Braccia delle donne

Le donne e i danni della pandemia

È appena passato l’8 marzo e può essere l’occasione per riflettere come le vittime economiche della pandemia siano soprattutto le donne.

Professioni fragili.

Proprio ora che il Governo proclama che la pandemia richiede nuove professionalità (vedi), fatto che i maligni potrebbero vedere come una facile scappatoia per lavarsi le mani di quelle “vecchie” che non riescono ad adattarsi, escono i dati sui danni economici che la pandemia ha fatto nel settore dell’impiego e delle condizioni economiche femminili (vedi).

Secondo l’indagine IPSOS per WeWorld, organizzazione italiana che difende da 50 anni i diritti di donne e bambini in 27 Paesi del mondo inclusa l’Italia, sono le madri disoccupate le principali “vittime economiche” della pandemia: una donna su due ha visto peggiorare la propria situazione economica e una lavoratrice su due ha paura di perdere il proprio posto di lavoro.

Ai margini.

La situazione denunciata peggiora nella fascia d’età 24-35 anni, e, commenta il Presidente di WeWorld, Marco Chiesara: “Questa stessa percezione arriva dai nostri operatori e operatrici sul campo, che lavorano in diverse città italiane a supporto di donne e bambini, e dalle tante richieste di aiuto arrivate: donne lasciate sole, a far fronte a un carico enorme dal punto di vista familiare, professionale e psicologico. Questa situazione ha accomunato tutte le donne italiane, ma diventa drammatica se si guarda alle aree più marginali e alle periferie, da Nord a Sud: è da qui che bisogna partire, con urgenza, per invertire la rotta”.

Perdere il lavoro.

“Un dato che accende diverse spie di allarme è quello per cui il 60% delle donne non occupate con figli dichiara di aver avuto nella pandemia una significativa riduzione del proprio reddito”, aggiunge Elena Caneva, Coordinatrice del Centro Studi di WeWorld “Il che ci segnala da un lato una preoccupante dipendenza economica dal partner di una parte di loro, dall’altra un forte impatto della pandemia sul lavoro sommerso, soprattutto quello di cura e assistenza domestica tra chi oggi non ha un’occupazione. Oltre alle implicazioni pratiche, i dati raccontano un impatto devastante sulle relazioni sociali e sull’autopercezione delle donne: perdere l’autostima e la voglia di vivere mina tutti i pilastri fondamentali per costruire una vita sana e dignitosa per sé e per i propri figli. Bisogna agire subito, affinché l’esclusione economica e sociale e l’assenza di prospettive non diventi condizione permanente per migliaia di donne nel nostro Paese”.

Al di là del lavoro sommerso, anche sul piano dell’occupazione regolare le cose non sono rosee: secondo i dati Istat, su 101mila nuovi disoccupati nel dicembre 2020, 99mila sono donne. La pandemia ha allargato il problema della disparità di genere colpendo le professionalità più vulnerabili e mostrando quanto sia sbilanciato e penalizzante il gnere femminile il mondo del lavoro italiano (vedi). Le donne trovano impiego soprattutto nei settori che più di tutti stanno vivendo la crisi, come quello dei servizi, della ricettività, della ristorazione e quello dell’assistenza domestica, spesso con contratti poco sicuri e stabili, come il part-time. Per questo oggi sono le prime vittime per eccellenza dei tagli all’occupazione, un fenomeno a cui nemmeno il blocco dei licenziamenti quando c’è stato è riuscito a mettere un freno.

Fonti.

http://www.vita.it/it/article/2021/03/02/sono-donne-le-principali-vittime-economiche-della-pandemia/158523/

https://it.notizie.yahoo.com/patto-per-una-nuova-pa-112339031.html

https://www.wired.it/economia/lavoro/2021/02/02/istat-lavoro-donne-pandemia-disoccupazione/?refresh_ce=

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