La produzione mondiale di vaccini contro covid-19. Una corsa ad ostacoli

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

I primi cento giorni sono una data importante. A gennaio Tedros Adhanom Ghebreyesus, a capo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), aveva lanciato l’appello di solidarietà affinché entro cento giorni dall’inizio dell’anno, il 10 aprile, partisse la vaccinazione di massa contro il covid-19 in tutto il mondo. Joe Biden aveva promesso cento milioni di inoculazioni ai cittadini statunitensi entro i primi cento giorni del suo governo, ma il traguardo lo ha raggiunto con un largo anticipo e si prefissato di tagliare il traguardo dei duecento milioni di persone entro i cento giorni. Ed entro cento giorni dall’inizio dell’anno il mondo intero dovrebbe aver prodotto un miliardo di dosi di vaccini, secondo le previsioni società di analisi dei dati Airfinity.

Quanti vaccini servono

“Ma il mondo ha bisogno di miliardi di dosi di vaccini, e il più velocemente possibile”, scrive la giornalista scientifica Aisling Irwin su Nature. Supponendo due dosi a persona sono necessari circa 11 miliardi di dosi per poter vaccinare il 70% della popolazione mondiale e raggiungere l’auspicata immunità di gregge. “Le aziende affermano che potrebbero produrre abbastanza vaccini per immunizzare la maggior parte della popolazione mondiale entro la fine del 2021. Ma questo non tiene conto dei ritardi politici nella distribuzione, come i Paesi che impongono controlli sulle esportazioni, o che la stragrande maggioranza delle dosi andrà a Paesi più ricchi”. Secondo i ricercatori del Duke’s Global Health Innovation Center, gli Stati ad alto e medio reddito, pari a un quinto della popolazione mondiale, hanno acquistato circa 6 miliardi di dosi; ma le nazioni a reddito medio-basso si sono assicurati solo circa 2,6 miliardi.

La prima domanda alla quale la giornalista prova a rispondere è quanti vaccini si potrebbero produrre nel mondo e in quali tempi. La capacità di produzione delle aziende del farmaco – spiega – non sono rese note ma da più fronti si prospetta una crescita esponenziale. Entro la fine dell’anno si produrranno 9,5 miliardi dosi secondo le stime di Airfinity o addirittura 12 miliardi secondo un’analisi del Global Health Innovation Center della Duke University di Durham. A meno di incidenti di percorso.

“Le catene di approvvigionamento potrebbero interrompersi e i Paesi potrebbero minacciare di bloccare le esportazioni di vaccini”, spiega Andrea Taylor della Duke University.  La produzione e il confezionamento di un vaccino significano infatti assemblare più di 200 componenti diverse tra di loro e spesso prodotti in luoghi diversi. È sufficiente un intoppo nella produzione e/o esportazione delle fiale o dei filtri, per esempio, per interrompere l’intero processo. Ma possibili colli di bottiglia sono prevenibili secondo Martin Friede, capo dello sviluppo dei vaccini presso l’OMS, a Ginevra.

Collaborazioni straordinarie tra aziende

Le aziende che normalmente sarebbero in competizione stanno lavorando insieme a ritmo serrato, spiega il giornalista commentando che un tale grado di collaborazione tra le multinazionali non ha precedenti. Per esempio “la Merck, con sede a Kenilworth, New Jersey, sta producendo vaccini per la concorrente Johnson & Johnson nel New Brunswick.  GSK con sede a Londra e Novartis a Basilea, in Svizzera, stanno producendo rispettivamente 100 milioni e 250 milioni di dosi di un vaccino per Curevac, con sede a Tubinga, in Germania”.

Ancora: AstraZeneca ha preso accordi con ben 25 aziende in 15 Paesi – tra cui Serum Institute of India di Pune – per produrre 2,9 miliardi di dosi. BioNTech ha commissionato alla sede parigina di Sanofi la produzione in fase avanzata di 125 milioni di dosi del vaccino Pfizer-BioNTech. Sanofi ha anche un contratto per riempire e confezionare milioni di dosi di questo vaccino. La Johnson & Johnson ha firmato un contratto con l’azienda produttrice di vaccini Aspen Pharmaceuticals del Sud Africa a Durban. Gli esempi concreti non mancano.

Ma anche queste soluzioni non bastano. L’intero sistema si è trovato impreparato a dover gestire e sostenere una produzione così massiccia e in tempi rapidi soprattutto per prodotti “nuovi” come i vaccini a mRna di Pfizer/ BioNTech e Moderna. Paradossalmente questi vaccini sono più semplici da produrre, ma aumentare il volume di prodotto è complicato, perché manca di fatto personale qualificato. “È molto difficile trovare persone addestrate e anche capaci” spiega a Nature l’ingegnere Zoltàn Kis del Future Vaccine Manufacturing Hub dell’Imperial College di Londra. A questo si aggiunge la carenza delle componenti del vaccino a mRna, quali nucleotidi ed enzimi, che vengono prodotti da poche aziende e non in numero sufficiente per garantirne in tempi  rapidi una fornitura globale, oppure il problema dei diritti di proprietà intellettuale.

L’ostacolo della proprietà intellettuale

Già lo scorso ottobre, l’India e il Sud Africa avevano chiesto all’Organizzazione Mondiale del Commercio di sospendere temporaneamente alcuni diritti di proprietà intellettuale su strumenti e tecnologie mediche Covid-19 fino al raggiungimento dell’immunità di gregge. Questa proposta è stata sostenuta da un centinaio di Paesi e diverse organizzazioni no profit, scrive Aisling Irwing. “I fautori sostengono che la rinuncia consentirà ai governi e ai produttori di organizzare congiuntamente un aumento della fornitura di vaccini. Senza una rinuncia temporanea ai diritti di proprietà intellettuale, affermano che i Paesi più poveri continueranno a dipendere dalla carità di quelli più ricchi e dalle loro industrie farmaceutiche”.

La proposta India-Sud Africa – ancora in discussione – non viene però appoggiata dall’Unione Europea, dagli Stati Uniti, dal Regno Unito e da molte grandi aziende farmaceutiche, secondo cui le  deroghe ai diritti di proprietà intellettuale non sono necessarie, e nemmeno desiderabili per i vaccini contro Covid-19. A differenza di altri medicinali i vaccini richiedono un processo biologico complesso che prevede più fasi di controllo della qualità e la tecnologia, almeno per quanto riguarda il vaccino a mRNA, non è ancora così robusta.

Da parte sua l’OMS sta sostenendo il cosiddetto “trasferimento tecnologico coordinato”: le università e i produttori concedono in licenza i loro vaccini ad altre aziende attraverso un meccanismo globale coordinato dall’OMS, che faciliterebbe anche la formazione del personale presso le aziende destinatarie e coordinerebbe gli investimenti in infrastruttura. L’OMS afferma che questo approccio è più coerente e trasparente degli accordi di trasferimento tecnologico una tantum come quello tra AstraZeneca e Serum Institute.

Un imperativo morale

La grande impresa della vaccinazione di massa su scala globale è appena iniziata e i giorni passano.  “A gennaio, ho detto che il mondo era sull’orlo di un catastrofico fallimento morale, se non si fossero prese misure urgenti per garantire un’equa distribuzione dei vaccini”, ha ricordato questa settimana Tedros Adhanom Ghebreyesus.

Prendere misure urgenti per garantire un’equa distribuzione dei vaccini era, e continua ad essere, un imperativo morale. A cento giorni dall’inizio dell’anno le sfide da affrontare sono molte, e altrettanto gli ostacoli da superare.

 

Fonte

Irwin A. What it will take to vaccinate the world against Covid-19. Nature, 25 marzo 2021.

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