Natale 2020. Tra paura, speranza e incoscienza (In anteprima l’Editoriale del Numero 4 della Rivista Torino Medica, dell’OMCeO di Torino, in uscita a fine mese)

di Mario Nejrotti

E dopo un anno siamo ancora qui: con la paura, la speranza e l’incoscienza. 

Non è la prima volta che scrivo di SARS-CoV-2 e della sua terribile infezione: la COVID19. 

La paura, però, rimane: per alcuni è la paura della noia, dell’isolamento forzato, per altri quella della malattia e della sofferenza, per altri quella di morire. 

I colori delle Regioni Italiane cambieranno ancora nella speranza che la morsa del virus si allenti, che possiamo camminare per strada più tranquilli, senza lanciare occhiate sospettose a chi si avvicina. 

E poi al primo allentamento delle norme di distanziamento, l’incoscienza: una rincorsa irrazionale alla riconquista di una normalità perduta, ma fatta soprattutto di consumismo sfrenato.  

È tutto già successo l’estate scorsa. Stesse scene, stessi errori, stesse vittime, stesso esercito di sanitari sempre più stanchi, sempre meno amati. 

E ora di nuovo: “Salviamo l’economia: compriamo!” 

Le autorità hanno rifatto la stessa scelta.  

In politica nessuno è ingenuo: tutti sanno perfettamente come sono fatte le persone e a che cosa andranno incontro. Ma si sceglie il male minore e pazienza per gli effetti collaterali.  

“Andate e comprate: apertura dei negozi fino alle 22! Il Natale è alle porte! Ma attenti : siate prudenti!” 

È una scelta politica, ammantata di ipocrisia.  

Mercato e profitto vincono, come per l’ILVA di Taranto, come per l’inquinamento, come per i rifiuti tossici, come per i pesticidi, come per la cementificazione, come per il dissesto idrogeologico, come per il cibo spazzatura, come per il fumo di sigaretta, come per l’alcol, come per il gioco d’azzardo… 

“Andate nelle piccole botteghe di prossimità, ma state distanti, comprate tanti regali, ma non vedetevi con i vostri congiunti, attenti ai cenoni di Natale e Fine anno! Non fate feste, tenete la mascherina sempre. Niente assembramenti, neanche famigliari, lavatevi le mani, disinfettate le superfici. E se vi infettate, non venite a piangere da noi. Ve lo avevamo detto!” 

Hanno chiamato il virus SARS-CoV-2 con tanti nomi: il nemico invisibile, il bastardo, il virus cinese, lo spietato assassino. Nell’inconscio collettivo è diventato una forma oscura che ti aggredisce alle spalle, un essere maligno che attenta alla vita. Una volontà malvagia fuori di noi. 

SARS-CoV-2 non ha volontà.  

Ha un messaggio genetico semplice e ottuso, che è il messaggio della vita, di tutte le vite. Crescere e moltiplicarsi. 

Il modo di contenerlo c’è. Dipende da noi tutti. Ma purtroppo necessita di cultura, consapevolezza, rinuncia e sacrificio: qualità rare e difficili da praticare, specie a lungo. 

Una società complessa come la nostra è facile da infettare e difficile da governare.  

Le occasioni di assembramento non si contano.  

Ci sono quelli che non si sono mai fermati. Ci sono quelli che non ci credono e vanno in piazza a picchiarsi con i poliziotti. Ci sono quelli prudenti, che fanno tutto ciò che è prescritto, ma vogliono mandare i figli a scuola. Ci sono quelli che tengono i figli a casa, ma che poi vanno in chiesa, nella sinagoga, nella moschea. Quelli che bisogna lavorare, perché se fermi l’economia, allora sì che muori, mica solo il nonno. Ci sono quelli che il centro commerciale sì che è umano, mica come il commercio on line Ci sono quelli che i bambini devono stare a casa, ma non puoi non portarli ai giardinetti. Ci sono quelli che non si può rinunciare ad abbracciare i vecchi, se no si sentono soli e abbandonati. 

Risultato: a fine novembre oltre 50.000 morti, età media 80 anni. In genere a casa ad aspettare il virus a domicilio.
1.500.000 infetti che prima o poi
torneranno alla vita, loro. 

Difficile dire se si sarebbe potuto o si potrà fare qualche cosa di diverso.  

Siamo quello che siamo e forse siamo quello che possiamo essere. 

Col tempo finalmente, dopo un’altra inevitabile lotta per accaparrarsi il mercato, si scopriranno cure efficaci e arriveranno i vaccini. Ci saranno polemiche, errori e aggiustamenti, ma anche immunità e salute.  

Alla fine conteremo i nostri morti, i nostri feriti, come in ogni guerra che si rispetti.  

Lentamente le ferite si rimargineranno e infine dimenticheremo responsabilità politiche, scelte sbagliate, egoismi, eroismi, buone azioni e torneremo ad una nuova normalità. 

La vita riprenderà con le sue regole e ricominceremo a crescere e moltiplicarci. 

Speriamo che l’ultimo fotogramma di questa storia non sia come quello di un film dell’orrore, quando, ucciso il mostro e tutta la sua progenie, un uovo, dimenticato in un remoto angolo della terra, si schiude lentamente sulla parola fine. 

  

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