La gestione della pandemia agli Asili notturni 

Piero Digirolamo
Direttore Sanitario Asili Notturni 

Gli Asili Notturni Umberto l° di Torino sono da anni un punto fisso di riferimento per chiunque abbia bisogno di un aiuto.

La struttura, infatti, attraverso l’instancabile opera dei volontari, offre una mensa capace di sfornare circa 150 pasti caldi completi per sera, un dormitorio, ambulatori medici e dentistici all’avanguardia (anche per le cure ortodontiche riservate ai bambini in affido), oltreché  tutto ciò che può essere utile a chi non ha nulla, quindi dall’oculista al podologo, dal parrucchiere al servizio psichiatrico, dalla tutela legale alla distribuzione di vestiario e generi alimentari.

Tutto quanto erogato è totalmente gratuito per l’utente e viene finanziato dall’Ente integralmente con mezzi autonomi,  quindi senza nessun contributo esterno.

I servizi forniti sono di alta qualità grazie alla elevatissima professionalità dei volontari tra i quali annoveriamo molte figure di spicco nelle specifiche competenze

È interessante  analizzare la tipologia di persona che accede agli Asili.
Sino a pochi anni fa erano i veri homeless, cioè clochard o stranieri senza fissa dimora, mentre nel corso degli ultimi anni si è osservato un drammatico ampliamento della nostra utenza oggi rappresentata per oltre la metà da cittadini italiani classificati con un termine agghiacciante, come “nuovi poveri”, cioè persone che oltre alla casa, al lavoro ed all’indipendenza economica, hanno perso la dignità sociale.  
In tale contesto è quasi inevitabile conseguenza, che venga anche persa la possibilità/capacità di cura.

Riprova di quanto affermo ci viene dall’analisi delle nostre prestazioni ambulatoriali; siamo infatti passati da quella che possiamo definire “medicina di strada” (cioè volta alla cura della patologia respiratoria  invernale, delle patologie cutanee da scarsa igiene, delle patologie degenerative osteo-articolari o traumatiche), ad una richiesta di prestazioni polispecialistiche più articolate  di quanto si possa può vedere in un qualunque ambulatorio di medicina generale.

Troviamo infatti sempre di più diabetici scompensati, cardiopatici o poli-vasculopatici non curati, patologie neurologiche, dermatologiche o respiratorie croniche ingravescenti. Questo ha determinato la necessità di arruolare sempre nuovi specialisti nella nostra squadra per poter dare adeguate risposte di diagnosi e terapia.

Abbiamo anche portato avanti delle iniziative di ricerca e di screening sia sull’individuazione di malattie cardiache,  sia sulla diffusione della TBC e dell’ HIV tra la popolazione in disagio rilevando dati preoccupanti, specie alla luce del fatto che i nostri pazienti sarebbero sfuggiti a qualunque altro tipo di indagine statistico-epidemiologica mantenendo il loro status di “invisibili” per la nostra società.

E un “invisibile” è tale anche per i servizi offerti dal SSN, che di fatto sono preclusi a chi ha evidenza solo se viene girato il solito servizio giornalistico sul morto assiderato su una panchina in una rigida notte invernale, ma che “normalmente” può tentare di risolvere i propri bisogni di salute esclusivamente ricorrendo (molto sovente in modo improprio) al Pronto Soccorso.

Tutto ciò spiega la necessità di creare una sorta di Servizio Sanitario riservato per la cura della persona in senso lato, ma più specificamente per la cura delle patologie (tra cui in modo particolare quelle odontoiatriche) da offrire a chi vive in disagio.

Questa mission  la sentiamo forte e vibrante ed è il propellente che ci anima e ci dà il vigore necessario per continuare nella nostra fatica quotidiana. 

Il periodo che da diversi mesi stiamo vivendo, caratterizzato dalla pandemia da Covid-19, ha poi esacerbato tutte le già gravi difficoltà che i nostri utenti devono quotidianamente affrontare e ci ha portato inesorabilmente ad ampliare la nostra azione. 

In collaborazione con l’Assessorato al Welfare del Comune di Torino, nel febbraio scorso abbiamo riattivato, nel tempo record di una settimana, una vecchia RAA ormai in disuso , in via Ravenna a Torino, facendola diventare sede staccata degli Asili, capace di ospitare un totale di 40 persone tra singoli o nuclei famigliari per un totale di 40 persone con problemi di disagio sociale, psichico o abitativo anche con positività al Covid-19 (ovviamente con sintomi di basso impatto clinico) creando adeguate aree di isolamento stretto e quarantena.

All’interno della struttura,  sin dalla sua apertura, operano una decina di giovani medici neolaureati provenienti dal polo Universitario del San Luigi, i quali hanno dimostrato e continuano a dimostrare non solo ottima preparazione culturale e scientifica, ma anche speciali doti umane e di rapporto con il paziente.

Quindi se da un lato è stato ed è imperativo mantenere attivi tutti i nostri servizi  per non far mancare un importante punto di riferimento ai nostri utenti, dall’altro  abbiamo dovuto attivare procedure che, oltre all’attenzione per il distanziamento e l’uso imperativo di mascherine,  ci consentissero di mantenere Covid- free la nostra struttura.

Grazie alla nostra autonomia  gestionale e al know -how del nostro staff medico, ci siamo dotati sin da febbraio di tutti i DPI necessari per affrontare il lungo periodo di pandemia, abbiamo cominciato ad usare  sin dal marzo scorso i test sierologici per monitorare i nostri utenti ed i nostri operatori e negli ultimi tre mesi ci siamo dotati  anche di tamponi rapidi oltreché di macchinari destinati a dosare PCR ed IgM e IgG in modo quantitativo.

Queste metodiche ci hanno permesso di individuare tempestivamente soggetti positivi o malati che abbiamo prontamente segnalato e, nella maggior parte dei casi, quarantenato, isolato e curato sino a completa risoluzione del problema.

Inoltre abbiamo di fatto effettuato un valido tracciamento dei contatti sospetti tanto da rendere Covid-free una struttura ogni giorno frequentata da centinaia di persone che altrimenti non avrebbero saputo dove recarsi.

Oltre tremila esami eseguiti in questi mesi…

Chi vuole può venire a trovarci e verificare i nostri dati e i protocolli operativi in atto.

Quello che mi preme invece affermare è che, grazie al lavoro di tutti i nostri volontari, anche nei periodi più difficili della pandemia, non solo non abbiamo chiuso o interrotto le nostre attività nascondendoci, come tanti, dietro un fragile paravento, ma bensì siamo riusciti a dare una risposta alle persone che bussavano alla nostra porta, a curare le loro  paure, le loro malattie, i loro denti e i loro piedi; siamo riusciti a dar loro da mangiare e da dormire, a tagliar loro i capelli e a fornirli di vestiti.

 

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