Solitudine

Isolamento e malattia

L’isolamento sociale favorisce morbilità e mortalità, un fattore che va tenuto in considerazione nel pianificare le misure contenitive della pandemia.

Distanziamento e morbilità.

L’isolamento sociale volto a ridurre i contagi contribuisce, però, in modo significativo alla morbilità e alla mortalità precoce. È un’ulteriore sfaccettatura del problema della pandemia che va tenuta in considerazione (vedi).

Esistono prove solide che l’isolamento sociale e la solitudine aumentano significativamente il rischio e, al contrario, che la connessione sociale riduce il rischio di mortalità prematura.

L’isolamento sociale e la solitudine sono anche associati a una maggiore morbilità e disregolazione di vari biomarcatori di salute, come l’infiammazione sistemica.

Nel gestire l’emergenza sanitaria è necessario tenere conto di questi fattori che preesistevano alla diffusione del Sars-COV-2, ma che sono stati peggiorati dal carico delle misure contenitive della pandemia.

Nessun uomo è un’isola.

L’isolamento sociale è uno stato oggettivo caratterizzato da pochi o infrequenti contatti sociali. La solitudine è la sensazione soggettiva e angosciante di isolamento sociale, spesso definita come la discrepanza tra il livello di connessione sociale effettivo e quello desiderato.

Già prima della pandemia, solitudine e isolamento sociale costituivano un fattore preoccupante delle società a medio-alto reddito, le prove più solide su isolamento, solitudine e salute provengono da studi che esaminano la mortalità. Negli ultimi quattro decenni è emerso un considerevole corpo di prove, tra cui centinaia di studi epidemiologici prospettici su larga scala e molteplici meta-analisi che documentano che essere socialmente connessi riduce significativamente il rischio di mortalità prematura per tutte le cause. I dati meta-analitici indicano anche che la solitudine o l’isolamento sociale aumentano il rischio di morte precoce (del 26% per la solitudine, del 29% per l’isolamento sociale e del 32% per il vivere da soli).

Si tratta di fattori di rischio che rivaleggiano per la mortalità con obesità, inattività fisica e inquinamento atmosferico, in tutte le fasce d’età, anche se la solitudine sembra più facilmente percepita dai più giovani.

Tutto questo senza dimenticare gli aspetti più ovvi: oltre agli effetti sulla salute fisica e sulla malattia, vi sono prove recenti che l’isolamento sociale contribuisce in modo significativo alle morti per disperazione, come i decessi correlati alla droga e all’alcol e al suicidio.

Solitudine e malattia.

La connessione sociale e l’isolamento influenzano anche in modo significativo altri importanti risultati di salute fisica, mentale e cognitiva. Nella salute fisica, l’evidenza più forte riguarda gli aspetti cardiovascolari. Per esempio, prove meta-analitiche cumulative indicano che una scarsa connessione sociale aumenta il rischio di sviluppare malattie cardiache del 29% e il rischio di ictus del 32%. Sebbene un minor numero di studi esamini altri esiti, vi sono anche prove che una connessione sociale più povera sia associata a una salute e a un benessere generale più bassi, nonché a diabete di tipo 2. La connessione sociale e l’isolamento influenzano persino la probabilità di sviluppare un raffreddore indipendentemente dall’immunità di base, dai dati demografici e dalle pratiche sanitarie. Tra i risultati sulla salute mentale e cognitiva, i dati meta-analitici supportano l’influenza di una scarsa connessione sociale sul rischio di depressione, funzioni cognitive più deboli e demenza.

Linee guida.

Poiché al contrario, una ricca vita sociale è associata a numerose e misurate ricadute positive sulla salute, è necessaria una solida agenda politica per affrontare questo problema di salute pubblica, con un approccio multidisciplinare, che coinvolga tutti gli aspetti del vivere quotidiano.

Attualmente esistono linee guida sanitarie nazionali relative a vari fattori dello stile di vita (per esempio, alimentazione, attività fisica e sonno) che sono noti per influenzare la salute. È tempo che la connessione sociale e l’isolamento vengano aggiunti a quella lista.

Fonti.

https://www.healthaffairs.org/do/10.1377/hpb20200622.253235/full/

Photo by Kristina Tripkovic on Unsplash

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter