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Relazione tra pubblicità dei ristoranti e obesità

di Luca Mario Nejrotti

Le pubblicità influenzano i comportamenti, ma quando promuovono stili di vita autolesionisti, non è solo una questione di marketing.

Pubblicità alimentari.
Sul fatto che la pubblicità possa influenzare massivamente i comportamenti, si fonda il concetto stesso di marketing, e vi sono molti studi in proposito, ma quando si viene a parlare di condotte di vita poco salutari sono i pubblicitari stessi a diventare modesti e a minimizzare il proprio ruolo. Un recente studio prova a valutare scientificamente la relazione tra pubblicità delle catene dei ristoranti e obesità diffusa nella popolazione adulta degli Stati Uniti (vedi e vedi). Secondo il commento di Frederick J. Zimmerman, PhD, Department of Health Policy and Management and Center for Health Advancement, Fielding School of Public Health, University of California, l’approccio inedito dello studio, incentrato sulla salute della popolazione, apre nuove prospettive di responsabilizzazione del mondo del marketing, mostrando un’associazione tra i cambiamenti nella pubblicità dei ristoranti e i cambiamenti nell’indice di massa corporea (BMI) tra gli adulti.

Un‘analisi difficile.

Lo studio regressivo di coorte ha esaminato le associazioni tra i cambiamenti nella spesa pubblicitaria per ristoranti pro capite a livello di contea (370 contee in 44 stati) nel tempo con i mutmenti dell’indice di massa corporea (BMI) misurato oggettivamente per pazienti adulti statunitensi dal 2013 al 2016. Diversi tipi di media e di ristoranti sono stati analizzati insieme e separatamente. La coorte è stata derivata da dati di pazienti non identificati. Il campione analitico finale comprendeva 5987213 pazienti e l’analisi è stata condotta da marzo 2018 a novembre 2019.

I risultati non sono eclatanti: per l’intera popolazione, non vi era alcuna associazione tra i cambiamenti in tutta la pubblicità dei ristoranti pro capite (tutti i tipi di media, tutti i ristoranti) e i cambiamenti nel BMI. Tuttavia, la spesa pubblicitaria nei ristoranti è stata positivamente associata all’aumento di peso per i pazienti nelle contee a basso reddito, ma non in quelle ad alto reddito. Un aumento di $ 1 nella pubblicità trimestrale pro capite su tutti i tipi di media e ristoranti è stato associato a un aumento di 0,053 unità del BMI per i pazienti nelle contee a basso reddito.
I risultati di questo studio suggeriscono che la pubblicità nei ristoranti sia associata a un modesto aumento di peso tra i pazienti adulti nelle contee a basso reddito. A oggi, non vi è alcuna azione di politica pubblica o azione del settore privato per limitare l’esposizione degli adulti alla pubblicità dei ristoranti. Gli sforzi per diminuire la pubblicità nei ristoranti nelle comunità a basso reddito, secondo gli autori, dovrebbero essere intensificati e valutati rigorosamente per comprendere il loro potenziale nell’aumentare l’equità nella salute.

Le variabili sono molteplici e un’analisi osservazionale può non riuscire a comprenderle tutte. In particolare, è difficile comprendere quanto i cambiamenti nei regimi alimentari della popolazione dipendano dalle campagne pubblicitarie e non dai gusti personali. Il fatto che la ricerca si sia svolta mentre una nuova ondata di ristoranti fast casual (formula di ristorazione veloce a metà strada tra il fast food e il ristorante che punta sulla qualità delle materie prime, ambienti confortevoli e servizio minimale) stava cercando di affermarsi sul mercato probabilmente rafforza la consapevolezza che i gusti siano stati orientati dalla massiccia campagna pubblicitaria.

Piccoli passi.
Lo studio, dati i limiti dell’analisi statistica, non può essere definitivo, tuttavia apre una strada e contribuisce a un’ondata di analisi che si muovono insieme per mostrare le associazioni negative della pubblicità con la salute della popolazione.
Anche se potremmo non sapere mai con certezza scientifica quali siano gli effetti completi della pubblicità alimentare sull’obesità. Tuttavia, date le inferenze che possono essere legittimamente tratte, sia da studi sperimentali su piccola scala sia da studi ecologici su larga scala, possiamo evitare di sottovalutarne l’impatto sulla popolazione.

Photo by Fabrice Thys on Unsplash

Fonti.

https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2771399

https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2771393

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