Risvolti positivi nelle cure oncologiche durante la pandemia

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

La pandemia causata dalla Covid-19 ha generato enormi sconvolgimenti ai sistemi sanitari e alle economie di tutto il mondo. I servizi sanitari per i pazienti oncologici non ne sono stati esclusi: nonostante molti centri oncologici abbiano applicato diverse strategie di mitigazione, le misure di contenimento del virus hanno inevitabilmente generato ritardi nella diagnosi e nel trattamento del cancro (ne abbiamo parlato qui). Ma, come sottolinea una ricerca internazionale pubblicata recentemente su eCancer, la pandemia ha permesso anche di identificare dieci cambiamenti basati sul valore per una cura migliore del paziente oncologico. La sfida ora è mantenere e implementare questi cambiamenti.

Scopo dello studio è stato documentare i miglioramenti percepiti, emersi durante la pandemia, e identificare le problematiche che potrebbero limitare la loro adozione a lungo termine. Sono emersi dieci temi positivi: il valore nella cura del cancro, la comunicazione digitale, la convenienza, l’inclusività e la cooperazione, la decentralizzazione di parte dell’assistenza, l’accelerazione di cambiamenti delle politiche, le interazioni umane, le pratiche igieniche, la consapevolezza e promozione della salute, e infine un miglioramento dei sistemi. Tuttavia, i ricercatori sottolineano che “ciò che costituisce un cambiamento positivo in un contesto potrebbe non essere necessariamente visto nella stessa luce in un altro contesto. Inoltre, la percezione della fattibilità e dei benefici di questi cambiamenti varia tra le diverse parti interessate e tra gli ambienti socioeconomici, culturali e tecnologici”.

I vantaggi percepiti nella cura

Quali lezioni trarre dalla pandemia sono state individuate intervistando una ventina di professionisti di discipline diverse, tra cui policy maker, epidemiologi, clinici e fisici medici. Gli intervistati provenivano prevalentemente dall’International Covid-19 and Cancer Taskforce finalizzata a valutare gli impatti immediati della pandemia sui pazienti oncologici, sui servizi e gli operatori sanitari, nonché sul processo decisionale in materia di trattamento e interazioni paziente medico. La prima domanda chiedeva: “Quali sono i cambiamenti positivi che hai osservato nella cura del cancro a seguito della pandemia?”. La maggior parte dei partecipanti ha riferito che Covid-19 aveva inavvertitamente aumentato il valore nella cura del cancro, “nell’idea che dobbiamo davvero concentrarci sull’erogazione di trattamenti che facciano la differenza più grande per i pazienti”.

In linea con il “rinnovato interesse nel concetto di valore nella cura del cancro”, la comunicazione digitale ha coinciso con una maggiore comodità per pazienti, medici, studenti, docenti e ricercatori. I follow-up sono diventati più efficienti, permettendo ai pazienti di evitare di recarsi nei centri specializzati e i relativi tempi di attesa. I medici sono diventati più esperti nell’uso di piattaforme digitali come Zoom o Microsoft – “qualcosa che non abbiamo mai fatto prima, ma davvero ben accolto dagli studenti, specialmente dalla generazione dei millennial. “Quindi penso che questa sia una cosa positiva – afferma uno dei medici intervistati – perché è qualcosa che le generazioni più anziane forse non avevano mai apprezzato prima,  ma che in realtà migliora l’esperienza educativa”.

Sfide per il futuro

La cura del cancro deve essere presa nel contesto dell’intero continuum assistenziale, affermano gli autori su eCancer. Inevitabilmente, era previsto che aspetti come la ricerca e la formazione passassero in secondo piano in tempi di crisi per dare priorità alle attività con alto impatto su morbilità e mortalità, “ma ciò sarebbe miope nel contesto di una pandemia prolungata come abbiamo sperimentato con Covid-19”. Pertanto, “una prospettiva pragmatica sul continuare a costruire il corpo di conoscenze e le abilità cliniche attraverso l’apprendimento a distanza è imperativa e possibile”.

Gli autori concludono evidenziando i limiti di questo studio: “I partecipanti provenivano da un gruppo di esperti di alto livello e in quanto tali le loro prospettive potrebbero non riflettere quelle di tutti i professionisti oncologici impegnati in prima linea nella cura del cancro”. Un altro limite è rappresentato dal fatto che le diverse regioni dei partecipanti stavano sperimentando scenari diversi della pandemia e quindi non è stato possibile tenere conto delle risposte del sistema sanitario locale. “Queste limitazioni saranno affrontate nel lavoro successivo per quantificare la misura in cui questi risultati possono essere applicabili a più sistemi sanitari diversi”.

Nonostante la pandemia abbia avuto un impatto devastante sui sistemi sanitari, “le innovazioni positive e le lezioni apprese in questa crisi non devono dissiparsi dopo Covid-19, ma devono essere documentate e mantenute sistematicamente. Le sfide associate per mantenere questi cambiamenti positivi devono essere risolte e integrate nelle politiche globali in futuro”.

 

Bibliografia

 

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