Paperdemic e preprint. L’integrità della disseminazione della ricerca ai tempi di Covid-19

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Covid-19 si è rilevata una sfida anche per l’editoria medico-scientifica. Per stare al passo con la ricerca ad alta velocità, allo scopo di contrastare l’emergenza sanitaria, si è infatti assistito a un’esplosione di pubblicazioni su Sars-cov-2 e covid-19 ad alto potenziale sui media. Giusto per dare una dimensione del fenomeno battezzato “paperdemic”: nell’arco del 2020 sono stati pubblicati 250 mila documenti, prodotti da circa 19 mila diverse istituzioni di quasi 200 nazioni; più del 6% delle pubblicazioni indicizzate nel 2020 dalla banca dati della National library of medicine dei National institutes of health statunitensi riguarda ricerche o commenti su Sars-cov-2 e Covid-19 (1,2). E una parte consistente di questa mole di pubblicazione è formata da preprint depositati su banche dati online senza una revisione critica preliminare: tra il 17% e il 30% a seconda dei database consultati (2).

Un mare magnum di (dis)informazioni

La disseminazione accelerata di dati della ricerca se da un lato ha contribuito, per esempio, allo sviluppo di vaccini in tempi mai visti in precedenza, dall’altro ha anche messo in dubbio tanto il ruolo quanto la credibilità della editoria medico-scientifica. Spesso sono usciti anche dei lavori metodologicamente non rigorosi e di scarso spessore statistico, anche su riviste accademiche autorevoli. Inoltre sono moltiplicate a dismisura le pubblicazioni di opinioni e commenti non sottoposte a peer review.

“Purtroppo molte di queste rubriche estranee al processo di peer review (blog, opinion sections, preprint, ecc.) sono diventate delle vetrine per anticipare teorie o anche terapie senza un reale vaglio critico. È chiaro che in situazioni di grande incertezza occorre avere degli spazi di discussione che alimentino in modo costruttivo il dibattito e la costruzione delle diverse teorie. Il problema è il riflesso che tutto ciò ha poi sui media e sull’opinione pubblica. Se a quest’ultima è stata presentata fino a ieri una narrativa della medicina come una scienza che pubblica solo dati certificati, sarà molto difficile oggi raccontare invece che negli stessi giornali è possibile trovare dati dubbi e privi di valutazione critica”, scrivono Antonio Addis e Laura Amato del Dipartimento di Epidemiologia del Lazio su Epidemiologia e Prevenzione (3).

Alzare l’asticella

La nostra sfida è stata mantenere l’integrità nella ricerca, spiegano sul blog del BMJ (4) i cofondatori di medRxiv e bioRxiv, i due archivi gemelli di preprint che sono stati i principali canali di diffusione della ricerca sull’epidemia Covid-19. “Dobbiamo essere più cauti su quello che pubblichiamo? Oppure l’emergenza straordinaria di sanità pubblica giustifica meno cautela?”.

I preprint sono documenti che riportano i risultati di una ricerca prima della loro pubblicazione in una rivista indicizzata, subordinata al risultato della peer review. L’archiviazione di questi documenti in server dedicati è finalizzata proprio alla condivisione della ricerca tra gli addetti ai lavori e all’accelerazione della ricerca. Tuttavia, essendo gli archivi open access chiunque può leggere i preprint una volta che sono stati depositati, con il rischio che dati dubbi vengano diffusi senza alcun controllo prima di essere sottoposti a valutazione critica. A dicembre 2020, più di due terzi dei preprint postati sul database medRxiv – fondato dal Cold Spring Harbor Laboratory della Yale University e dal BMJ – erano di ricerche sulla Covid-19 e solo un quarto di questi era probabilmente destinato ad essere accettato da una rivista accademica per la pubblicazione (5).

“Fin dall’inizio – raccontano i cofondatori sul blog del BMJ – abbiamo convenuto che alcuni articoli non debbano essere divulgati come preprint in quanto descrivono ricerche che potrebbero rappresentare una minaccia per la biosicurezza, mettere in pericolo le persone o indebolire l’adozione di misure di salute pubblica. Articoli di questo tipo vengono rifiutati non a causa della qualità del lavoro o della probabile accuratezza dei risultati, ma del potenziale pericolo nel caso in cui le conclusioni si rivelassero errate, per esempio la perdita di fiducia dei cittadini in un programma di immunizzazione salvavita, come avvenuto nel caso della vaccinazione morbillo-parotite-rosolia. Quindi agli autori di questi articoli chiediamo di diffondere le loro osservazioni soltanto dopo la peer review da parte di una rivista”.

Un ruolo responsabile

Per individuare preventivamente i preprint che riportano affermazioni rischiose oppure oggetto di distorsioni che potrebbero causare danni, contraddire i consigli di salute pubblica o alimentare teorie del complotto, oppure dare false speranze su una terapia o persino condizionare le scelte cliniche, medRxiv e bioRxiv hanno quindi deciso di adottare criteri più stringenti rispetto agli standard nella valutazione e accettazione di studi sulla cCovid-19. Per esempio gli studi di farmacologia computazionale che riguardano covid-19 devono essere accettati solo se accompagnati da dati raccolti in vivo o in vitro. Questa restrizione non si applica a studi non covid-19 né a studi computazionali non terapeutici. La politica rimane quella di pubblicare il maggior numero di preprint ma con un occhio di riguardo alle ripercussioni che possono avere. Nel caso di ricerche sui vaccini, tenuto conto dei rischi di una maggiore esitazione vaccinale, spesso medRxiv e bioRxiv hanno consigliato agli autori di pubblicare i risultati solo su riviste che li sottopongano al meccanismo di referaggio.

“Questa cautela è criticabile poiché in contrasto con la nostra missione di accelerare la conoscenza. Ma la consideriamo parte del nostro dovere per una gestione responsabile. Stiamo facendo la scelta giusta?”, chiedono ai lettori del BMJ i cofondatori di medRxiv e bioRxiv.

 

Bibliografia

  1. Covid19 report: publications, clinical trials, funding. Reports. Dimensions.ai/covid19/
  2. Else H. How a torrent of Covid science changed research publishing – In seven charts. Nature 2020; 588: 553.
  3. Addis A, Amato L. Come la ricerca delle nuove terapie per la SARS-CoV-2 ha colpito la letteratura scientifica. E&P 2020, 44 (5-6) settembre-dicembre Suppl. 2, pag. 21-22.
  4. Sever R, Inglis J, Bloom T, et al. Pandemic preprints—a duty of responsible stewardship. The BMJ Opinion, 27 aprile 2021.
  5. Harrison S. How to read covid-19 research (and actually understand it). Wired 7 agosto 2020.

 

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