Preparare l’Africa ai vaccini COVID-19, per una risposta globale

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

“COVID-19 è un’emergenza sanitaria globale che richiede una soluzione globale. Nessuna comunità è al sicuro dal virus SARS-CoV-2 a meno che tutte le comunità non siano protette”, scrive The Lancet. Il che vuol dire che i programmi vaccinali non devono escludere continenti più fragili per la carenza di infrastrutture e per la povertà. Tra questi anche l’Africa che, sebbene apparentemente risparmiata dalla ferocia della pandemia, non è immune al virus. E non è pronta a garantire una copertura vaccinale.

L’Africa ha registrato il suo primo caso COVID-19 il 14 febbraio in Egitto e al di sotto del Sahara il 28 febbraio in Nigeria. Dopo mesi durante i quali sembrava essere sfuggita all’ondata più grave della pandemia, a fine luglio i numeri dei contagi e dei decessi hanno cominciato a salire. E continuano a crescere anche se in modo eterogeneo. Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) i casi confermati nell’intero continente superano i due milioni e i decessi sono quasi 50mila.  Metà dei casi in due paesi, Marocco e Sudafrica, che però hanno effettuato un maggior numero di test in termini assoluti. Complessivamente i contagi confermati sono molto al di sotto di quelli registrati in Europa e negli Stati Uniti. Ma i dati ufficiali potrebbero essere una sottostima della reale diffusione dell’epidemia. Come denunciato dagli stessi Africa Centres for Disease Control and Prevention (CDCs africani) all’inizio della pandemia, “l’Africa è stata lasciata fuori dal mercato dei dispositivi diagnostici per rilevare Sars-CoV-2”. Grazie all’iniziativa PACT (Partnership to Accelerate COVID-19 Testing) l’Africa è riuscita ad effettuare 15 milioni di test. Ma la mancanza dei kit per la diagnosi continua ad essere un problema comune nel continente nero e oggi solo alcuni paesi, come Kenya, Nigeria, Marocco, Senegal e Sudafrica, sono in grado di produrli in casa. L’Etiopia ha raggiunto una capacità produttiva di 10 milioni di kit diagnostici all’anno (2).

Quanti vaccini servono

Test diagnostici a parte la prossima imminente grande sfida sarà quella di garantire un piano vaccinale equo. L’OMS insieme alla Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI) e alla Vaccine Alleance GAVI) ha lanciato l’iniziativa mondiale COVAX finalizzata a garantire una copertura vaccinale a tutti i Paesi, inclusi quelli del terzo mondo.  Ad oggi il COVAX è riuscito ad assicurare 700 milioni di dosi dalle principali aziende candidate che dovranno essere distribuite in 92 paesi a basso e medio reddito che ne avevano fatto richiesta, e conta di raggiungere i due miliardi di dosi entro il 2021. La partnership tra Università di Oxford e AstraZeneca si è impegnata a fornire a COVAX “centinaia di milioni di dosi” del proprio vaccino, che – cosa importante per i paesi africani – necessita della catena del freddo standard 2-8 °C, scrive il Lancet.

L’obiettivo è garantire la protezione vaccinale in un quinto della popolazione, molto al di sotto però del livello da raggiungere per una immunità di gregge. Per un virus con un Ro pari a 2,5 per bloccare i contagi andrebbe vaccinato almeno il 60% della popolazione con un vaccino “perfetto”. Il 67% nel caso in cui il vaccino abbia un’efficacia del 90%, al decrescere dell’efficacia aumenta la copertura vaccinale che si rende necessaria. È evidente che per vaccinare due terzi di 1,2 miliardi dei suoi abitanti l’Africa si trova ad affrontare grandi sfide sia economiche sia logistiche e organizzative. 

Come prepararsi

A luglio, la Commissione dell’Unione africana e i CDCs africani hanno lanciato dei programmi per garantire l’accesso ai vaccini e alle cure per i paesi del continente. Da parte sua il Consortium for COVID-19 Vaccine Clinical Trials (CONCVACT) ha già avviato diversi studi clinici di vaccini con sede in Africa oltre ad incrementare sia la produzione di test sia l’implementazione di strutture diagnostiche. Ha orchestrato la cooperazione panafricana, istituito piattaforme di condivisione delle informazioni e guidato l’acquisizione di capacità tecniche per lo screening e la sorveglianza. Ma questi sforzi potrebbero non essere sufficienti.

Secondo un’analisi dell’OMS, la regione africana ha un punteggio del 33% soltanto quanto a prontezza al lancio del vaccino, molto al di sotto del necessario benchmark dell’80% (3). Il costo stimato per la somministrazione di un vaccino alle sole popolazioni prioritarie è stimato in circa 5,7 miliardi di dollari e questa cifra non include il costo aggiuntivo dei materiali per iniezione e altri materiali di consumo. “La più grande campagna di immunizzazione nella storia dell’Africa è dietro l’angolo, e i governi africani devono accelerare con urgenza la preparazione. La pianificazione e la preparazione determineranno o interromperanno questo sforzo senza precedenti e abbiamo bisogno di una leadership e di un impegno attivi dai più alti livelli di governo con piani e sistemi di coordinamento nazionale solidi e completi messi in atto”, ha dichiarato Matshidiso Moeti, direttore regionale dell’OMS per l’Africa (3).

“Per raggiungere l’obiettivo di vaccinare almeno il 60% della popolazione, l’Africa avrà bisogno di circa 1,5 miliardi di dosi di vaccino che, secondo le stime attuali, potrebbero costare tra gli 8 miliardi e i 16 miliardi di dollari, con costi aggiuntivi del 20-30%, per il programma di distribuzione vaccinazione”, scrive Amref Health Africa sottolineando che una delle priorità è accelerare il coinvolgimento dell’Africa nella ricerca e nello sviluppo del vaccino. “Secondo l’African Academy of Sciences, solo il 2% degli studi clinici condotti in tutto il mondo si verifica nel continente africano. Gli investimenti in ricerca e sviluppo porteranno da ultimo ad una maggiore efficacia dei vaccini per le popolazioni di tutto il continente.  È giunto il momento di stabilire strutture adatte per un’efficace immunizzazione. Oltre al coinvolgimento negli studi clinici, i Paesi dovrebbero dare la priorità ai finanziamenti per l’immunizzazione e seguire le linee guida stabilite per la preparazione e la distribuzione dei vaccini a livello locale. Ad esempio, devono essere predisposti scrupolosi piani per definire chi somministrerà il vaccino e dove, insieme a protocolli per processi di vaccinazione sicuri ed efficaci nelle cliniche e in ambienti di vaccinazione di massa che rispettino le norme anti-COVID-19 e che possiedano sistemi di registrazione e segnalazione ottimali, criteri di ammissibilità e programmi vaccinali”.

Vaccini senza confini

“L’Africa ha bisogno di una strategia coordinata per sviluppare, finanziare, produrre e distribuire vaccini a tutto il continente”, aveva spiegato John N. Nkengasong, direttore dei CDCs africani su Nature (4). Il problema è che ulteriori blocchi nazionali per contrastare la prevalenza del virus non forniranno una risposta permanente alla minaccia epidemica.  Ma decine di milioni di africani rischiano di precipitare sotto la soglia della povertà estrema. Ulteriori restrizioni potrebbero far precipitare crisi umanitarie e sanitarie.

“La vaccinazione rimane la risposta prioritaria. Ma resta da vedere se le iniziative esistenti si tradurranno in un programma di vaccinazione COVID-19 efficace e universale per l’Africa. Mentre i governi dei paesi ricchi si fanno strada in prima fila per accaparrarsi le dosi dei vaccini contro il coronavirus – conclude il Lancet – i loro leader farebbero bene a ricordare che senza un piano vaccinale per i paesi africani e altre nazioni con scarse risorse, la protezione dei loro cittadini dal COVID-19 sarà una vittoria illusoria”.

 

Bibliografia

  1. An African plan to control COVID-19 is urgently needed. The Lancet, 5 dicembre 2020
  2. Suman F. Vaccino COVID-19 in Africa: una sfida senza precedenti. Il BO Live, 16 ottobre 2020
  3. WHO urges African countries to ramp up readiness for COVID-19 vaccination drive. Afro.who.int 26 novembre 2020.
  4. Nkengasong JN, Ndembi N, Tshangela A, Raj T. COVID-19 vaccines: how to ensure Africa has access. Nature, 6 ottobre 2020.

 

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