Vaccini intranasali: una scommessa intelligente

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

La campagna vaccinale anti-Covid-19 in Italia è iniziata a fine dicembre 2020 e secondo i dati del Ministero della Salute, al 10 marzo, le persone vaccinate sono 1.747.516, il 2,93% della popolazione totale, mente le persone che hanno ricevuto soltanto la prima dose sono oltre 4 milioni (il 6,77% della popolazione) (1). Entro marzo sono attesi altri 10,2 milioni di dosi, “in un solo mese, avremo quindi circa il doppio delle dosi avute da fine dicembre a oggi” scrive Giovanni Rodriquez su Quotidiano Sanità (2). “Nel prossimo trimestre in Italia si attende l’arrivo di oltre 55 milioni di dosi (…), con una media di oltre 18 milioni di consegne al mese, oltre il triplo di quelle gestite – solo in parte – tra fine dicembre e fine febbraio. Tenendo l’attuale ritmo di circa 120 mila vaccinazioni al giorno, ci vorrebbe più di un anno solo per smaltire le dosi del secondo trimestre. Per smaltire i 10 milioni di dosi (a cui si aggiungono 2 milioni ora disponibili), bisogna infatti arrivare almeno a 300 mila somministrazioni al giorno: il 250% in più rispetto al livello attuale”. Siamo in grado di farlo?

Trovare una strada alternativa

Oltre alle criticità logistiche, “sono emerse anche diverse varianti di coronavirus che potrebbero almeno in parte eludere la risposta immunitaria indotta dai vaccini” scrivono su Scientific American Daniel Oran ed Eric Topol dello Scripps Research Translational Institute, La Jolla, California (3). “Queste varianti – proseguono – dovrebbero servire da monito contro l’autocompiacimento e incoraggiarci a esplorare un diverso tipo di vaccinazione”, ovvero i vaccini intranasali, i quali “potrebbero fornire un ulteriore grado di protezione e contribuire a ridurre la diffusione del virus”. A sostegno di ciò, i ricercatori riportano i risultati di alcuni studi clinici, da cui emerge che le mutazioni della variante sudafricana (B.1.351) hanno reso meno efficaci almeno tre degli attuali vaccini. La variante inglese (B.1.1.7) è stata collegata a una trasmissibilità maggiore di oltre il 40%, una mortalità superiore di quasi il 30% e un periodo di contagio più lungo. Queste caratteristiche potrebbero spiegare i picchi di contagi, ospedalizzazioni e decessi che si sono verificati nel Regno Unito, Israele, Irlanda e Portogallo.

Sebbene i vaccini iniettati riducano i casi di Covid-19 sintomatici e prevengano molte forme gravi della malattia, possono comunque consentire l’infezione asintomatica. “Una persona potrebbe sentirsi bene, ma in realtà ospita il virus ed è in grado di trasmetterlo ad altri. Il motivo è che il coronavirus può temporaneamente stabilirsi nelle mucose, le superfici umide e secernenti muco del naso e della gola che servono come prima linea di difesa contro i virus inalati”. I test in laboratorio suggeriscono che un’infezione da coronavirus può persistere nel naso anche dopo che è stata sconfitta nei polmoni. Ciò significa che potrebbe essere possibile diffondere il coronavirus dopo la vaccinazione.

I vantaggi del vaccino intranasale

Secondo quanto sostengono Yusuf H. e Kett V. in una revisione del 2016 pubblicata su Human vaccines & immunotherapeutics, la somministrazione nasale offre numerosi vantaggi rispetto agli approcci tradizionali alla somministrazione del vaccino (4). Questi includono la facilità di somministrazione senza aghi che riduce i problemi associati alle ferite e allo smaltimento. Inoltre, come sottolineano Topol e Oran, “uno spray nasale è indolore e l’assenza di un ago potrebbe dissipare le preoccupazioni di coloro che ora sono titubanti. Un vaccino intranasale può anche essere auto-somministrato a casa, con istruzioni minime. E alcuni dei vaccini intranasali attualmente in fase di sperimentazione non richiedono refrigerazione, il che li rende facili da trasportare e conservare, specialmente nei paesi con meno risorse. Tutti questi fattori diventeranno ancora più importanti se saranno necessarie vaccinazioni di richiamo periodiche per proteggerci dalle varianti emergenti dei coronavirus. Spedire semplicemente uno spray nasale a qualcuno è molto più conveniente che organizzare un’iniezione di persona”.

Topol e Oran ricordano anche ciò che avvenne con il primo vaccino contro la poliomielite, sviluppato da Jonas Salk e autorizzato per l’uso nel 1955. “Come gli attuali vaccini contro il coronavirus, ha ridotto sostanzialmente il rischio di malattia, ma non sempre ha prevenuto l’infezione”. Partendo dal fatto che il virus della poliomielite entra nel corpo attraverso la mucosa dell’intestino, nel 1960 Albert Sabin ha introdotto un nuovo vaccino la cui differenza più evidente era che il esso doveva essere ingerito. “In questo modo entrava in contatto diretto con la mucosa intestinale, ciò lo ha reso più efficace del vaccino Salk nel bloccare l’infezione da poliovirus”.

Le sfide per il futuro

“Eppure, tra le centinaia di candidati al vaccino contro il coronavirus che si trovano in varie fasi di sviluppo in tutto il mondo, solo una piccola parte è intranasale. Finora non hanno ricevuto il sostegno dei governi su larga scala. Ma i primi sforzi di ricerca e sviluppo incentrati sulla via mucosa sembrano essere promettenti” affermano i ricercatori. Per esempio, gli scienziati della Washington University School of Medicine, in uno studio condotto su animali da laboratorio, hanno creato un vaccino intranasale sperimentale che ha indotto una potente risposta immunitaria sia nella mucosa che nel resto del corpo, prevenendo quasi interamente l’infezione. Un altro studio sugli animali ha ulteriormente dimostrato l’importante ruolo della mucosa nella prevenzione delle infezioni. I ricercatori hanno sviluppato uno spray intranasale che ha reso difficile l’attaccamento del coronavirus alle cellule umane. Usato quotidianamente, è stato in grado di bloccare completamente la trasmissione del virus. Almeno quattro vaccini intranasali sono passati alla prima fase dei test clinici sulle persone, in Cina, India, Regno Unito e Stati Uniti.

“Porteremo sotto controllo la pandemia Covid-19 quando ridurremo con successo la diffusione del coronavirus a livelli estremamente bassi” concludono i ricercatori californiani. “Ma la presenza di persone asintomatiche e vaccinate potrebbe rendere questo obiettivo molto difficile da raggiungere. Per questo motivo, sembra imperativo che i nuovi investimenti nella ricerca e nello sviluppo di vaccini includano finanziamenti concreti per i vaccini intranasali. Con il loro potenziale per bloccare l’infezione da coronavirus e con molti meno problemi di distribuzione e somministrazione, i vaccini intranasali sembrano essere una scommessa intelligente. È tempo di renderli una priorità e accelerare il loro sviluppo”.

 

Bibliografia

  1. Ministero della Salute. Report Vaccini Anti Covid-19. Ultimo accesso 10 marzo 2021.
  2. Rodriquez G. Il problema (a breve) non sarà più la carenza di vaccini, ma la capacità di gestirli. Quotidiano Sanità, 2 marzo 2021.
  3. Oran DP, Topol E. To beat Covid, we may need a good shot in the nose. Scientific American, March 1, 2021.
  4. Yusuf H, Kett V. Current prospects and future challenges for nasal vaccine delivery. Hum Vaccin Immunother 2017; 13: 34-45.

 

 

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