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Rischio eccentrico e tutela della sicurezza dei lavoratori

di Luca Mario Nejrotti

Il datore di lavoro è il responsabile ultimo della sicurezza dei suoi lavoratori, in caso di incidente, soltanto il rischio “eccentrico” può salvarlo dalle conseguenze giuridiche.

Rischio eccentrico.
In proposito, la giurisprudenza di legittimità ha chiarito che il nesso causale tra la condotta contestata al datore di lavoro e l’evento lesivo può essere interrotto da una condotta abnorme del lavoratore purché essa si collochi al di fuori dell’area di rischio definita dalla lavorazione in corso. In questo senso, “eccentrico” non significa stravagante, ma, ai fini dell’eventuale interruzione del nesso causale tra la condotta e l’evento (art. 41 c.p., comma 2), il comportamento del lavoratore può avere valenza “interruttiva” non in quanto “eccezionale”, ma “eccentrico rispetto al rischio” che il garante è chiamato a governare: in effetti, tale eccentricità potrà corrispondere in qualche caso (ma non necessariamente) a un comportamento statisticamente eccezionale, ma ciò non è che una conseguenza accidentale, In quanto l’effetto interruttivo può e deve essere individuato in qualsiasi circostanza che introduca un rischio nuovo o comunque radicalmente al di fuori di quelli che, appunto, il garante è chiamato a governare (vedi).

Comportamenti “stravaganti”.

La tutela dei lavoratori in Italia è, per lo meno sulla carta, attentamente garantita. Come dimostra una recente sentenza di Cassazione, infatti (vedi) il fatto che il comportamento di un lavoratore esuli dalla prassi normalmente prevista per la specifica lavorazione non è motivo di sgravio della responsabilità di chi deve garantire la sicurezza di tale lavorazione (in ultimo, il datore di lavoro stesso). Ci sono infatti moltissimi modi “ufficiosi” di spingere un dipendente a svolgere mansioni che non dovrebbe o ad assumere comportamenti non normalmente previsti per un determinato compito che però lo rendono, per esempio, più rapido o più redditizio per il datore di lavoro. In realtà quest’ultimo è tenuto per legge a prevedere ogni tipo di “stravaganza” pericolosa all’interno della lavorazione e a impedirla o a renderla sicura. Per la Cassazione il datore è responsabile degli infortuni sul lavoro se non attua tutte le cautele finalizzate alla disciplina e governo del rischio di comportamento imprudente del lavoratore.

A ogni buon conto.

In tema di infortuni sul lavoro, perché possa ritenersi che il comportamento negligente, imprudente e imperito del lavoratore, pur tenuto in esplicazione delle mansioni allo stesso affidate, costituisca concretizzazione di un “rischio eccentrico”, con esclusione della responsabilità del garante, è necessario che questi abbia posto in essere anche le cautele che sono finalizzate proprio alla disciplina e governo del rischio di comportamento imprudente, così che, solo in questo caso, l’evento verificatosi potrà essere ricondotto alla negligenza del lavoratore, piuttosto che al comportamento del garante.

Il caso.

Con la sentenza n. 26618/20, la Cassazione, pronunciandosi sul ricorso del presidente del consiglio di amministrazione di una società di trasporti, condannato per lesioni colpose con violazione delle norme antinfortunistiche ha ribadito questo “paletto” della nostra giurisprudenza

“Nel caso specifico, l’imputato era stato ritenuto responsabile per l’infortunio occorso a un dipendente della società il quale, mentre era intento ad estrarre una pedana mobile dalla banchina dell’officina, nella fase di sollevamento della stessa, era stato violentemente colpito al volto da una forca del carrello elevatore manovrato da un altro lavoratore, riportando una frattura scomposta bilaterale della mandibola che comportava una incapacità di attendere alle normali occupazioni per un periodo superiore a quaranta giorni.”

La sentenza d’appello è stata confermata in Cassazione poiché i datori di lavoro non avevano previsto i rischi connessi alla fase di manutenzione delle pedane e non avevano messo in atto le misure tecniche organizzative idonee ad escludere tali rischi.

Nel corso della istruttoria era stato accertato, infatti, come le pedane fossero sprovviste di sistemi di aggancio alle forche del carrello elevatore.

Per svolgere il suo compito, quindi, il lavoratore infortunato, stando sdraiato sulle forche del carrello, aveva inserito un martello tra la banchina e la pedana. Nel corso della operazione una delle forche aveva perso la presa e, oscillando, aveva colpito il lavoratore.

Bisognava pensarci.

Il ricorso in Cassazione era dovuto al fatto che l’estrazione della pedana e il trasporto in officina per la riparazione non erano operazioni prevedibili, in quanto non contemplate dal costruttore, non previste dal datore di lavoro e mai analizzate dal responsabile per la sicurezza. In pratica, il dipendente avrebbe dovuto segnalare al datore di lavoro la necessità dello spostamento della pedana per ricevere istruzioni sulle corrette modalità operative.

L’iniziativa dell’infortunato, ammesso che fosse stata veramente spontanea, secondo i datori di lavoro li sollevava della responsabilità.

Tuttavia, i Giudici Ermellini hanno ritenuto non ammissibile il ricorso: il datore di lavoro avrebbe dovuto adottare tutte le misure idonee a prevenire i rischi collegati a tutti i comportamenti collegati alla lavorazione, ivi inclusi quelli imprudenti.

In definitiva, le regole in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro sono dirette a tutelare il lavoratore anche in ordine ad incidenti che possano derivare da sua colpa, dovendo, il datore di lavoro, prevedere ed evitare prassi di lavoro non corrette e foriere di eventuali pericoli e non tollerarle per quieto vivere o, peggio, per proprio vantaggio.

Fonti.

https://www.osservatoriopenale.it/comportamento-eccentrico-del-lavoratore-interruzione-del-nesso-causale/

Photo by Sandy Millar on Unsplash

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