Manaus è ormai senza ossigeno. E insegna che l’immunità di gregge non è un’opzione

A cura de Il Pensiero Scientifico editore

 

Nella città di Manaus, capitale dello Stato brasiliano di Amazonas, l’emergenza Covid-19 è ormai fuori controllo. Il numero di nuove infezioni continua a crescere, mancano posti letto e la disponibilità di bombole di ossigeno copre meno di un terzo del bisogno. Il sistema sanitario è saturo e prossimo al collasso, allerta l’organizzazione Medici Senza Frontiere. La seconda ondata epidemica non è meno aggressiva della prima che aveva colpito più della metà della popolazione e causato parecchi morti tanto da costringere le autorità a scavare fosse comuni per la loro sepoltura.

Ora a Manaus si contano 4000 nuove infezioni al giorno. Uno scenario inaspettato al quale potrebbe aver contributo in parte “il rilassamento rispetto alle misure di distanziamento e di cautela personale, soprattutto per quanto riguarda l’uso di mascherina e gel alcolico, è stato una costante negli ultimi mesi” come denuncia la Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile. E in parte la variante brasiliana di Sars-CoV-2 – denominata P1 –, probabilmente molto più contagiosa, che sembra essere mutata proprio a Manaus. Ci si augurava che l’immunità acquisita naturalmente attraverso le infezioni la scorsa primavera potesse proteggere la popolazione da una seconda ondata. Ma così non è stato. Anzi, la situazione è peggiorata.

Il caso Manaus

Nella capitale dello Stato di Amazonas la curva dei contagi aveva raggiunto il picco a marzo e aprile per poi calare a partire da maggio. I dati preliminari di sieroprevalenza, raccolti e analizzati dal gruppo di ricerca dell’Istituto di medicina tropicale dell’Università di San Paolo, guidato da Ester Sabino, sembravano “indicare che l’esposizione della popolazione al virus avesse portato a un calo dei contagi e dei morti a Manaus” e che “l’alto e inusuale tasso di infezioni avesse giocato un ruolo significativo in termini di protezione della popolazione dall’attacco del virus”.

Ma i nuovi dati pubblicati dallo stesso gruppo di ricerca sulla rivista Science stimano che a Manaus il tasso di attacco, cioè quante persone nello stesso luogo potrebbero essere infettate dal virus, sia cresciuto da giugno a ottobre dal 66% al 76%. Tassi molto più alti della “vicina” città di San Paolo nel sud del Brasile che ad ottobre registrava un tasso di attacco del 29%. Una conferma – concludono i ricercatori – che “se scarsamente controllato, Covid-19 può infettare una larga fetta della popolazione e causare molti decessi”.

“Manaus – commentano su Science Devi Sridhar e Deepti Gurdasani del Dipartimento di Sanità globale pubblica all’Università di Edimburgo – deve essere presa come esempio ammonitore della diffusione non mitigata del virus in una popolazione, dimostrando che l’immunità di gregge probabilmente non viene raggiunta nemmeno ad alti livelli di infezione e comporta costi inaccettabilmente alti”.

A suo vantaggio Manaus ha una popolazione relativamente giovane che l’ha relativamente “protetta” e le ha garantito un tasso di mortalità compreso tra 0,17% e 0,28%, significativamente più basso rispetto ad altre regioni del mondo. In popolazioni con una proporzione di anziani più elevata, i tassi di mortalità per infezione sarebbero presumibilmente più alti, tra lo 0,46% e lo 0,72%, come si è visto a San Paolo. In aree con una prevalenza di anziani, in assenza di restrizioni, il virus causerebbe ancora più morti rispetto a quelle registrate a Manaus. Sicuramente abbastanza da mandare in crisi qualsiasi sistema sanitario, anche nei paesi ad alto reddito.

Immuni ma suscettibili al virus

I numeri e i fatti indicano chiaramente che Manaus non abbia mai raggiunto una reale immunità di gregge. “L’immunità di gregge acquisita naturalmente è una strategia molto costosa in termini di morbilità e mortalità, con poca garanzia di successo. Non è un’opzione da perseguire”, dichiarano Sridhar e Gurdasani su Science, ribadendo quanto già espresso da diversi altri ricercatori.

Lo scorso autunno un gruppo di 80 scienziati aveva pubblicato una lettera aperta sul Lancet che stroncava la teoria dell’immunità di gregge per contenere l’espansione della pandemia: “L’arrivo di una seconda ondata di contagi ha riacceso i riflettori sul cosiddetto approccio di ‘immunità di gregge’, i cui sostenitori suggeriscono che porterebbe allo sviluppo dell’immunità all’infezione nella popolazione a basso rischio, che a sua volta proteggerebbe le fasce più vulnerabili. È una strategia non supportata da prove scientifiche. Qualsiasi strategia di gestione della pandemia basata sull’immunità naturale dalle infezioni è pericolosa”. Sars-CoV-2 torna più volte in nuove ondate ricorrenti e l’immunità post-infezione al virus sembra durare solo pochi mesi dal contagio, poi svanisce e il rischio di reinfezione non è nullo.

Non resistere al virus

Il raggiungimento dell’immunità di gregge attraverso la diffusione delle infezioni nella popolazione è dunque una strategia rischiosa e fallace, dagli alti costi sociali ed economici. Rischia di portare nuovi lutti e sofferenze.

“Sebbene non siano ancora del tutto note durata ed efficacia dell’immunità acquisita con la vaccinazione nel ridurre la trasmissione del virus, l’esperienza fatta con molte altre malattie infettive suggerisce che l’immunità possa essere rafforzata in modo sicuro attraverso la vaccinazione. Anche una strategia di mitigazione in base alla quale il virus possa diffondersi attraverso la popolazione con l’obiettivo di mantenere i ricoveri appena al di sotto della capacità sanitaria, come avviene per il virus dell’influenza, è chiaramente fuorviante per Sars-CoV-2. Come appreso nelle recenti epidemie con virus molto simili – Sars-CoV e Mers-CoV – quello che serve è una strategia di soppressione aggressiva”, concludono Sridhar e Gurdasani su Science. “I Governi devono concentrarsi su interventi non farmaceutici più precisi, robusti sistemi di verifica/tracciamento/isolamento, modalità di controllo delle frontiere, test di massa, trattamenti migliori e soprattutto lo sviluppo e la distribuzione di vaccini. Questo è il percorso più sostenibile che gli Stati possano seguire per uscire da questa pandemia”.

 

La foto in alto è di Chico Bezerra ed è intitolata “Prefeitura Municipal do Jaboatão dos Guararapes”. Si ringrazia l’autore.
Licenza Creative Commons. Copyright: Chico Bezerra/Prefeitura Municipal do Jaboatão dos Guararapes
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