L’umanizzazione pittorica dei luoghi di cura. Di Sally Galotti, Healthcare Designer

La mia professione di designer in ambito sanitario iniziò nel 1997, grazie all’incontro con Mino Damato, in occasione dei lavori di ristrutturazione della clinica Victor Babes a Bucarest dedicata a ospitare bambini sieropositivi abbandonati. 
Come illustratrice per la Walt Disney Company, animatrice e cartoonist nel mondo della pubblicità e della televisione, ero abituata a calarmi nel mondo immaginativo dei bambini ma non ero mai entrata in contatto, prima di allora, con la sofferenza fisica e psicologica di chi ha poche aspettative di vita, in una condizione di dolore aggravata dalla solitudine: il 99% dei bambini erano orfani e, come se non bastasse, avevano trascorso la maggior parte della loro esistenza dentro un ospedale, senza conoscere il mondo esterno. Per rispondere alla richiesta di illustrare alcune pareti della clinica, mi sono trovata a domandarmi quali fossero le immagini e i colori da scegliere per ottenere una qualità affettiva di ambienti pediatrici destinati a contenere diverse situazioni di criticità clinica. Come illustratrice professionista, conoscevo il grande valore delle immagini e quali effetti potessero avere sulle persone; è stato dunque istintivo per me appoggiarmi alle competenze in psicologia della comunicazione e, focalizzati gli obiettivi del contesto sanitario, intraprendere un cammino di ricerca per acquisire gli strumenti necessari a elaborare immagini corrette, che potessero essere d’aiuto alle persone nel disagio: è nato così il mio lavoro di Healthcare Design, destinato a diventare il progetto di una vita.

Mi è apparso chiaro fin dall’inizio che mi trovavo in un campo nuovo, senza testi letterari a cui attingere per avere informazioni scientifiche, tecniche e teoriche; tuttavia, il vivere nelle corsie mi aveva resa consapevole dell’importanza del mio ruolo, poiché tutto mi portava a comprendere che un ambiente adeguatamente predisposto sarebbe potuto diventare la parte olistica della “cura”. 

Inizialmente, ho attinto le idee per i colori e i disegni dallo stretto contatto con i primari dei reparti, i bambini ospedalizzati, gli infermieri e tutto il personale sanitario; ma successivamente ho sentito la necessità di condividere le mie esperienze con il dipartimento di Psicologia dell’Università Alma Mater Studiorum di Bologna, per maturare competenze più approfondite e dare un valore scientifico al mio operato. Da questo affiancamento è nato il sistema di Umanizzazione Pittorica®, termine coniato con l’Università di Bologna per descrivere l’intervento di riqualificazione dell’ambiente ospedaliero al fine di renderlo più accogliente, dando alla parola “accogliente” la più ampia sfera di significato, che racchiude tutto il vissuto emozionale del paziente durante il percorso di cura.

Molti studi (Pendleton, 1983; Mosconi, Groth, 2002) hanno sottolineato che un buon livello di soddisfazione dei pazienti e del personale medico sanitario in ambito ospedaliero è strettamente connesso con la modalità di comunicazione fra il paziente e il medico; per questo motivo, umanizzare un ambiente sanitario attraverso interventi pittorici non vuol dire illustrare a caso le pareti dei reparti al solo scopo di renderli migliori ma significa studiare molto attentamente una strategia di comunicazione che faciliti il processo di alleanza terapeutica tra medici e degenti, condizione indispensabile a favorire una migliore qualità della vita del paziente e della sua famiglia, nel percorso verso l’obiettivo della guarigione. Ogni reparto va dunque valutato nelle sue specifiche caratteristiche ed esigenze, per non rischiare di cadere in grossi errori che potrebbero perfino ostacolare il processo di cura. Per fare alcuni esempi, nel caso di pazienti oncologici in età pediatrica, l’ospedalizzazione è vissuta dai bambini con ripercussioni importanti sulla vitalità generale; in questa tipologia di reparti è dunque necessario che i colori siano sussurrati: i tre colori primari vanno reinterpretati con cromatiche brillanti ma utilizzando mezzi toni rilassanti, non eccessivamente animati, che inducano distensione e favoriscano l’attenuarsi del vissuto doloroso del paziente; [img.1: Oncoematologia pediatrica, Rimini, interno di una stanza] al contrario, nei reparti di breve degenza si è dimostrato più utile decorare le stanze e gli spazi comuni in modo molto attraente e vivace, per invitare il paziente a deambulare lungo i corridoi e favorirne una ripresa più veloce, aiutandolo anche a ridurre i tempi di degenza. [img.2: Ospedale Santobono Pausillipon Napoli, corridoio; img.3: Ospedale Bufalini Cesena, corridoio; img.4: sala giochi Sant’Orsola Bologna] Occorre quindi avere sempre presenti le necessità legate a ogni tipo di ospedalizzazione. In linea generale, nei reparti in cui le persone vivono uno stato di sofferenza elevato, come ad esempio le terapie intensive, dove anche il personale medico sanitario si trova in una condizione di forte stress legato al costante stato di allerta, non è positivo un ambiente eccessivamente colorato ma occorre privilegiare elementi e colori che richiamino un vissuto emotivo di calma e distensione, meglio se ispirati a elementi della natura. [img. 5: TIN Rimini] Lo stesso discorso vale per le aree dedicate agli esami diagnostici, in cui lo stato psicologico del paziente può essere altamente turbato ed è necessario abbassare i livelli di ansia o di paura, specialmente nei bambini; in questi contesti, si è constatato che interventi pittorici mirati sui macchinari di risonanza magnetica, per trasformarli in oggetti che ricordino il gioco, permettono di ridurre in modo significativo il ricorso a sedazione nei piccoli pazienti, con il doppio vantaggio di evitare il sovraccarico di medicinali in organismi già debilitati dalle molte terapie e migliorare il vissuto psicologico in questa specifica situazione. [img. 6: RMN Bari]. La ricerca scientifica condotta dall’Università di Bologna presso l’Unità Ospedaliera di Radiologia Senologica Mangiagalli di Milano ha mostrato come l’Umanizzazione pittorica dell’ambiente “possa rappresentare un’utile tecnica per migliorare l’accoglienza negli ambienti ospedalieri, riducendo gli effetti negativi del sottoporsi a esami medici”. In questo contesto, in cui c’è un vissuto altamente stressante per la donna, poiché l’esame cui si sottopone può diagnosticare la presenza di carcinoma mammario, l’impatto positivo dell’intervento di umanizzazione sulla valutazione della percezione affettiva dell’ambiente da parte delle donne ha indicato come un ambiente più accogliente possa influire positivamente sulla sensazione di “sentirsi prese in cura”, favorendo anche l’instaurarsi di una relazione di fiducia con gli operatori, nonché migliorando parzialmente il vissuto di stress psicologico. In questo caso, era compito del designer tenere in considerazione l’estrema delicatezza di questo specifico momento diagnostico, che andava accolto con molta sensibilità, offrendo un ambiente che non rischiasse di risultare offensivo per l’emotività delle donne con elementi troppo vivaci, che sarebbero risultati inadeguati. [img. 7 Radiologia Senologica Mangiagalli Milano

L’attenzione alle necessità di ogni singolo contesto è sempre di estrema importanza per ottenere risultati validi a sostenere il percorso di cura e occorre analizzarne di volta in volta tutti gli aspetti specifici, perché ogni patologia ha esigenze diverse. L’esperienza nei reparti dedicati alla fibrosi cistica offre un importante spunto di riflessione, poiché grazie all’allungamento delle aspettative di vita dei piccoli pazienti fino a tarda età, si tratta di ambienti che accolgono utenze molto diversificate, che vanno dall’età pediatrica ai giovani adolescenti fino agli adulti, che ritornano negli anni per effettuare le terapie. In questi casi, occorre decorare le pareti dei corridoi facendo attenzione a non inserire elementi troppo attrattivi fino ad “altezza bambino”, per evitare che i pazienti immunodepressi siano portati a toccare le pareti, alimentando rischi di contagio; è inoltre importante considerare l’aspetto psicologico dei “giovani adulti”, affinché non avvertano il disagio legato a un ambiente troppo infantile, nel quale non potrebbero riconoscersi e che aumenterebbe la sofferenza già presente per la condizione di diversità rispetto ai coetanei sani. [img. 8 Fibrosi Cistica Ospedale Infermi Cesena

Grande attenzione va posta anche alle proporzioni dei soggetti raccontati sui muri, che non devono correre il rischio di diventare possibili feticci di tutte le paure di un bambino. 

In presenza di sofferenza fisica e psicologica, un ruolo importante è rivestito dal momento dell’accoglienza nella struttura ospedaliera e un ambiente appositamente studiato può fare la differenza. Un esempio calzante è offerto dagli spazi del Centro Bambi – Pediatria d’Urgenza dell’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, dedicato all’accoglienza di minori abusati e maltrattati, i cui ambienti sono stati umanizzati nel 2020. In un contesto come questo, il momento di accesso del bambino con un sospetto di maltrattamento o abuso presso l’ambulatorio è un momento delicatissimo, da diversi punti di vista. La cornice in cui avviene l’incontro deve essere sia contenitiva delle angosce e dei vissuti del bambino, sia sufficientemente accogliente per favorire l’emergere della sua vita interiore; per tali motivi gli ambienti dell’attesa e del dialogo con il personale diventano quello spazio relazionale in cui è possibile essere ascoltati in una situazione di tranquillità e di fiducia negli adulti, per permettere alla sofferenza di manifestarsi. L’intervento di Umanizzazione pittorica doveva quindi rispettare la funzione di questo luogo, per accompagnare e sostenere le emozioni dei minori e degli operatori socio-sanitari, utilizzando colori sommessi e immagini poco invadenti, che non contaminassero in alcun modo l’esplicitarsi del vissuto dei minori ma che lo favorissero senza porvi ostacoli. [img 9 Centro Bambi – Regina Margherita Torino]

In conclusione, possiamo ricordare che già nel 1986 l’OMS aveva definito la salute come uno stato di benessere che deriva dall’equilibrio tra fattori fisici, psichici, sociali e ambientali; in quest’ottica, il miglioramento delle caratteristiche degli ambienti di cura rappresenta un argomento di crescente interesse scientifico e clinico e molti sono i campi di applicazione che necessitano di essere considerati in modo adeguato. Per questo motivo, verrà presto realizzato un testo che tratti il tema dell’Umanizzazione Pittorica® in sinergia con il Dipartimento di Psicologia di Bologna, in cui verranno rivisitati gli abstract delle diverse ricerche scientifiche, le testimonianze dei medici e dei pazienti insieme all’esperienza diretta del designer, per fornire utili strumenti in nuovi ambiti di applicazione.

Studi scientifici su ambienti ospedalieri riqualificati da interventi di Umanizzazione pittorica®, realizzati con questionari su campioni significativi di utenti, prima e dopo le installazioni.

Unità pediatrica ospedale Bufalini, Cesena: 

Monti F., Agostini F., Dellabartola S., Neri E., Bozievic L., Pocecco M. (2012), Pictorial intervention in a pediatric hospital environment: Effects on parental affective perception of the unit, in “Journal of Environmental Psychology”, n. 32, pp. 216-224.

Journal homepage: www.elsevier.com/locate/jep

Radiologia senologica, Ospedale Mangiagalli, Milano:

Agostini F., Neri E., Sfondrini M.S., Pedilarco S., Galotti S., Monti F., Minelli M. (2018), Percezione delle qualità affettive ambientali e livello di stress in Radiologia Senologica: effetto di un intervento di umanizzazione pittorica, in “Psicologia della salute”, n. 3, Franco Angeli, pp. 95-113.

 

(redattrice Tiziana Marchesi)

 

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