Mrs Dalloway e la pandemia

I lockdown per contenere la pandemia possono, almeno, essere l’occasione per riscoprire alcuni classici della letteratura mondiale, come per esempio Mrs Dalloway, di Virginia Woolf.

La pandemia in letteratura.

Una professoressa di letteratura inglese alla Cardiff University, dovendo trovare un modo per spiegare Mrs Dalloway alla classe demotivata dalla DAD, ha proposto una chiave di lettura che avvicina autrice e protagonista a ciò che stiamo vivendo oggi (vedi).

Esperienza personale.

Virginia Woolf stessa visse la pandemia di Spagnola, che mise a repentaglio le sorti dello sforzo bellico da entrambe le parti, rischiando, per l’ironica autrice, di “precipitare l’Inghilterra nella pace”: la Woolf ebbe diversi attacchi di influenza tra il 1916 e il 1925 e fu costretta a letto per lunghi periodi di tempo.

La stessa protagonista, Mrs Dalloway è una sopravvissuta all’influenza spagnola del 1919 e il senso dell’esistenza che permea il testo emerge dalla sua esperienza di riscoperta dei piaceri della vita.

La narrazione segue la signora Dalloway mentre si fa strada attraverso Londra, vivendo, con spirito rinnovato la tranquilla intensità della vita una mattina di giugno.

La famosa frase di apertura del romanzo – “La signora Dalloway ha detto che avrebbe comprato i fiori lei stessa” – ha assunto una nuova risonanza quest’anno poiché la pandemia ha reso tutti i nostri mondi molto più piccoli. Clarissa vuole comprare i fiori lei stessa perché è felicissima di uscire – come potremmo apprezzare – dopo aver trascorso così tanto tempo in casa.

Il rapporto con la morte.

Il romanzo non propone soltanto la prospettiva ottimistica del sollievo dopo la malattia, ma nella figura del giovane veterano suicida Septimus Smith, che getta un’ombra pesante sui festeggiamenti organizzati da Mrs Dalloway, la Woolf offre un quadro più completo e veritiero. L’autrice vide che era necessaria una prospettiva soggettiva per dare un senso a come la morte continua a influenzare l’umore di una generazione, provata dalla Grande Guerra e dall’influenza spagnola.

Se i morti della prima sono cinicamente utilizzati come mattoni per la costruzione dell’identità e dell’orgoglio nazionale, le vittime della seconda hanno una sorte ben diversa: “Smettiamo di essere soldati nell’esercito dei retti; diventiamo disertori.” La Woolf, scrivendo sulla scia della Prima Guerra Mondiale, vide la minaccia che l’Influenza spagnola del 1919 rappresentava per le storie di trionfo nazionale. L’influenza si muove in modi invisibili e imprevedibili: rende tutti potenzialmente vulnerabili.

Ciò che è notevole nella sua scrittura è che Woolf attira la nostra attenzione su come la morte ci spinga oltre ciò che possiamo sapere. In questa inconsapevolezza, siamo costretti ad ammettere che le nostre vite sono più fragili e dipendenti dalle vite degli altri.

La capacità di Woolf di mostrare quanto sia difficile spiegare la morte, ci aiuta a capire la difficoltà di vivere con la sua presenza, in particolare nelle sue forme quotidiane, in contrasto con i retorici lutti nazionali volti a consolidare l’identità e l’orgoglio del Paese, fornendo al lettore uno sguardo sulla morte al di fuori delle strutture nazionali di commemorazione.

Fonti.

https://theconversation.com/virginia-woolf-writing-death-and-illness-into-the-national-story-of-post-first-world-war-britain-157925

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