Long COVID: perché alcune persone si ammalano mesi dopo il virus?

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Parallelamente alla nuova ondata di contagi da COVID-19 che da diverse settimane sta investendo molti paesi, si è tornato a parlare di immunità di gregge quale possibile soluzione alla pandemia, ma “lasciare che il virus si diffonda tra i giovani, che hanno meno probabilità di morire per COVID-19, potrebbe portare a conseguenze devastanti”, afferma Jessica Hamzelou in un recente articolo di New Scientist (1). “Le stime suggeriscono che potrebbero già esserci milioni di persone in tutto il mondo che convivono con ‘long COVID’, quella che sembra essere una sindrome debilitante che segue l’infezione da coronavirus”.

I sintomi che si manifestano maggiormente

Non esiste ancora una definizione clinica ufficiale di “long COVID” prosegue la giornalista di New Scientist, ma un numero crescente di persone riferisce sintomi che possono durare per mesi. “Vengono spesso menzionati dolori toracici prolungati, mancanza di respiro e affaticamento. Alcune persone subiscono danni permanenti al cuore e ai polmoni e presentano coaguli di sangue che possono causare gonfiore o ictus”.

“Tutti soffrono di stanchezza e mal di testa: questo è praticamente universale”, afferma Tim Spector, docente di epidemiologia genetica del King’s College di Londra, che ha analizzato attraverso l’app Covid Symptom Study i sintomi di oltre 4 milioni di pazienti (utenti dell’app) provenienti da Regno Unito, Stati Uniti e Svezia. Anche la mancanza di respiro e la perdita dell’olfatto e del gusto sono tra i sintomi a lungo termine più comunemente osservati tra gli utenti dell’app, sebbene ne siano stati segnalati molti altri. “Le persone hanno eruzioni cutanee, febbre, perdita di capelli, formicolio, dolori muscolari, diarrea (…)”, afferma Spector.

Poiché esiste una gamma così ampia di sintomi, non è ancora chiaro se il “long COVID” si esprima in una singola sindrome o in molte condizioni. Ad esempio, due recenti rapporti dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDCs) suggeriscono che alcuni adulti sviluppano una sindrome infiammatoria multisistemica, esito già osservato nei bambini. Non tutti gli adulti che sviluppano questa sindrome avevano condizioni di salute preesistenti e molti continuano a risultare negativi per COVID-19 prima di sviluppare sintomi. 

Effetti a medio termine dell’infezione da SARS-CoV-2: un preprint dell’Università di Oxford

Betty Raman, cardiologa e ricercatrice dell’Università di Oxford, e i suoi colleghi del National Institute for Health Research (NIHR) Oxford Biomedical Research Centre (BRC) hanno pubblicato su medRxiv un articolo in preprint per approfondire gli effetti a medio termine della COVID-19 sugli organi, sulla capacità di esercizio, sulla cognizione, sulla qualità della vita e salute mentale, aspetti ancora poco conosciuti. I ricercatori hanno esaminato 58 persone con COVID-19, moderato o grave. Le RM hanno rivelato anomalie dei tessuti nei polmoni del 60% dei pazienti, nei reni del 29%, nel cuore del 26% e nel fegato del 10%. A 2-3 mesi dall’esordio della malattia, la mancanza di respiro persistente era una caratteristica per il 64% delle persone e il 55% aveva una stanchezza significativa (2). I ricercatori concludono che “una percentuale significativa di pazienti COVID-19 dimessi dall’ospedale sperimenta sintomi continui di dispnea, affaticamento, ansia, depressione e limitazione dell’esercizio a 2-3 mesi dall’esordio della malattia. Sono comuni riscontri di risonanza magnetica polmonare ed extrapolmonare persistenti. Nei sopravvissuti al COVID-19, l’infiammazione cronica può essere alla base di anomalie multiorganiche e contribuire a una ridotta qualità della vita”.

Altre evidenze suggeriscono che gli effetti del “long covid” siano molto comuni

Uno studio pubblicato sul JAMA e condotto dai ricercatori del Dipartimento di geriatria della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma,  ha rilevato che, su 143 persone che erano state ricoverate in ospedale per COVID-19, solo il 12% non ha riportato sintomi 60 giorni dopo l’inizio della malattia. Più della metà dei partecipanti soffriva ancora di stanchezza e molti hanno riferito mancanza di respiro e dolori al petto e ai muscoli (3). Uno studio simile in Francia – pubblicato sul Journal of Infection – ha anche scoperto che la maggior parte delle persone che erano state ricoverate in ospedale con COVID-19 avvertivano ancora gli effetti mesi dopo. Circa 110 giorni dopo la comparsa dei primi sintomi, il 55% di un gruppo di 120 individui soffriva di stanchezza. Circa un terzo ha anche segnalato una perdita di memoria (4).

Dall’Ospedale universitario di Francoforte in Germania proviene uno studio pubblicato sul JAMA Cardiology, in cui Valentina O. Puntmann e colleghi hanno valutato l’infiammazione del cuore in 100 persone che si erano recentemente riprese da COVID-19 acuto (5). I ricercatori hanno scoperto che 78 individui mostravano segni di infiammazione e danno cardiaco, compresi quelli che avevano solo sintomi lievi. Una risonanza magnetica del cuore di un uomo, ad esempio, ha mostrato “gravi anomalie” 67 giorni dopo la sua diagnosi ufficiale, nonostante avesse sperimentato solo una perdita dell’olfatto e del gusto e una lieve febbre per due giorni.

Chi sono i pazienti più a rischio di sviluppare sintomi a lungo termine?

Gli studi che si sono concentrati su persone che sono state ricoverate in ospedale con COVID-19 – riporta New Scientist – suggeriscono che i sintomi duraturi sono più comuni in coloro che avevano una malattia iniziale più grave, in particolare quelli che hanno richiesto un trattamento in un’unità di terapia intensiva.

Ma ci sono molte segnalazioni aneddotiche di persone che sono guarite bene da malattie gravi e altre che hanno sviluppato una malattia duratura dopo casi molto più lievi. “Ci sono molte variazioni individuali”, afferma Louise V. Wain, del gruppo di epidemiologia genetica del Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università di Leicester (UK), che sta conducendo uno studio sugli esiti di salute a lungo termine delle persone ricoverate in ospedale con COVID-19. “Potrebbe essere dovuto a condizioni preesistenti che avevano o allo stile di vita, potrebbe essere correlato al trattamento che hanno avuto, o potrebbe essere correlato alla loro genetica” spiega Wain.

“Riceviamo molte segnalazioni di persone che erano molto attive fisicamente”, afferma Nisreen Alwan dell’Università di Southampton, Regno Unito. “Non sappiamo ancora se ci sia una ragione per questo, o se i giovani che hanno meno probabilità di sviluppare casi gravi di COVID-19 acuto siano più inclini a ‘long COVID’”, afferma la giornalista di New Scientist. “È anche possibile che le persone più giovani e più sane notino di più i loro sintomi perché ‘non possono davvero fare nessuna delle cose che erano in grado di fare’, secondo Alwan, ma non sappiamo ancora chi sia più vulnerabile”.

 

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Quei sintomi persistenti. Il long Covid nelle cure primarie

 

Bibliografia

  1. Hamzelou J. Long covid: Why are some people sick months after catching the virus? New Scientist, 28 ottobre 2020.
  2. Raman B, Cassar MP, Tunnicliffe EM, et al. Medium-term effects of SARS-CoV-2 infection on multiple vital organs, exercise capacity, cognition, quality of life and mental health, post-hospital discharge. medRxiv 2020.10.15.20205054.
  3. Carfì A, Bernabei R, Landi F, for the Gemelli Against COVID-19 Post-Acute Care Study Group. Persistent Symptoms in Patients After Acute COVID-19. JAMA 2020; 324: 603-5. doi:10.1001/jama.2020.12603
  4. Garrigues E, Janvier P, Kherabi Y, et al. Post-discharge persistent symptoms and health-related quality of life after hospitalization for COVID-19. J Infect 2020: S0163-4453(20)30562-4.
  5. Puntmann VO, Carerj ML, Wieters I, et al. Outcomes of Cardiovascular Magnetic Resonance Imaging in Patients Recently Recovered From Coronavirus Disease 2019 (COVID-19). JAMA Cardiol 2020 Jul 27: e203557.

 

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