Politiche vaccinali ed efficacia dei farmaci

In questi giorni tengono banco le politiche vaccinali dei diversi governi e ci si interroga sull’efficacia dei singoli vaccini.

One shot della Johnson&Johnson.

Se puoi vaccinarti una volta sola, perché dovresti volere farlo due volte?

Sono in molti a porsi questa domanda negli USA.

Il vaccino one-shot di Johnson&Johnson sta consentendo agli Stati di ripensare alla distribuzione, anche se gli operatori sanitari e gli esperti temono che qualcuno lo possa considerare meno valido (vedi).

In realtà, nonostante i dati sull’efficacia siano inferiori agli omologhi di Moderna e Pfizer, (72%, rispetto a circa il 95% per gli altri, vedi) molti valutano positivamente l’opportunità di avere protezione senza dover fare un richiamo. Anche per le amministrazioni ciò semplifica molto le campagne vaccinali, in particolare delle comunità più vulnerabili.

I dati sull’efficacia dei vaccini, come abbiamo detto, sono comunque da prendere con prudenza: è difficile confrontarli in quanto i trial non sono omogenei e coinvolgono comunità diverse, in momenti differenti. Il dato temporale è fondamentale soprattutto ora che si scoprono le nuove varianti, che, anche quando vengono attenuate dai vaccini, possono falsare i risultati. Senza contare il fatto che i titoli dei giornali spesso riportano solo la protezione relativa dall’infezione e non, ad esempio, la riduzione dei decorsi gravi e quindi delle ospedalizzazioni.

Logistica.

Vi sono anche altri vantaggi di tipo “logistico”: Il vaccino Johnson&Johnson può essere conservato a temperature di refrigerazione normali per tre mesi, ideale per la distribuzione in siti non medici come stadi e centri congressi, o nelle piccole farmacie indipendenti.

Molti funzionari sanitari statali hanno affermato di essere concentrati sull’ottenere il vaccino per le persone che potrebbero essere più difficili da raggiungere per una seconda dose, come i senzatetto o coloro che stanno per uscire di prigione, oltre alle comunità agricole mobili, con stagioni lavorative di tre o quattro settimane.

A ciò si aggiunga il fatto che il vaccino tende ad avere meno effetti collaterali rispetto alle altre opzioni, ciò è vantaggioso per chiunque e soprattutto per le persone che non vogliono rischiare di perdere una giornata di lavoro per riprendersi da brividi o febbre.

Rischio diffidenza.

Superata l’emergenza, però, c’è chi ritiene che quando le dosi saranno più facilmente disponibili, il vaccino Johnson&Johnson possa essere ritenuto “di serie B”.

Il lettore potrebbe fare “spallucce”, ma sono fattori da tenere in conto nelle politiche di distribuzione e commercializzazione del vaccino, in paesi socialmente deboli come gli USA. Se questo venisse considerato un farmaco destinato alle comunità agricole, ai senzatetto e alle minoranze etniche, come è ora, ma nessuno si lamenta, si potrebbe ingenerare del malumore.

Una corretta comunicazione sin dall’inizio potrebbe essere la chiave, come pure l’evitare che il nuovo vaccino sia destinato soltanto alle categorie più povere o fragili della popolazione, in modo da non sollevare sospetti.

Necessità di dati.

Per risolvere, almeno in parte, il problema della disparità di informazioni sui diversi vaccini, sono allo studio diversi sistemi di monitoraggio.

Tra questi è stato sviluppato un tracker vaccino interattivo online (vedi) ospitato dal Vaccine Centre (VaC) presso la London School of Hygiene and Tropical Medicine (LSHTM; Londra, Regno Unito). Lanciato nell’aprile 2020, questo tracker mira a raccogliere informazioni aggiornate su tutti i vaccini candidati COVID-19 dall’inizio fino alla distribuzione, consentendo ai responsabili politici, ai ricercatori e al pubblico di tenersi informati sui rapidi sviluppi. Tutto il codice e i dati per il tracker sono disponibili gratuitamente e vengono aggiornati regolarmente tramite un repository Github.

Questo grande database, liberamente consultabile monitora settimanalmente lo stato della ricerca sui vaccini: per ogni studio sono mostrati i regimi di dosaggio, le procedure di randomizzazione e mascheramento, i criteri generali di inclusione e l’inclusione di donne in gravidanza e individui sieropositivi. Viene segnalato qualsiasi evento avverso grave correlato al vaccino, indipendentemente dalla prevalenza, e qualsiasi evento avverso non grave con prevalenza del 25% in uno o più gruppi di studio.

I livelli di anticorpi al basale e 28 giorni dopo la dose finale (o il momento disponibile più vicino) vengono estratti per ciascun regime di dosaggio del vaccino.

Si tratta di un grande passo avanti nella ricerca sui vaccini, che avrà ricadute positive ad ampio spettro: come spesso capita nella storia dell’uomo, a grandi crisi possono corrispondere grandi progressi.

Fonti.

https://www.nytimes.com/2021/03/04/health/covid-vaccine-johnson-and-johnson-rollout.html

https://www.nytimes.com/interactive/2021/03/03/science/vaccine-efficacy-coronavirus.html

https://www.thelancet.com/journals/langlo/article/PIIS2214-109X(21)00043-7/fulltext

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