Solidarietà navaho e pandemia

Un monumento, chiamato Kindred Spirits (spiriti affini), a Midleton, nella contea di Cork, in Irlanda, rende omaggio al dono della nazione Choctaw per aiutare durante la carestia delle patate del XIX secolo.

Solidarietà.

L’anno scorso, il popolo irlandese ha raccolto per ripagare il debito quasi 2 milioni di dollari per le nazioni Navajo e Hopi da investire nella protezione dalla pandemia. A quel tempo, il tasso di infezione nella comunità Navajo – 2.304 casi ogni 100.000 – era il più alto del paese e quasi il 40% superiore persino all’epicentro di New York City. Fu un bel ringraziamento ai nativi americani per un regalo di $ 170 inviato dal Choctaw agli irlandesi al culmine della carestia di patate nel 1847 (vedi).

La situazione dei nativi.

Quando i vaccini sono diventati disponibili, i leader della Nazione Navajo hanno compiuto uno sforzo concertato per ottenere vaccini dal governo degli Stati Uniti per garantire che la loro popolazione fosse protetta dal virus. I risultati sono stati straordinari, con quasi il 90% della popolazione ammissibile che ha ricevuto almeno una prima dose. Dopo una gestione della pandemia che ha visto i nativi, come le altre comunità svantaggiate statunitensi, fortemente penalizzati.

In queste ultime settimane, mentre la COVID colpiva l’India con una nuova grave ondata, la Nazione Navajo ha allargato il ciclo di generosità inviando aiuti tramite l’ambasciata indiana a Washington, DC.

Una lezione.

Non si tratta solo di una bella storia, ma anche di un monito: la solidarietà durante una pandemia globale, non dovrebbe partire da comunità che da secoli sopportano il peso dell’oppressione, dello svantaggio e dell’esclusione sociale, tuttavia, fino a ora in questa pandemia, le nazioni benestanti hanno mantenuto spesso un sistema di apartheid vaccinale. I paesi ricchi di regola hanno abbastanza vaccini, al contrario dei paesi più poveri.

I paesi privilegiati del mondo potrebbero trarre una lezione dalla nazione Navajo e dall’esperienza irlandese. E in effetti, la scorsa settimana gli Stati Uniti hanno fatto un enorme passo in questa direzione. La rappresentante per il commercio degli Stati Uniti Katherine Tai ha annunciato il sostegno dell’amministrazione Biden per una mozione proposta all’Organizzazione mondiale del commercio di rinunciare temporaneamente alla protezione della proprietà intellettuale per i vaccini COVID-19. Questo segnale dell’amministrazione potrebbe essere una mossa potenzialmente trasformativa nella lotta globale contro la COVID-19.

Se si passasse ai fatti, e vi fossero negoziati rapidi e trasparenti, una rinuncia temporanea alla proprietà intellettuale potrebbe significare che i paesi con una grave carenza di vaccini potrebbero impiegare ulteriori produttori per soddisfare le esigenze dei loro cittadini, senza timore di essere citati in giudizio o sanzionati.

Supporto attivo.

Per essere all’altezza del suo potenziale, questa rinuncia deve essere accompagnata dal trasferimento di tecnologia e dal supporto attivo ai produttori di altri paesi, in modo che l’offerta possa aumentare. Anche se niente di tutto ciò accadrà dall’oggi al domani, è imperativo che questo processo si muova con l’urgenza dettata dalle persone che muoiono inutilmente ogni momento in cui manca una strategia globale per l’aumento in scala planetaria della produzione dei vaccini. Per quanto riguarda le obiezioni dell’industria farmaceutica secondo cui gli altri paesi impiegheranno troppo tempo a padroneggiare la tecnologia: si era detta la stessa cosa dei farmaci per l’HIV e dei vaccini contro l’epatite.

Ciò si è rivelato sbagliato: i produttori dei paesi a reddito medio e basso sono entrati nel mercato e, di conseguenza, milioni di persone sono state trattate o immunizzate.

La situazione attuale.

L’alternativa è che aziende come Pfizer e Moderna continuino a produrre il vaccino e lo vendano ad altri paesi o lo immettano nel programma COVAX – un programma congiunto gestito dall’Organizzazione mondiale della sanità e due organizzazioni non profit – che mira a fornire un numero limitato di vaccini ai paesi meno abbienti. Tuttavia, si prevede che COVAX raggiungerà solo il 3% della popolazione dei paesi a basso reddito entro l’inizio di luglio. Quindi le prospettive non sono positive per raggiungere il suo modesto obiettivo originale del 20% di queste popolazioni entro la fine del 2021.

Anche se raggiungesse i suoi obiettivi più ambiziosi, COVAX non risolverebbe mai la nostra attuale crisi di produzione di vaccini in tutto il mondo, poiché non è un piano di produzione, ma semplicemente uno schema di distribuzione. Ciò di cui c’è bisogno è dotare le nazioni delle conoscenze e delle infrastrutture per produrre i propri vaccini. Un primo passo per ritrovare la strada che dall’apartheid del vaccino conduca alla sua equa distribuzione.

Fonti.

https://www.npr.org/sections/goatsandsoda/2021/05/10/994254810/opinion-what-native-americans-can-teach-us-about-generosity-in-a-pandemic?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

Photo by Jonas Geschke on Unsplash

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