Una nuova priorità: sperimentare i vaccini anti Covid-19 nei bambini

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

La campagna vaccinale è rivolta ai “grandi” secondo una scala di priorità: prima gli operatori sanitari, poi gli insegnanti e gli anziani, per poi scendere via via con le classi d’età. E i “piccoli” – adolescenti e bambini – restano esclusi perché per ora nessun vaccino contro Covid-19 è stato ancora autorizzato in età pediatrica. “Anche se i giovani hanno meno probabilità di ammalarsi gravemente, medici e scienziati concordano sul fatto che vaccinarli è fondamentale per la loro protezione e per quella della popolazione in generale”, scrive Science. E le aziende farmaceutiche si stanno già muovendo in questa direzione avviando studi clinici, di piccole dimensioni, per testare sui bambini la sicurezza e le risposte immunitarie ai vaccini Covid-19.

I prossimi passi della ricerca

“I primi due vaccini a ricevere l’autorizzazione all’uso di emergenza negli Stati Uniti per gli adulti sono ora in fase di sperimentazione clinica sui giovani. I primi risultati sono attesi entro l’estate”, aggiorna la rivista statunitense. Pfizer e BioNTech hanno infatti completato l’arruolamento di oltre 2200 volontari tra i 12 e 15 anni e Moderna sta concludendo quello di 3000 volontari della stessa fascia di età. Entrambi i loro vaccini si basano sulla codifica dell’Rna messaggero per la proteina spike del coronavirus, che induce la produzione di anticorpi protettivi.

Altrettanto le aziende di altri tre vaccini a vettore virale si stanno muovendo verso l’autorizzazione pediatrica. AstraZeneca e l’Università di Oxford hanno annunciato di volere testare il loro vaccino su 300 bambini del Regno Unito di età compresa tra 6 e 17 anni. “Sebbene la maggior parte dei bambini sia solo relativamente toccata dal coronavirus ed è improbabile che si ammali in modo serio, è importante stabilire la sicurezza del vaccino e la risposta immunitaria in bambini e giovani perché alcuni di loro potrebbero beneficiarne. Questa nuova sperimentazione allargherà le nostre conoscenze su come controllare SARS-CoV-2 nei gruppi più giovani” ha affermato Andrew Pollard, a capo del team che ha condotto i test clinici a Oxford.

Da parte sua la Johnson & Johnson ha già comunicato di essere pronta a testare in età pediatrica il suo vaccino monodose, che la scorsa settimana ha avuto il via libera dalla Food and Drug Administration negli Stati Uniti e che è in corso di valutazione da parte dell’Agenzia Europea dei Medicinali. Mentre Sinovac Biotech sta testando il suo prodotto in Cina su bambini dai 3 ai 17 anni.

Perché i vaccini per i bambini

La vaccinazione ai bambini è doverosa per diverse ragioni. Anche se meno degli anziani e degli adulti in generale, anche loro possono morire a causa di Covid-19. Negli Stati Uniti, per esempio, i giovani rappresentano circa 250 su 500.000 morti totali. Ma quei 250 si notano di meno nel mare di decessi. Douglas Diekema, pediatra e bioetico del Seattle Children’s Hospital, commenta che in età pediatrica Covid-19 sta ancora “causando più morti dell’influenza in una stagione tipica” e “quelle sono morti inutili che dovrebbero essere prevenute”. Inoltre, negli Stati Uniti più di 2000 bambini e adolescenti hanno sviluppato una grave sindrome infiammatoria multisistemica. E alcuni, prosegue Science, riferiscono sintomi persistenti come stanchezza intensa, simile al “long Covid” negli adulti.

A questo si aggiunge il problema della diffusione del virus nella popolazione. Spesso i giovani non sviluppano sintomi o ne sviluppano pochi e nella maggior parte dei casi trattabili con i soli farmaci da banco. Nonostante questo, sono comunque contagiosi. Evitando la malattia con il vaccino, dovrebbero essere meno contagiosi e costituire un rischio minore per gli adulti con cui vengono in contatto. Le nuove varianti che stanno alzando le curve dei contagi sembrano essere sia più trasmissibili dai giovani e, se così fosse, potrebbero avere un effetto a catena sulla diffusione del virus nell’intera popolazione generale. Quindi rappresentano un anello importante per raggiungere una immunità di gregge. Una campagna vaccinale per i più giovani potrebbe inoltre consentire di riprendere la scuola in presenza con meno limitazioni rispetto a quelle attuali che si rendono necessarie per ridurre i nuovi contagi.

“I bambini sono come magneti quando sono vicini gli uni agli altri”, commenta su Science il pediatra Diekema. “Ecco perché abbiamo bisogno dei vaccini”. Ma ci vorrà ancora del tempo per arrivare all’autorizzazione pediatrica e per poter proseguire con dati robusti sulla loro efficacia e sicurezza.

 Bibliografia

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