Congo

La pandemia silenziosa nel continente Africano

Vi sono prove di una possibile sottostima del SARS-CoV-2 in Zambia, che gettano nuova luce sullo sviluppo della pandemia nel continente africano.

Difficoltà di tracciamento.

È un anno ormai che siamo abituati a seguire l’andamento della pandemia COVID-19 attraverso bollettini diramati da tutti i media di comunicazione. A parte alcuni dubbi sui metodi di rilevamento, le differenze regionali e nazionali e i periodici intoppi legati alle domeniche e alle festività, in Europa possiamo dire di avere un monitoraggio sostanzialmente efficace della diffusione della malattia.

Questo non avviene per il continente africano.

Nonostante, per logica, all’inizio della pandemia ci si aspettasse un pesante carico di mortalità in Africa, i dati più recenti suggeriscono che in Africa si siano verificati 62504 decessi con COVID-19: meno della metà di quanto previsto dai modelli più ottimistici. Sono state ipotizzate varie ragioni per il modesto impatto della pandemia in Africa, inclusi i dati demografici della popolazione più giovane, misure rapide di quarantena precoce e preesistenti immunità. Il contributo relativo di questi fattori, però. non è noto (vedi).

Tamponi post-mortem.

In realtà, l’apparente resistenza delle popolazioni africane alla malattia sarebbe dovuta alla sottostima dei casi reali, dovuta alla difficoltà di tracciamento, e alla sostanziale indisponibilità di tamponi e dati.

Non potendo aspettarci di uniformare magicamente i sistemi sanitari del continente con quelli, per esempio, europei per poter confrontare i dati, per gli ambienti con risorse limitate vi è la necessità di metodi convenienti per tenere traccia della pandemia e monitorare l’impatto degli interventi di salute pubblica. Laddove la gestione clinica dei casi rimane invariata, la mortalità COVID-19 resta l’indicatore più efficace per tracciare, approssimativamente, l’incidenza della malattia nel tempo.

Uno studio sui tamponi nasofaringei post mortem per la sindrome respiratoria acuta grave da coronavirus 2 (SARS-CoV-2), fornisce un modo semplice, ma pratica per monitorare l’andamento della pandemia in Zambia.

Il caso dello Zambia.

Mwananyanda e colleghi (vedi) hanno sottoposto a screening i tamponi nasofaringei post mortem raccolti dal 10% di tutti i decessi riportati all’obitorio dell’Ospedale universitario di Lusaka, Zambia, tra giugno e settembre 2020. Hanno riscontrato che il 19,2% era positivo per SARS-CoV-2 mediante reazione a catena della polimerasi della trascrittasi inversa (RT-PCR). La maggior parte dei campioni positivi proveniva da persone che erano morte nella comunità urbana e non erano state diagnosticate affette da COVID-19 prima della morte. Inoltre, solo il 32% di coloro che erano risultati positivi e che erano morti in ospedale sono stati testati prima di morire. Un’alta percentuale di casi positivi erano bambini (10%).

Le comorbidità riportate tra tutti i decessi con COVID-19 includevano tubercolosi (31%), ipertensione (27%), HIV / AIDS (23%), abuso di alcol (17%) e diabete (13%). Si tratta di dati che trovano confronti con altri studi nel continente.

La conclusione più significativa degli autori, al di là dei limiti dello studio, ammessi da loro stessi, è che la diffusa trasmissione comunitaria della SARS -CoV-2 sia sottovaluta e molti casi e decessi di COVID-19 vengono persi o non vengono segnalati.

Prospettive future.

Sarebbe interessante confrontare i dati presentati coi risultati della compagna di autopsie nazionale su SARS-CoV-2 raccolti dallo Zambia National Public Health Institute (ZNPHI). Lo ZNPHI è l’organismo responsabile del coordinamento della risposta alla pandemia dello Zambia e dall’inizio della pandemia la sua politica ha richiesto il test covid-19 post-mortem per tutti i decessi avvenuti all’interno o all’esterno delle strutture sanitarie. La sua definizione più recente di morte COVID-19 è qualsiasi morte a seguito di una malattia clinicamente compatibile, a meno che non si possa accertare una chiara alternativa e una causa di morte non correlata.

Infine, sebbene siano riportate le prevalenze di comorbidità importanti, non è stato calcolato il grado in cui queste comorbidità potrebbero essere associate alla COVID-19 o ai risultati della RT-PCR. Gli autori stanno facendo ulteriori analisi per rispondere a questa domanda, e i risultati saranno di interesse per aiutare a informare la risposta alla pandemia in Zambia e altrove.

Fonti.

https://www.bmj.com/content/372/bmj.n457

https://www.bmj.com/content/372/bmj.n334

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