migranti

L’impatto della pandemia sulla popolazione di migranti

Pubblicato il Dossier Statistico Immigrazione 2020, che fa un quadro complessivo dell’impatto della pandemia COVID-19 sulla situazione già precaria della popolazione dei migranti.

Migrazioni e malattie.

Il Dossier Statistico Immigrazione 2020 (vedi), realizzato dal Centro Studi e Ricerche IDOS in partenariato con il Centro Studi Confronti (presentato il 28 ottobre 2020) dà un quadro completo del fenomeno delle migrazioni alla luce dell’attuale pandemia, descrivendone l’impatto sia sanitario sia socioeconomico.

Gli ultimi saranno i primi.

Uno degli aspetti sanitari più evidenti dall’analisi dei ricercatori, che hanno studiato l’impatto sanitario della pandemia sulle popolazioni migranti attraverso i dati della sorveglianza dell’ISS, è che già nella prima fase della pandemia la curva epidemica di COVID-19 tra gli stranieri presentava un ritardo di 8-10 giorni rispetto a quella della popolazione italiana, con associata una maggiore frequenza di ospedalizzazione (e quindi di livello di gravità clinica). La spiegazione più probabile al riguardo è che gli stranieri vadano incontro a un ritardo di diagnosi dovuto a un ricorso posticipato ai servizi sanitari, dovuto a diversi fattori socioeconomici e culturali. Sembra anche che la pandemia non abbia colpito nella stessa misura le diverse comunità di stranieri, probabilmente in relazione al tipo di occupazione prevalente.

L’impatto economico e sociale.

Sono anche altri i fattori importanti messi in luce dal rapporto IDOS (vedi).

In primo luogo, l’emergenza ha evidenziato l’inadeguatezza degli strumenti contenitivi all’interno della comunità europea: provvedimenti come la chiusura dello spazio Schengen, il blocco dei voli e le restrizioni sui movimenti hanno avuto un fortissimo impatto sia su alcune economie specifiche sia sugli stessi migranti coinvolti. Inoltre, è emerso che oltre il 30% degli immigrati in età lavorativa sono classificati come key worker (dato che sale sopra il 40% in Paesi come Francia e Danimarca), ovvero impiegati in servizi essenziali (sanità, assistenza, pulizie ecc.) fondamentali nel contesto della pandemia stessa.

In Italia, il Decreto Rilancio (decreto-legge n. 34 del 19 maggio 2020) ha previsto una sanatoria per gli immigrati attivi nei settori dell’assistenza, del lavoro domestico e dell’agricoltura, lanciata dal governo per venire incontro alle esigenze di cura dei familiari e di approvvigionamento alimentare del Paese. L’analisi di Gianfranco Schiavone (Associazione studi giuridici sull’immigrazione), evidenzia che a fronte di una platea di circa 621.000 lavoratori stranieri irregolari sono state presentate “solo” 207.000 domande. Il motivo è dovuto essenzialmente all’impostazione della norma, basata principalmente sulla volontà del datore di lavoro, e all’esclusione di settori come la ristorazione, il magazzinaggio, il commercio ecc.

Braccia regalate all’agricoltura.

Al lavoro dei migranti nel settore agricolo (stimati in 450 mila unità) è dedicato un saggio di Marco Omizzolo (Eurispes) da cui emerge il peggioramento delle loro condizioni. Durante l’emergenza COVID si è registrato un aumento del 15-20% di lavoratori stranieri (40-45 mila persone), un peggioramento delle condizioni lavorative, un incremento dell’orario di lavoro (oscillante tra 8 e 15 ore giornaliere) e del numero (20%) di ore lavorate e non registrate, e un peggioramento della retribuzione. La pandemia è dunque diventata un pretesto di sfruttamento delle categorie svantaggiate alimentando la solita “guerra tra poveri” tipica del settore agricolo.

Cooperazione domestica.

Nel saggio sul lavoro domestico ai tempi del coronavirus, scritto da Andrea Zini (Assindatcolf), si sottolinea come sono stati 13 mila i posti di lavoro persi in questo settore, che totalizza 850 mila lavoratori, in massima parte immigrati, in parte perché il maggiore tempo a casa delle famiglie ha ridotto la domanda, in parte perché il minor reddito di molti ha portato a una riduzione delle risorse disponibili.

Il danno e la beffa.

Dall’insieme dei lavori raccolti nel dossier, come riassunto da Elena D’Angelo del Rissc (Research centre on security and crime), risulta che le popolazioni di migranti stanno pagando lo scotto più alto sul piano socioeconomico e sanitario, con la tragica beffa dell’aumento degli episodi di razzismo perpetrati contro i cosiddetti “untori stranieri”.

Fonti.

https://www.epicentro.iss.it/migranti/dossier-statistico-immigrazione-2020-pandemia

https://drive.google.com/drive/folders/1NT04GuPa8YAzlAkuG-xZGZiS5Cy_SqYB

Photo by Daniel Schludi on Unsplash

Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter