Long-COVID e risposta autoimmune

Nuove ricerche mostrano che alla base della sindrome long-COVID ci potrebbe essere una risposta autoimmune.

Long-COVID.

Alcuni pazienti sviluppano una risposta immunitaria eccessiva contro l’infezione da coronavirus, dando luogo a quella che viene definita sindrome long-COVID (vedi, vedi e vedi).

Milioni di sopravvissuti al COVID-19 in tutto il mondo, anche quelli che hanno avuto una malattia lieve, stanno segnalando sintomi a lungo termine mesi dopo, tra cui annebbiamento, stanchezza persistente e danni ai polmoni, al cuore o ai reni.

Uno studio pubblicato su The Lancet ha esaminato le persone che avevano una avuto in forma grave la COVID-19 in Cina e ha scoperto che, sei mesi dopo, il 75% ha continuato a manifestare almeno un sintomo.

In pratica, una serie di nuovi studi suggerisce un’altra conseguenza insidiosa del coronavirus: l’infezione può innescare la produzione di anticorpi che attaccano erroneamente i tessuti del paziente invece del virus.

L’ultimo rapporto, pubblicato online questa settimana, suggerisce che i cosiddetti autoanticorpi possono persistere mesi dopo la risoluzione dell’infezione, forse causando danni che non sono al momento quantificabili.

Se altri studi confermassero la scoperta, potrebbero spiegare alcuni dei sintomi persistenti nelle persone che sono guarite dalla COVID-19. La sindrome, a volte indicata come long-COVID, può includere demenza, annebbiamento e dolori articolari.

Gli autoanticorpi non sono una novità per la scienza: sono gli elementi del sistema immunitario “fuorviati”, legati a malattie debilitanti come il lupus e l’artrite reumatoide, che insorgono quando il corpo attacca i propri tessuti.

Lo studio è in fase iniziale e gli autori stessi hanno sollecitato cautela nell’interpretarne i risultati.

Il corpo contro se stesso.

Prove crescenti suggeriscono che l’autoimmunità può svolgere un ruolo nella fisiopatologia dell’infezione da SARS-CoV-2 durante le fasi della malattia sia acuta sia long COVID.

Tuttavia, non è stata ancora riportata una valutazione degli anticorpi autoimmuni nei pazienti convalescenti con SARS-CoV-2.

I risultati delle revisioni supportano gli studi esistenti che suggeriscono l’induzione delle risposte autoimmunitarie durante la COVID-19 acuta e grave con evidenza di iperattivazione generale delle cellule B. Inoltre, tra gli individui convalescenti fino a sette mesi dopo l’infezione si nota frequentemente un potenziale inizio o persistenza dell’immunità autoreattiva senza grave malattia iniziale. Questi risultati mostrano l’importanza di ulteriori indagini sull’autoimmunità durante l’infezione da SARS-CoV-2 e il suo ruolo nell’insorgenza e nella persistenza delle sequele post-acute di COVID-19.

Il problema andrà valutato e circoscritto con la massima cautela in quanto gli autoanticorpi, una volta attivati, saranno una parte permanente del sistema immunitario della persona.

Fonti.

https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2021.01.21.21249176v1

https://www.nytimes.com/2021/01/28/health/coronavirus-antibodies-immunity.html

https://www.axios.com/long-covid-patients-researchers-symptoms-d41e1b63-063b-47f2-a545-9939168daaa3.html

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter