Polmonite infantile: opportunità e minacce nel mondo post-COVID-19

Il 12 novembre scorso si è svolta la Giornata Mondiale contro la polmonite. All’evento di sensibilizzazione hanno aderito numerose città italiane: la sera, alcuni monumenti cittadini si sono illuminati di luce blu, come Palazzo Farnese di Piacenza e le Logge dei Banchi di Pisa. Per l’occasione alcune organizzazioni umanitarie hanno lanciato appelli per ridurre l’impatto della malattia sulla popolazione infantile, che secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è responsabile del 15% dei decessi dei bambini al di sotto dei 5 anni, uccidendone nel solo 2017 più di 800mila.

Le organizzazioni promotori dell’iniziativa, come Save The Children e Unicef, chiedono di partire dagli sforzi per combattere la pandemia di COVID-19 (ad oggi responsabile di un milione e 300mila decessi, a livello globale, sempre secondo i dati OMS) per “rafforzare i sistemi sanitari e renderli in grado di affrontare la polmonite nei bambini”. Una delle principali problematiche della gestione della malattia individuata dalle associazioni è costituita dalla scarsa disponibilità e dall’alto costo delle bombole di ossigeno necessarie per assistere i bambini nella fase acuta, oltre che dagli antibiotici necessari per curare la malattia, che riceverebbe, secondo l’OMS, solo un bambino su tre.

Il tema è trattato anche da un articolo recentemente pubblicato su The Lancet, ponendolo in stretto collegamento con il COVID-19. Sebbene i bambini manifestino il COVID-19 in modo meno grave e con sintomi meno invalidanti rispetto a adulti e anziani, la riorganizzazione e riduzione dei servizi in ambito sanitario adottate per far fronte all’emergenza potrebbero causare tra 500mila e più di due milioni di decessi aggiuntivi in bambini che ancora non hanno compiuto cinque anni. I dati indicano che circa un terzo di queste morti prevenibili potrebbero essere attribuibili a polmonite e sepsi del neonato.

Il potenziale pericolo, però, mette in luce anche una potenziale opportunità. La pandemia di COVID-19 potrebbe permettere importanti avanzamenti nella gestione dei bambini con polmonite. Le misure messe in atto per il contenimento della pandemia potrebbero avere un impatto positivo nel medio e lungo termine: l’utilizzo delle mascherine, il distanziamento sociale, il miglioramento dell’igiene delle mani e il miglioramento delle abitudini di gestione dei sintomi respiratori potrebbero ridurre la circolazione non solo del coronavirus ma anche di altri virus e patogeni virali che provocano infezioni gravi, tra cui la polmonite.

Non solo: la distribuzione di saturimetri e di equipaggiamento per la gestione delle difficoltà respiratorie, assieme a una maggiore preparazione sulle patologie polmonari da parte del personale sanitario impegnato nella gestione delle emergenze potrebbero offrire l’opportunità di migliorare i percorsi diagnostico-terapeutici dei bambini con polmonite.

Lo scorso gennaio, al Forum Globale sulla polmonite infantile tenutosi a Barcellona, leader politici, rappresentanti delle Nazioni Unite, società private, organizzazioni non-profit e istituzioni accademiche provenienti da oltre 55 Paesi hanno elaborato una lista di sei azioni strategiche per accelerare il progresso nella lotta alla polmonite infantile:

  • Sviluppare e implementare strategie di controllo della diffusione della polmonite;
  • Dare priorità alle popolazioni vulnerabili;
  • Finanziare adeguatamente organismi di controllo ed enti che si occupano del trattamento;
  • Accelerare lo sviluppo di soluzioni innovative;
  • Tracciare i progressi con trasparenza, responsabilità e inclusività;
  • Rafforzare le partnership e le collaborazioni.

I punti inquadrano meglio il problema e forniscono spunti pratici per implementare misure per il miglioramento.

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