Pubblicità e disinformazione: il circolo vizioso di internet

Durante la pandemia, molti dei marchi più conosciuti e affidabili al mondo hanno finanziato la disinformazione sulla COVID-19, con la propria pubblicità.

Le fakenews pagano

Gran parte dei grandi marchi nel mondo hanno posto, almeno una volta, le proprie pubblicità su siti che vivono di fakenews e “acchiappaclick”.

Un’analisi dei dati sulla pubblicità programmatica evidenzia come oltre 4.000 marchi hanno acquistato annunci su siti che pubblicano disinformazione sulla COVID-19, dalle teorie del complotto sulle origini del virus che hanno portato i pazienti a diffidare delle istituzioni sanitarie, alle false cure per la malattia, alle bufale sui vaccini. Nell’elenco, paradossalmente, sono comprese molte delle aziende direttamente coinvolte nella campagna vaccinale, come Pfizer e un centinaio di sistemi ospedalieri e assicuratori sanitari (vedi).

Sono molto numerosi i siti di bufale ufficialmente riconosciuti e moralmente stigmatizzati (vedi), chiuderli semplicemente ci porta nel complesso mondo della libertà e della censura di internet e dei social media, un terreno minato in cui non è lo scopo di questo articolo entrare: per ora sta ai singoli farsi furbi e spendere un po’ del tempo che passano a guardare video buffi di gattini nell’informarsi criticamente e nel consultare i siti di verifica delle notizie e debunking (vedi).

Danni reali.

Spesso, dietro i siti di bufale non ci sono entità malvage con un machiavellico piano per destabilizzare la società, ma semplicemente cinici affaristi che sanno che le notizie false, o semplicemente esagerate, attirano l’attenzione e quindi il traffico di utenti, incuriositi o solleticati nelle proprie oscure velleità complottiste. Un giro di ‘click’ che il meccanismo stesso di internet e dei banner pubblicitari trasforma in denaro sonante. Il problema, se le persone non fossero influenzate da queste bufale, sarebbe relegato a fenomeno di costume. Purtroppo, la disinformazione fa danni reali: uno studio della London School of Hygiene and Tropical Medicine ha rilevato una diminuzione della disponibilità dei pazienti a farsi vaccinare contro il COV-2 dovuto all’esposizione alla disinformazione sulla malattia (vedi).

Pubblicità automatizzata.

È ironico che a parole tutte le principali aziende del mondo siano ufficialmente contro la disinformazione su internet… Come si potrebbe non esserlo, in linea di principio? Purtroppo, però, queste aziende si promuovono su internet e, per una scappatoia nel sistema stesso della pubblicità digitale, finiscono per finanziare proprio quei siti che diffondono bufale. Anche le aziende direttamente coinvolte nella campagna vaccinale mettono la loro pubblicità sui siti che dichiarano che i vaccini contengono microchip per il controllo mentale, anche aziende di telefonia mobile hanno i loro banner sui siti che proclamano che il controllo mentale passerà dalle antenne del 5G.

Il motivo di questo paradosso è insito nell’automazione a cui è costretto il sistema della pubblicità online.

I banner pubblicitari sono tanto più efficaci quanti più utenti li vedono. Nessuna azienda di livello globale può scegliere uno per uno i siti in cui comparire per promuoversi e quindi si affida ad appositi software che comprano automaticamente spazi pubblicitari sui portali che hanno più traffico (Programmatic advertising, vedi), oppure sui portali che hanno il massimo traffico di persone interessate al tema del prodotto di quell’azienda. Per esempio, la medicina e i vaccini per la Pfizer, la telefonia e la connettività per Motorola.

Il problema è che i siti imperniati su questi argomenti che hanno il massimo traffico di utenti a livello globale sono proprio i siti di bufale.

Per il momento non ci sono soluzioni all’orizzonte, in quanto il problema è strutturale al sistema. In futuro, se le piattaforme pubblicitarie fornissero strumenti per evitare i siti che pubblicano disinformazione quando si inseriscono annunci, potrebbero avere un impatto determinante sul modello di business della disinformazione, riducendo notevolmente l’incentivo per i siti che pubblicano informazioni false e teorie del complotto a promuovere false affermazioni, ma è un percorso delicato da perseguire con grande prudenza.

Fonti.

https://www.newsguardtech.com/it/special-report-advertising-on-covid-19-misinformation/

https://www.newsguardtech.com/it/coronavirus-misinformation-tracking-center/

https://www.culturedigitali.org/debunking-e-fake-news/

https://www.lshtm.ac.uk/newsevents/news/2021/exposure-misinformation-could-see-people-making-u-turn-taking-covid-19-vaccine

https://www.e-businessconsulting.it/adv/programmatic-advertising/

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