La lezione del morbillo e le vaccinazioni infantili

I NO-VAX sono un deragliamento della libertà d’espressione da sempre: forse possiamo imparare una lezione dalle campagne vaccinali del passato.

Morbillo e minori.

Su NEJM un recente articolo mostra i parallelismi tra morbillo e COVID-19 (vedi) in particolare per quanto riguarda la vaccinazione dei minori. Il morbillo è molto contagioso e ha esiti sostanzialmente innocui sui bambini, con rari casi gravi (vedi), mentre sugli adulti si manifesta in modo molto più complicato.

I vaccini non sono certo esenti da difetti, ma al momento sono la soluzione migliore per cercare di tornare ai modi di vivere di prima della pandemia. Per raggiungere l’agognata immunità di gregge, però, sarà necessario iniziare a progettare efficaci campagne vaccinali pediatriche. Da un lato, in questo modo si proteggeranno i bambini dai rari casi gravi acuti e post-acuti, dall’altro si proteggeranno le famiglie e i puericultori dal contagio.

Comunicazione.

Motivare i genitori a vaccinare i figli passa sicuramente attraverso una corretta informazione sulla sicurezza, inclusi studi incentrati sulla pediatria con monitoraggio continuo dopo l’approvazione, per monitorare potenziali esiti rari come la MIS-C (sindrome infiammatoria multisistemica) associata al vaccino, così come garantire un accesso giusto ed equo alla vaccinazione.

Si deve ridurre al minimo il rischio dei bambini, massimizzare le loro possibilità di tornare a scuola e mitigare gli effetti della pandemia sulle loro famiglie. Un altro passo, quindi, che servirebbe a fare sentire le famiglie meno isolate, sarebbe indirizzare le decisioni politiche verso i bisogni dei bambini, compreso il mantenimento delle scuole aperte e sicure, ma anche pianificare politiche flessibili per il congedo per malattia, ampio accesso ai test e sostegno finanziario per genitori, insegnanti e altri assistenti aiuterebbero a proteggere le famiglie in questo periodo di stress.

Esempi dal passato.

Le campagne di vaccinazione contro il morbillo possono offrire dati rilevanti sulle decisioni dei genitori in merito alla vaccinazione di bambini quando non credono che i piccoli siano a serio rischio; sulla fiducia, l’accesso e l’equità; sull’utilizzo di campagne educative e mandati di vaccinazione per promuovere gli obiettivi di salute pubblica; e su come la disinformazione mirata su un vaccino sicuro ed efficace possa mettere in pericolo la salute pubblica.

Il morbillo è così altamente contagioso che la sua diffusione, una volta, era quasi universale durante l’infanzia. Il Centers for Disease Control and Prevention (CDC) stima che prima che un vaccino fosse disponibile, i casi di morbillo degli Stati Uniti erano diversi milioni all’anno, con 400-500 morti, 48.000 ricoveri e 1000 casi di encefalite.

Con la scoperta del vaccino, nel 1963, sembrò possibile giungere alla scomparsa della malattia e negli Stati Uniti la cosa fu considerata una sorta di battaglia nazionale con grande coinvolgimento di massa. Tuttavia, il fatto che la malattia non fosse grave in sé per i bambini, portò a enfatizzare i rari casi di effetti collaterali e i medici stessi erano poco convinti della necessità del vaccino. La campagna vaccinale ebbe successo, ma la malattia non venne eradicata.

Con il vaccino morbillo-parotite-rosolia (MMR), autorizzato nel 1971, in sostituzione dei vaccini monovalenti per le tre malattie, il problema si ripropose, in quanto la parotite e la rosolia costituivano la stessa sfida nel convincere i genitori (e alcuni medici) a vaccinare i bambini contro malattie che non rappresentavano pericoli mortali per la maggior parte dei bambini. La campagna di sensibilizzazione era destinata direttamente ai bambini utilizzando “pubblicità progresso” televisive formulate dal dottor Vincent Guinée del Dipartimento della Sanità di New York City, che incitavano i bambini a essere protetti in modo da non diffondere il virus alle donne incinte che erano vulnerabili ai gravi effetti della rosolia; il messaggio ai bambini è stato così efficace che l’approccio è stato estrapolato per l’uso in altre campagne di salute pubblica.

Se le campagne contro il morbillo non hanno avuto un successo definitivo è anche colpa della più recente disinformazione che da un lato semina diffidenza nei confronti del vaccino, dall’altro rassicura sull’innocuità della malattia.

Politica e vaccini.

Per quanto riguarda la COVID-19, bisogna anche tenere conto del fatto che negli USA, e, in misura minore anche altrove, l’approccio alla malattia è stato politicizzato: vi sono partiti che promuovono politiche sanitarie più protettive e altri che semplicemente sminuiscono il problema.

Tuttavia, la storia del vaccino contro il morbillo ci ricorda che occorre fornire un accesso equo a informazioni chiare; che gli sforzi coordinati e sostenuti a livello federale sono essenziali; e che il dubbio, la sfiducia e la disinformazione possono minare vaccini sicuri ed efficaci e iniziative di salute pubblica meritevoli. La pianificazione per l’implementazione della vaccinazione SARS-CoV-2 richiede non solo l’elaborazione di dettagli su distribuzione, priorità e catena del freddo, ma anche strategie per raggiungere le persone che sono diffidenti, esitanti, dubbiose o decisamente contrarie.

Testimonial autorevoli e fidati possono aiutare a fornire verità e rassicurazione. E si devono considerare le lezioni dalle recenti epidemie di morbillo: non solo sul potere degli interventi legislativi, ma anche sul loro potenziale di seminare sfiducia se diffusi senza messaggi di salute pubblica attenti, sensibili e accurati.

Fonti.

https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMp2034765

https://sip.it/2020/11/28/su-53-bambini-affetti-da-mis-c-il-75-e-positivo-al-covid/

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