International Open Access Week. “Aperti con uno scopo: agire per costruire equità strutturale e inclusione”

Il comitato della Open Access Week 2020 annuncia con un comunicato che il tema della settimana internazionale di quest’anno, che si terrà dal 19 al 25 ottobre, sarà Open with Purpose: Taking Action to Build Structural Equity and Inclusion ovvero “Aperti con uno scopo: agire per costruire equità strutturale e inclusione”.

Open Access, come viene definito nella Berlin Declaration on open access to knowledge in the Sciences and Humanities, sottoscritta anche da diverse Università italiane, significa accesso libero e senza barriere al sapere scientifico. “Un autore accademico che sceglie di pubblicare i propri lavori in ‘open access’ garantisce a tutti gli utilizzatori il diritto d’accesso gratuito, irrevocabile e universale e l’autorizzazione a riprodurlo, utilizzarlo, distribuirlo, trasmetterlo e mostrarlo pubblicamente e a produrre e distribuire lavori da esso derivati in ogni formato digitale per ogni scopo responsabile, soggetto all’attribuzione autentica della paternità intellettuale”, come si legge nella Dichiarazione di Berlino.

L’accessibilità può essere un potente strumento per costruire sistemi più equi di condivisione della conoscenza. Organizzare la ricerca e le risorse in modo da essere aperte alla consultazione libera rappresenta un’opportunità unica per costruire una società fondamentalmente più equilibrata. Eppure oggi il razzismo strutturale, la discriminazione e l’esclusione sono presenti e persistenti in luoghi in cui l’apertura è, o dovrebbe essere, un valore fondamentale.

In seguito alle edizioni nel 2018 (Designing Equitable Foundations for Open Knowledge) e 2019 (Open for Whom? Equity in Open Knowledge), per il terzo anno consecutivo il tema della International Open Access Week sarà incentrato sull’urgente necessità di azioni per promuovere equità e inclusione. L’International Open Access Week è un momento di coordinamento in cui l’intera comunità scientifica sceglie le azioni da compiere per rendere l’accessibilità il valore predefinito della ricerca e per garantire che l’equità sia al centro di questo lavoro.

Diversità, equità e inclusione devono essere costantemente prioritarie e integrate nel tessuto della comunità: dal modo in cui è costruita un’infrastruttura a come vengono organizzate le discussioni della comunità fino alle strutture di governance che si utilizzano. La International Open Access Week è un’importante opportunità per catalizzare nuove conversazioni, creare connessioni tra le comunità che possono facilitare questo co-design e far progredire la costruzione di basi più egualitarie per l’apertura della conoscenza, discussioni e azioni che devono essere portate avanti negli anni.

L’emarginazione e la discriminazione degli anziani sono ad esempio una minaccia per la nostra società, in cui l’aspettativa media di vita è in costante aumento. L’OMS stima che tra il 2015 e il 2050 la percentuale di persone di età pari o superiore a 60 anni nella popolazione mondiale quasi raddoppierà, passando da circa il 12% al 22%. Una popolazione che invecchia significherà che le persone sperimenteranno periodi più lunghi di buona salute, un senso di benessere prolungato e periodi prolungati di impegno sociale e produttività, o sarà associato a un maggiore carico di malattia, disabilità e dipendenza dagli altri? La scienza può avere delle risposte ad alcune di queste domande e sicuramente indagherà per rispondere a tutte.

È in quest’ottica che The Lancet, negli stessi giorni, ha lanciato la nuova rivista open access The Lancet Healthy Longevity. Questa nuova rivista ad accesso libero affronterà temi legati ai cambiamenti della società come quelli demografici e l’aumento della popolazione anziana, pubblicando direttamente le migliori ricerche cliniche sull’invecchiamento e sulle malattie legate all’età (eziologia, epidemiologia e trattamento). Verranno pubblicate anche ricerche specifiche sulla medicina preventiva, esaminando i fattori dello stile di vita che migliorano l’invecchiamento e le malattie legate all’età, tenendo un occhio vigile e critico sui primi sviluppi clinici provenienti dai laboratori di ricerca biogerontologica di base. L’invecchiamento è innegabilmente qualcosa che riguarda tutti, e l’obiettivo dichiarato da The Lancet alla presentazione della rivista Healthy Longevity è “impegnarsi affinché l’aumento dell’età anagrafica non sia automaticamente sinonimo di un cattivo stato di salute”.

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