la protezione contro l’HCV è quindi essenziale.

La lotta contro i tumori associati ai virus è stato uno dei grandi successi della prevenzione. L’evidenza epidemiologica dell’efficacia dei vaccini contro l’HPV e l’HBV, in aree con programmi di vaccinazione ben organizzati, è molto forte. Le terapie antivirali mirate all’HIV e, più recentemente, all’HCV hanno ridotto il carico di tumori associati a quei virus.

Il premio Nobel 2020 è una conferma molto importante del fatto che il progresso nella lotta al cancro richiede una collaborazione scientifica al di là del campo dell’oncologia.

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