Riflessioni oltremanica sul razzismo strutturale in sanità

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Il razzismo strutturale – che non scaturisce cioè da visioni e scelte individuali di qualche singola persona, ma da norme, pratiche e culture invalse nella società – esiste anche nella sanità, britannica e di tanti altri paesi. E sono innumerevoli gli episodi e i dati che ce lo ricordano. I tentativi di negarlo o di ignorarlo sono quindi insostenibili. Così Fiona Godlee, direttrice del BMJ, apre un numero della rivista che ospita una serie di riflessioni sul tema (1,2).

Un rapporto che fa discutere

Per restare a episodi delle ultime settimane, mentre negli Stati Uniti il direttore di JAMA è stato sospeso per un podcast che negava l’evidenza del razzismo strutturale nella sanità d’oltreoceano, nel Regno Unito ha suscitato un coro di condanne il Rapporto Sewell sulla disparità razziali, commissionato dal governo britannico, la cui sezione sulla sanità sostiene che non c’è razzismo strutturale nel Paese. E così “pretende di cancellare decenni di ricerche sulle disparità etniche (passate al vaglio della peer review), svariate relazioni dei governi precedenti, e analisi indipendenti, che hanno tutte raggiunto conclusioni simili: le minoranze etniche hanno esiti più sfavorevoli per quasi tutti i parametri relativi alla salute”, ha commentato sul BMJ un gruppo di esperti di medicina generale e salute pubblica tra cui Azeem Majeed, docente all’Imperial College London (3).

Per vedere che la realtà è ben diversa non occorre andare molto lontano, ricorda Godlee: basta scorrere le pagine di tante annate del suo giornale. Nello stesso numero per esempio Chaand Nagpaul, a capo del Consiglio della British Medical Association, “rifiuta con fermezza” le conclusioni del rapporto, che dipinge il National Health Service (NHS) britannico come “un caso di successo con una significativa sovrarappresentazione delle minoranze etniche in ruoli professionali di alto livello” (4). Un quadro distorto, poiché gli esponenti delle minoranze sono sì una quota cospicua dei lavoratori del servizio sanitario, da sempre indispensabili al suo funzionamento, ma occupano in gran parte i ruoli più faticosi e meno desiderati, sono rappresentati sempre meno man mano che si sale la scala gerarchica, e manifestano molti segni di malessere: sono quattro volte più soggetti a mobbing e maltrattamenti fin dall’inizio della carriera, col cui avanzamento la disparità cala ma non scompare; sono due volte meno propensi a segnalare problemi per timore di esserne incolpati; e costituiscono il 90% dei medici morti per Covid-19 dall’inizio della pandemia.

Disparità a diversi livelli

I numeri potrebbero continuare a lungo, e non riguardano solo i sanitari: anche i pazienti, se appartengono a una minoranza etnica, hanno tendenzialmente esiti peggiori per una vasta gamma di malattie. A volte ciò dipende dal comportamento dei sanitari, come racconta in un altro articolo il giornalista Samir Jeraj (5): quando Sanisha Wynter ha cercato assistenza per i suoi disturbi mentali, ha dovuto superare parecchie traversie per approdare infine a una terapista che la ha avvisata di non aver mai avuto una paziente nera o bisessuale come lei. “Il mio trauma è passato in secondo piano rispetto alla necessità di aiutare lei a capire la situazione” ha detto Wynter.

A volte le disparità dipendono da fattori sociali più generali, che ora sono amplificati dalla pandemia: che sia per le difficoltà a restare isolati, o ad assentarsi dal lavoro per eseguire i tamponi o per vaccinarsi, o perché lavorano più spesso in settori vulnerabili come i trasporti e l’assistenza sanitaria, o per altre fragilità ancora, i neri e i sud-asiatici nel Regno Unito hanno un rischio di morte per Covid-19 circa quadruplo, e rischi aumentati per vari altri esiti, dall’infezione al ricovero ospedaliero.

I danni della pandemia

“La pandemia non fa che amplificare i danni alla salute del razzismo strutturale”, dice Godlee (1). I danni emergono con forza dai numeri anche per numerose altre condizioni oltre il Covid-19, e non scompaiono correggendo per le condizioni socioeconomiche. Il che segnala che accanto al divario socioeconomico, che già svantaggia le minoranze, esiste uno svantaggio aggiuntivo dovuto appunto al razzismo strutturale.

Le testimonianze, gli esempi e i dati continuano a lungo sulle pagine del BMJ, riguardo ai pazienti come ai sanitari. Ma cosa si può fare affinché le istituzioni politiche e sanitarie, e le stesse riviste mediche che Godlee riconosce essere parte del problema, diventino invece parte della soluzione? Le riflessioni abbondano anche su questo.

Un’opportunità persa

“Il rapporto Sewell è un’opportunità persa, privo com’è dell’autorevolezza scientifica necessaria a guidare le scelte di policy. È più un manifesto politico che un rapporto di esperti” dice Azeem Majeed (3). Meglio archiviarlo quindi, e guardare oltre.

Cominciando col dirsi le cose come stanno, osserva Chaand Nagpaul: “Anziché dipingere l’NHS come un caso di successo, è essenziale essere onesti sui fattori sistemici che svantaggiano molti medici in base alla loro etnia. Detto in termini semplici, questo è razzismo strutturale, e dobbiamo ammetterlo con sincerità se vogliamo fare progressi verso la sua eliminazione”.

Alle cause delle cause

A questo scopo, il BMJ l’anno scorso ha lanciato il NHS Race and Health Observatory, ricco di analisi sugli impatti del razzismo in medicina e di proposte per affrontarlo (5,6). “L’iniziativa si concentra sulle ‘cause delle cause’ delle disparità di salute, indagando i motivi per cui le minoranze sono più a rischio e sono curate meno bene” spiega Godlee, che sta iniziando in casa propria a lavorare sui rimedi: il BMJ sta verificando e aumentando la diversità dei suoi team editoriali e dei comitati consultivi, sta lavorando con società scientifiche e altri soggetti per far sì che le ricerche pubblicate siano più inclusive e diversificate, e sta rivedendo le policy editoriali relative alla pubblicazione di ricerche sulle disparità razziali in sanità. “Riferiremo man mano sui progressi che facciamo, e intanto accogliamo con entusiasmo le vostre idee sul tema” conclude Godlee (1).

 

Bibliografia

  1. Godlee F. How do we tackle structural racism and inequality? BMJ 2021; 373: n1035.
  2. Gopa DP. Playing hide and seek with structural racism. BMJ 2021; 373: n988.
  3. Azeem Majeed https://blogs.bmj.com/bmj/2021/03/31/structural-racism-is-a-fundamental-cause-and-driver-of-ethnic-disparities-in-health
  4. Chaand Nagpaul https://blogs.bmj.com/bmj/2021/04/16/chaand-nagpaul-the-lived-experience-of-many-ethnic-minority-doctors-is-not-an-equality-success-story/
  5. Jeraj S. Doing the work to end health inequalities caused by systemic racism. BMJ 2021; 373: n821.
  6. Racism in medicine

 

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