Un possibile, innocuo, effetto collaterale dei vaccini potrebbe disturbare i risultati delle mammografie

Un possibile effetto secondario dei vaccini anti-COVID, per altro totalmente innocuo, potrebbe falsare i risultati delle mammografie.

Linfonodi.

Una conseguenza di una risposta immunitaria attiva può essere l’ingrossamento dei linfonodi. E, poiché i vaccini contro il coronavirus attivano il sistema immunitario, alcune persone presentano i linfonodi gonfi nei giorni successivi all’inoculazione del vaccino (vedi).

Questi sono effetti collaterali innocui anche se possono generare qualche minore disagio, ma possono essere fuorvianti se scansionati da un radiologo, per esempio durante una mammografia, potendo creare un “falso positivo”.

Basta saperlo.

Non c’è assolutamente nulla di cui preoccuparsi, ma bisogna fare attenzione e, prima di cedere al panico, informare il proprio medico (qualora non lo sapesse ancora), dell’avvenuto vaccino.

Dopo la vaccinazione, i linfonodi ingrossati possono apparire come un nodulo sotto l’ascella.

Queste ghiandole sono centri di attività immunitaria: filtrano patogeni e immagazzinano le cellule che combattono i germi.

Nell’esperienza comune, quando si ha mal di gola o raffreddore, è possibile sentire i linfonodi gonfi del collo. Anche dopo il vaccino possono essere palpabili.

Poiché le ascelle vengono inquadrate nelle mammografie, i linfonodi gonfi possono apparire come macchie bianche allarmanti nelle immagini. Non è possibile per i radiologi discernere l’origine del gonfiore, e c’è la possibilità che possano essere scambiati per segnali di cancro metastatizzato, come è successo nei cinque casi clinici pubblicati il ​​mese scorso sulla rivista Radiology.

“I linfonodi ingrossati per tutte le diverse cause avranno lo stesso aspetto”, ha detto Dana Smetherman, radiologa, presidente della Commissione sull’imaging del seno dell’American College of Radiology. L’importante è informarsi prima dell’esame, ponendo la domanda al paziente (o se ciò non avvenisse, starebbe al paziente consapevole, darne comunicazione in radiologia).

Differenze.

Questo effetto collaterale sembra essere più comune dopo le dosi di vaccino Moderna o Pfizer piuttosto che Johnson & Johnson. Nello studio di Moderna, circa 1 ricevente su 6 ha riportato gonfiore o dolore ai linfonodi dell’ascella, spesso sullo stesso lato dell’iniezione, dopo una seconda dose.

Qualsiasi gonfiore dovrebbe risolversi entro pochi giorni e, se lo fa, non è motivo di preoccupazione. Se persistesse per più settimane, non sarebbe una cattiva idea informarne il medico.

Monitoraggio periodico.

La pandemia ha complicato enormemente le pratiche di screening routinarie e quindi è legittimo chiedersi se questo problema, tutto sommato minore, significhi che chi abbia ricevuto il vaccino debba riprogrammare i propri esami di imaging, se previsti entro poco tempo.

Non c’è consenso universale tra i radiologi sull’opportunità di ritardare lo screening di routine dopo la vaccinazione.

L’American College of Radiology consiglia che è “ottimale” eseguire l’imaging prima della vaccinazione. La Society of Breast Imaging suggerisce un ritardo da quattro a sei settimane dopo la vaccinazione se “non ritarda indebitamente le cure”.

 

La Mayo Clinic consiglia di continuare con le mammografie come programmato, ma di far sapere al medico la data in cui e in quale braccio si è ricevuta l’iniezione e questa è la regola più pratica, soprattutto se lo screening è già stato ritardato, come è accaduto spesso, a causa della pandemia.

Fonti.

https://www.washingtonpost.com/health/2021/03/19/covid-vaccine-mammogram/

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