L’Europa è al secondo lockdown. Ma qual è il piano a lungo termine?

di Maria Rosa De Marchi

È troppo presto per dire se il COVID-19 sarà un fenomeno stagionale come l’influenza. Nel frattempo, l’inverno è alle porte nell’emisfero boreale e dagli esperti arriva l’avvertimento che la pandemia causata dal SARS-CoV-2 è probabilmente destinata a peggiorare. Ne parlava Nature a metà ottobre, cercando di raccogliere le evidenze scientifiche emerse finora.

SARS-CoV-2: stagionalità sotto esame

La stagionalità dei virus è guidata da diversi fattori, come le caratteristiche dei virus – alcuni non preferiscono condizioni di caldo e alta umidità – e il comportamento delle persone. Esperimenti di laboratorio hanno mostrato che il SARS-CoV-2 preferisce condizioni di freddo e secco, al riparo della luce solare. Ad esempio, radiazioni ultraviolette artificiali possono inattivare le particelle di virus su superfici o in aerosol, specialmente a temperature di 40°. In inverno la temperatura delle case è attorno ai 20°, l’aria è secca e gli ambienti interni sono poco ventilati, condizioni abbastanza favorevoli alla stabilità virale.

Per studiare la stagionalità dei virus, normalmente vengono studiate le variazioni nel corso dei diversi periodi dell’anno e nel corso di più anni, in una singola località o zona del mondo. In assenza di dati precedenti sul nuovo virus, i ricercatori stanno provando a studiare il contribuito delle variazioni climatiche alla trasmissione del SARS-CoV-2 analizzando i tassi di infezione in diverse parti del mondo.

Uno studio, pubblicato il 13 ottobre che ha analizzato la diffusione del SARS-CoV-2 nei primi 4 mesi della pandemia (prima che la maggior parte dei Paesi introducesse controlli) ha evidenziato che l’infezione era più veloce nelle zone con meno luce UV, con una diminuzione dei casi in estate e un aumento in inverno.

Separare il contribuito ambientale da quello umano

Anche conoscendo dati più precisi sul virus, continua l’articolo, è ancora complicato distinguere gli effetti della stagionalità dal contributo dato dal comportamento umano alla diffusione del virus. Nel frattempo, molti governi stanno intervenendo proprio su questa variabile implementando diversi gradi di misure di lockdown per cercare di rallentare la pressione sui sistemi sanitari. L’Europa, nel corso delle ultime settimane, è stata colpita da una nuova ondata di contagi. Il vecchio continente ha superato gli Stati Uniti nel numero di casi per singolo abitante: la scorsa settimana è stata teatro di metà dei circa 3 milioni di casi riportato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Piani a lungo termine

Quali sono però i piani a lungo termine? Un articolo su ScienceMag prova a far chiarezza sulla drammatica situazione. La scienza indica un lockdown come inevitabile se l’Europa vuole evitare il collasso dei sistemi sanitari. Dal momento che un vaccino sembra ancora lontano, l’inverno del 2020 sembra destinato a vedere l’impiego di un numero imprecisato di misure ristrettive, con un pattern a zig-zag, che potrebbe compromettere in modo permanente il tessuto economico. Il lockdown era inizialmente sembrato uno strumento drastico, quando era stato adottato per la prima volta dalla provincia dell’Hubei, il 23 gennaio scorso: si è anche dimostrato eccezionalmente efficace, elemento che ha spinto anche altri Paesi nei mesi successivi a adottare la misura, con gradi diversi di intensità.

L’Europa ha adottato una strategia di gestione della pandemia maggiormente basata sui dati scientifici rispetto agli Stati Uniti, ma non ha approfittato della stagione estiva per puntare all’azzeramento dei casi, ritrovandosi ora in una difficile situazione dal punto di vista della tenuta dei sistemi sanitari.

In Italia, tramite la pagina Facebook, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) chiede un lockdown esteso a tutto il territorio nazionale alla luce dei dati, soprattutto quelli sui ricoveri in ospedale e nelle terapie intensive. Il presidente Filippo Anelli, ai microfoni di Gr2 Rai, ha inoltre evidenziato la carenza di medici specialisti, mentre 23000 medici laureati sono in attesa di potersi specializzare.

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