La più grande indagine sull’integrità della ricerca rischia di naufragare

Sono proprio le università a rischiare di fare naufragare la più grande ricerca multidisciplinare sull’integrità della ricerca scientifica: per paura di una cattiva pubblicità si rifiutano di partecipare al sondaggio.

Integrità scientifica.

C’è stato un tempo in cui le università erano la culla del libero pensiero scientifico, della critica al metodo, delle speculazioni meno ortodosse. Un tempo lontano che oggi è ancora più distante come dimostrerebbe la notizia che la più grande indagine multidisciplinare del mondo sull’integrità della ricerca rischia di non raggiungere gli obiettivi poiché i due terzi delle istituzioni invitate hanno rifiutato di collaborare, citando la sensibilità dell’argomento e temendo una pubblicità negativa.

L’indagine, da 800.000 euro, “Dutch National Survey on Research Integrity” (vedi) era ambiziosa, tuttavia il sondaggio si chiuderà il 7 dicembre, e il team ha raccolto risposte da meno del 15% dei 40.000 partecipanti interpellati.
Anni di sforzi.
Lex Bouter, che studia metodi di ricerca e integrità presso la Libera Università di Amsterdam (VU), ha iniziato a pianificare il sondaggio nel 2016 per affrontare la mancanza di dati su pratiche di ricerca discutibili e cattiva condotta scientifica. Lo studio avrebbe coinvolto tutti gli accademici che lavorano nei Paesi Bassi indagando metodi di ricerca, ma anche abitudini di lavoro, pressioni e altri aspetti della vita accademica. Bouter, egli stesso ex rettore della VU, ha assicurato ai capi di altre università che l’indagine non avrebbe generato una classifica istituzionale di comportamento scorretto.
Ma in una riunione nel dicembre 2019, alcuni rettori universitari hanno sostenuto che un sondaggio non sarebbe stato adatto a un argomento così delicato, ricorda Bouter. Altri hanno trovato l’indagine troppo incentrata su comportamenti scorretti, come la falsificazione dei dati o la selezione dei risultati, risultando sbilanciata e preconcetta.
Alla fine, cinque delle 15 università dei Paesi Bassi hanno accettato di collaborare, a condizione che avessero potuto avere voce in capitolo sulla configurazione e il contenuto del sondaggio. Il questionario è stato ampliato per includere più domande su pratiche scientifiche desiderabili come la condivisione dei dati e la scienza aperta. Dopo i cambiamenti, i presidenti delle cinque università partecipanti hanno tentato senza successo di convincere gli altri a partecipare.

Scuse accademiche.
I rettori chiamati in causa si sono giustificati di fronte al mondo accademico sostenendo che la ricerca fosse metodologicamente debole, o inutile per la politica futura, e non che il problema fosse la delicatezza dell’argomento.

Secondo i ricercatori, però, le istituzioni si preoccupavano della cattiva pubblicità, e il sondaggio, dopo le ulteriori integrazioni, era divenuto il più accurato e completo sull’argomento.
Dopo il 7 dicembre, la squadra di ricerca dovrà determinare quanto sia rappresentativo il campione. Bouter si aspetta che avrà comunque valore.

“Sono un po’ deluso dal procedimento, ma con oltre 5000 sondaggi completati questo è ancora il sondaggio più ampio finora.”

Fonti.

https://www.sciencemag.org/news/2020/11/largest-ever-research-integrity-survey-flounders-universities-refuse-cooperate

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