Vaccino Astrazeneca ed errori di comunicazione

Il vaccino COVID-19 di AstraZeneca fa sempre la parte del leone sui media: cattiva comunicazione e politica si sono trasformati in un incubo per la casa farmaceutica.

L’importanza della comunicazione.

Un articolo su “the BMJ” (vedi) fa il punto sui molti errori di comunicazione e della politica riguardo al vaccino COVID-19 della AstraZeneca: Vaxzevria.

Per il suo prezzo basso e la facilità di conservazione, inizialmente il vaccino AstraZeneca, poi chiamato Vaxzeveria, è stato salutato come il baluardo universale contro la pandemia. Forse a causa delle eccessive aspettative, la sua storia successiva è stata un susseguirsi di problemi e ostacoli: dubbi sull’efficacia, possibili effetti collaterali e controversie ininterrotte sulle forniture, l’azienda ha gestito male le comunicazioni in ogni fase. La fiducia e la sicurezza sono molto importanti per i vaccini: non se ne può prescindere.

Trombi.

Il problema più grave riscontrato è il collegamento tra vaccino e trombosi, compreso un raro tipo nel cervello, chiamato trombosi del seno venoso cerebrale (CVST), con una serie di episodi nelle donne più giovani. Il vaccino è stato autorizzato per l’uso in Europa alla fine di gennaio e ha iniziato ad essere utilizzato più ampiamente a febbraio. Il 7 marzo le autorità austriache hanno annunciato che stavano indagando su un decesso probabilmente correlato al vaccino. Pochi giorni dopo, Danimarca e Norvegia stavano indagando sui rapporti di coaguli di sangue e su un decesso avvenuto dopo la vaccinazione.

Il 15 marzo la Germania ha sospeso l’uso del vaccino, seguita rapidamente da diversi altri paesi.

L’Agenzia europea per i medicinali (EMA) e l’Organizzazione mondiale della sanità affermano che i benefici del vaccino superano i rischi: l’EMA ha intrapreso un’analisi approfondita del problema e, pur riconoscendo un “possibile” collegamento con coaguli di sangue che dovrebbero essere elencati come “effetti collaterali molto rari”, il 7 aprile ha confermato che il rapporto “rischio-beneficio complessivo rimane positivo” per l’uso continuato del vaccino.

La causa dei coaguli è ancora sconosciuta, e la ricerca in corso. Nel Regno Unito, che ha ordinato 100 milioni di dosi di vaccino AstraZeneca, il 7 aprile il Comitato congiunto per la vaccinazione e l’immunizzazione (JCVI) ha informato che alle persone di età inferiore ai 30 anni dovrebbero essere offerti vaccini alternativi, ove disponibili, anche se l’Agenzia di regolamentazione dei medicinali e dei prodotti sanitari (MHRA), che ha condotto la revisione delle prove nel Regno Unito, ha sottolineato che “non raccomandava nuove restrizioni di età nell’uso del vaccino COVID-19 Vaccine AstraZeneca”. L’MHRA ha affermato che, fino al 31 marzo, erano stati segnalati 79 eventi di trombosi con piastrine basse su oltre 20 milioni di dosi del vaccino somministrate. Tra questi casi segnalati, 19 persone sono morte. Il rischio complessivo di questi coaguli di sangue è di circa quattro persone su ogni milione che ricevono il vaccino.

Ancora a metà aprile, Australia, Belgio e Francia hanno limitato il vaccino a persone di età superiore ai 55 anni, mentre Italia e Spagna ne hanno limitato l’uso a chi ha più di 60 anni, dopo l’annuncio dell’EMA.

I paesi scandinavi avevano già sospeso le loro forniture di vaccino, mentre le province canadesi ne avevano sospeso l’uso sotto i 55 anni il 30 marzo.

Sicurezza.

Se da un lato le notizie sul monitoraggio dei vaccini possono essere considerate rassicuranti poiché mostrano che il sistema di vigilanza funziona, la comunicazione al riguardo e le decisioni preventive prese, mancando di uniformità, rischiano di alimentare la confusione, e in definitiva la diffidenza sul tema.

Il caso degli Stati Uniti è emblematico: il risalto che è stato dato a una discrepanza non in malafede nei dati forniti sull’efficacia del farmaco nei comunicati ufficiali, di fatto ha notevolmente aumentato la diffidenza nel vaccino di AstraZeneca.

A questo si possono aggiungere l’incoerenza e i passi indietro di molti comunicati stampa dell’azienda.

Confusione e incompetenza.

Con il 2021, i comunicati dei media, ma anche di molte personalità politiche, hanno messo in dubbio l’efficacia del vaccino proprio nelle fasce d’età a cui era stato prudenzialmente destinato.

Allo stesso tempo AstraZeneca ha comunicato alla Comunità Europea che sarebbe riuscita a consegnare 30, al massimo 40 milioni di dosi sulle 120 stabilite da contratto. Questo, visto che l’UE annaspava per far fronte alla terza ondata, non è stato preso bene da nessuno, ed è anche diventato un’occasione in più per fare riemergere tensioni irrisolte per la gestione della Brexit, poiché AstraZeneca ha, ovviamente, un rapporto privilegiato con il Regno Unito.

Qualcuno insinua che sia una strana coincidenza che proprio il vaccino meno caro sia bersaglio delle maggiori controversie.

Sta di fatto che la diffidenza verso un vaccino, giustificata o meno, rischia di colpire anche gli altri e questo, al momento, non sembra un’opzione rassicurante.

Fonti.

https://www.bmj.com/content/373/bmj.n921

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