Sieroprevalenza e resistenza immunitaria a Wuhan

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Dalla Cina arrivano nuovi dati sulla sieroprevalenza e sulla risposta immunitaria a lungo termine nella popolazione residente a Wuhan, l’epicentro della pandemia da Sars-CoV-2, con oltre 50.000 casi confermati ai primi di aprile dello scorso anno. “Valutare la quota di popolazione che si è infettata e risulta immune è fondamentale per definire strategie di prevenzione e controllo efficaci per ridurre la probabilità di una futura recrudescenza della pandemia”, spiega Wang Chen, autore principale dello studio pubblicato sul Lancet, presidente dell’Accademia cinese delle scienze mediche. “I nostri risultati suggeriscono che dopo la prima ondata epidemica la maggior parte delle persone continua ad essere suscettibile all’infezione da Sars-CoV-2 a conferma della necessità di vaccinare la popolazione per raggiungere l’immunità di gregge”.

L’indagine

I dati sono frutto di uno studio osservazionale condotto sulla popolazione a partire dall’aprile 2020 e in due successivi follow-up a giugno e tra ottobre e dicembre dello scorso anno, al fine di valutare il tasso di sieroprevalenza per Sars-CoV-2 nella popolazione, stimare la frazione di infezioni asintomatiche e monitorare lo sviluppo e la durata della protezione immunitaria tra coloro che avevano contratto l’infezione.

Il disegno dello studio prevedeva di arruolare persone residenti a Wuhan per almeno 14 giorni a partire dal 1° dicembre 2019, a cui sottoporre un questionario elettronico standardizzato con domande di natura demografica e clinica dove segnalare autonomamente qualsiasi sintomo associato a Covid-19 o un’eventuale diagnosi di Covid-19. A metà aprile i primi test su campioni di sangue venoso per rilevare la presenza al basale di immunoglobuline IgM, IgA, e gli anticorpi IgG contro la proteina nucleocapsidica di Sars-CoV-2 e di anticorpi neutralizzanti, la cui presenza nel sangue, anche a malattia terminata, dovrebbe consentire di rispondere in maniera efficace nel caso di una seconda esposizione. Nei mesi di giungo e ottobre/dicembre i controlli successivi.

I risultati

Da un campione casuale di 4600 famiglie sono stati selezionati 9542 individui. Alla prima visita di aprile, 532 erano risultati positivi per le immunoglobuline contro Sars-CoV-2 indicando quindi una sieroprevalenza nella popolazione del 6,92%. Di questi l’82% non mostrava alcun sintomo. Il 40% delle persone risultate sieropositive ha sviluppato anticorpi neutralizzanti i cui livelli non sono diminuiti tra aprile e ottobre-dicembre 2020 indipendentemente dal fatto che gli individui fossero asintomatici o meno.

Se da un lato la fotografia in una città chiave della pandemia mostra che la protezione degli anticorpi neutralizzante possa durare per nove mesi, dall’altro conferma che la sieroprevalenza stimata rimane bassa anche laddove la circolazione del virus è endemica. Inoltre, aggiungono gli autori, l’alta percentuale di infezioni asintomatiche, sebbene possa essere stata sovrastimata, indica che in molti individui infetti i sintomi potrebbero essere troppo lievi per richiedere delle cure mediche. Tutte informazioni di cui tenere conto nella definizione di strategie di sanità pubblica efficaci e mirate.

I commenti

“I nostri dati sulla durabilità delle risposte umorali – rimarcano gli autori dell’indagine sulla sieroprevalenza a Wuhan – indicano che è necessaria la vaccinazione di massa per permettere l’immunità di gregge, al fine di prevenire la recrudescenza dell’epidemia”. Lo stesso messaggio viene sottolineato da Richard Strugnell e Nancy Wang, del Dipartimento di Microbiologia dell’Università di Melbourn, che definiscono lo studio condotto a Wuhan “una pietra miliare importante nella descrizione dell’infezione da Sars-CoV-2 e nella comprensione dell’immunità nella pandemia”.

“Data la relativa scarsità di anticorpi neutralizzanti attraverso l’infezione naturale – commentano sul Lancet – lo studio rafforza la necessità di vaccini Covid-19 efficaci nel controllo della malattia a livello di popolazione. Le misure di controllo straordinarie, rapide ed efficaci, implementate a Wuhan potrebbero aver limitato la diffusione del virus, ma anche aver ridotto l’immunità di gregge acquisita naturalmente, impendendo lo sviluppo di anticorpi neutralizzanti”. Altri governi nazionali e locali hanno utilizzato strategie alternative e meno efficaci per controllare la diffusione della Sars-CoV-2, ma nonostante questo la sieroprevalenza nella popolazione è solitamente “troppo bassa per innescare un’immunità di gregge sufficiente a proteggere l’intera popolazione”.

Una conferma dell’importanza (e necessità) di strategie di vaccinazione efficaci per controllare la diffusione di Covid-19.

 

Bibliografia

  1. He Z, Ren L, Yang J, et al. Seroprevalence and humoral immune durability of anti-SARS-CoV-2 antibodies in Wuhan, China: a longitudinal, population-level, cross-sectional study. Lancet 2021; 397: 1075-84.
  2. Strugnell R, Wang N. Sustained neutralising antibodies in the Wuhan population suggest durable protection against SARS-CoV-2. Lancet 2021;397:1037-9.
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