Uno studio sulle discriminanti per la terapia CPAP nel trattamento di COVID-19 a firma di un medico torinese

Il 16 novembre è stato pubblicato uno studio sulla rivista Intensive Care Medicine, “Discriminating between CPAP success and failure in COVID‑19 patients with severe respiratory failure“ sotto forma di lettera all’editore, il cui primo firmatario è il dott. Pietro Arina, medico specialista in Rianimazione e Terapia Intensiva, iscritto all’Ordine di Torino e membro del gruppo di lavoro “Scienza e pseudoscienza” dell’OMCeO.

Il dottor Arina ha partecipato nel corso del 2019 a incontri pubblici sul tema delle fake news nell’ambito della rassegna “La Scienza in Ordine” insieme a specialisti dell’OMCeO di Torino e membri del CICAPmed, anche in qualità di referente medico-scientifico del sito di debunking BUTAC – Bufale Un Tanto Al Chilo, che compare tra i consulenti del portale anti-fake news di FNOMCeO “Dottore, ma è vero che…?”. Arina, classe 1988, è attualmente impiegato dall’University College London Hospitals NHS Foundation Trust di Londra nella gestione dell’emergenza COVID-19 ed è in questo ambito che ha raccolto i dati alla base dello studio preliminare. I risultati sono stati ottenuti analizzando 108 ricoveri intraospedalieri presso l’Intensive Care Unit dell’University College di Londra avvenuti tra l’8 marzo e il 5 giugno 2020.

Di questi 93 (86%) sono stati ricoverati con sintomi da insufficienza respiratoria correlata a infezione da Sars-Cov2 e confermata mediante tecnica di indagine molecolare e hanno ricevuto CPAP come gestione iniziale dell’insufficienza respiratoria. Sono stati osservati i parametri di infiammazione e di alterazione cardiovascolare cercando le differenze tra pazienti che rispondevano a una terapia con CPAP (Continuous Positive Airway Pressure) rispetto ai pazienti che non rispondevano alla CPAP e avevano necessità di essere intubati.

“Sebbene si tratti di uno studio preliminare, i risultati ottenuti da questo studio ci rendono fiduciosi per il futuro” ha commentato il dottor Arina a torinomedica.com. “L’importanza dell’indagine sta nel fatto che adesso abbiamo un’idea delle discriminanti per capire se il paziente risponderà a un certo tipo di terapia piuttosto che a un altro, permettendo ai clinici di guadagnare tempo e di fornire ai pazienti la migliore scelta di cura. Contiamo in futuro di aumentare la casistica e ottenere una migliore validazione del nostro modello, da poter utilizzare come base per la predizione di riuscita della terapia CPAP contro l’intubazione nell’insufficienza respiratoria di tipo ipossico.”

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