Bambini

Infanzia solitaria: come crescono i bambini in pandemia?

La pandemia Covid-19 ha anche significato che i bambini più piccoli non possono andare alle feste di compleanno o giocare coi coetanei. Qual è l’effetto a lungo termine della pandemia sulla prossima generazione?

Rapporti sociali.

Rispetto alle grandi tragedie e alle serie problematiche legate alla pandemia COVID-19 la relativa solitudine dei minori può sembrare un problema da poco, ma va comunque affrontato e non deve essere preso sottogamba in modo che, con le opportune contromisure, si evitino ricadute sul lungo periodo.

In particolare, i bambini più piccoli che stanno crescendo durante la pandemia, stanno sviluppando una certa diffidenza nei confronti delle “altre” persone, da cui hanno imparato a mantenere le distanze di sicurezza, ma hanno anche ridotto drasticamente i rapporti interpersonali al di fuori delle famiglie, e questo potrebbe avere una spiacevole ricaduta sulle loro future capacità relazionali.

È troppo presto per avere ricerche edite sugli effetti dei blocchi pandemici sui bambini molto piccoli, ma gli specialisti dello sviluppo infantile sono ottimisti e sostengono che la maggior parte dei bambini probabilmente starà bene perché le loro relazioni più importanti a questa età sono con i genitori.

I genitori non bastano.

Si deve, però, tenere conto del numero crescente di studi che evidenziano il valore dell’interazione sociale per lo sviluppo del cervello. La ricerca mostra che le reti neurali che influenzano lo sviluppo del linguaggio e l’abilità cognitiva più ampia vengono costruite attraverso il dare e ricevere verbale e fisico, dalla condivisione di una palla allo scambio di suoni e semplici frasi (vedi).

Queste interazioni costruiscono “struttura e connettività nel cervello”, sostiene Kathryn Hirsh-Pasek, direttrice dell’Infant Language Laboratory alla Temple University e senior fellow della Brookings Institution, “Sembrano nutrire il cervello.”

Nei neonati e nei bambini piccoli, queste interazioni essenziali si basano su scambi continui di suoni gutturali o semplici parole.

La dottoressa Hirsh-Pasek con altri afferma che la tecnologia presenta sia opportunità che rischi durante la pandemia. Da un lato, consente ai bambini di impegnarsi in giochi virtuali di Zoom o FaceTime con nonni, amici di famiglia o altri bambini. Per altri versi può essere una distrazione per i genitori che si dovrebbero invece occupare molto di più dei propri piccoli.

John Hagen, professore emerito di psicologia presso l’Università del Michigan, ha detto che sarebbe più preoccupato per l’effetto dei blocchi sui bambini piccoli, “se questo dovesse durare anni e non mesi”.

Diffidenza.

I bambini assorbono come spugne i comportamenti dei genitori, quindi basta anche il semplice irrigidirsi all’arrivo di estranei per far percepire il contatto con gli altri come pericoloso.

È quindi fondamentale la comunicazione costante con i bambini che ponga l’accento sulla provvisorietà di questa situazione. Molti genitori hanno creato gruppi, con ferree regole preventive, per permettere ai propri bambini di giocare tra loro in sicurezza.

Gli esperti nello sviluppo del bambino hanno affermato che sarebbe utile iniziare a fare ricerche su questa generazione di bambini per saperne di più sugli effetti del relativo isolamento. C’è un precedente incoraggiante: nel 1974 è stata pubblicata una ricerca che ha monitorato i bambini che hanno vissuto un momento diverso che ha sconvolto il mondo, la Grande Depressione. Lo studio offre motivo di speranza: “lo studio dei bambini della Grande Depressione ha mostrato una certa resilienza negli anni centrali della vita”, ha scritto Glen Elder, l’autore di quella ricerca.

Contesto familiare.

Brenda Volling, professoressa di psicologia presso l’Università del Michigan ed esperta di sviluppo sociale ed emotivo, al riguardo ha sottolineato che occorre considerare che i bambini che se la cavavano meglio provenivano da famiglie che avevano superato più prontamente le ricadute economiche della Grande Depressione e che, di conseguenza, furono meno ostili, arrabbiate e depresse.

Come lezione si può considerare che ciò di cui i neonati, i bambini piccoli e gli altri bambini che crescono nell’era Covid hanno più bisogno ora è un’interazione stabile, stimolante e amorevole con i loro genitori, secondo la dottoressa Volling.

“Questi bambini non mancano di interazione sociale”, ha detto, sottolineando che stanno ottenendo “l’interazione più importante” dai loro genitori. Una complicazione può riguardare il modo in cui l’isolamento provato dai genitori danneggia il loro rapporto coi  figli: “Stanno cercando di gestire il lavoro e la famiglia nello stesso ambiente”, i problemi si verificano a cascata, quando i genitori diventano “ostili o depressi e non possono rispondere ai loro figli, diventano irritabili e scattano”.

Fonti.

https://www.nytimes.com/2020/12/09/health/Covid-toddlers-playdates.html

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