Il vaccino Pfizer è stato appena approvato in UK: ecco come saranno i prossimi mesi

Un articolo apparso il 2 dicembre sul sito di “The Conversation” ci spiega cosa accadrà nel Regno Unito nei prossimi mesi. Infatti il Regno Unito è diventato il primo Paese ad approvare il vaccino Pfizer/BioNTech per un uso su larga scala. Il governo ha ordinato 40 milioni di dosi e il primo lotto di 800.000 dosi dovrebbe essere spedito da Puurs in Belgio – dove viene prodotto il vaccino – nei prossimi giorni. Basterà a immunizzare 400.000 persone (due dosi per persona).

L’ente di controllo dei farmaci del Regno Unito, la Medicines and Healthcare products Regulatory Agency (MHRA), ha avviato una revisione continua di altri vaccini in fase avanzata di sperimentazione umana, come il vaccino AstraZeneca/Oxford e il vaccino Moderna. Se anche questi vaccini soddisferanno gli elevatissimi standard di efficacia e sicurezza stabiliti dall’agenzia, anch’essi saranno approvati per l’utilizzo su larga scala.

Questi ultimi hanno battuto il record di vaccino più veloce che sia mai stato sviluppato. Fino a oggi tale record apparteneva a quello contro la parotite, che ha richiesto soltanto quattro anni dalla sua ideazione all’utilizzo per le vaccinazioni di massa. Il vaccino Pfizer/Biontech ha richiesto meno di un anno per lo sviluppo e i trial test. Ma questo non vuol dire che si siano prese delle scorciatoie a scapito della sicurezza.

L’MHRA ha esaminato attentamente i record di oltre 40.000 partecipanti alla sperimentazione del vaccino provenienti da diversi background. L’efficacia del vaccino, ovvero quanto sia efficace nel prevenire il COVID-19 sintomatico nelle condizioni di prova, è del 95%; questa percentuale dovrebbe diminuire leggermente nelle condizioni del mondo reale. E non ci sono stati effetti collaterali gravi, sebbene le vaccinazioni continueranno a essere monitorate nel tempo.

Si prevede che i primi a ricevere il vaccino saranno gli operatori sanitari, in quanto sono uno dei gruppi più a rischio. Inoltre, aspetto da non sottovalutare, gli ospedali hanno i congelatori necessari per conservare il vaccino, quindi, anche dal punto di vista logistico, è un buon punto di partenza.

Non abbandonare ancora la mascherina

Sono tutte notizie fantastiche e un buon motivo per essere ottimisti riguardo al futuro. Ma il professore di Medicina sperimentale all’Imperial College di Londra Peter Openshaw ha affermato che sarebbe un “terribile errore” allentare le misure di contenimento di COVID-19 (distanziamento sociale, utilizzo delle mascherine e igiene delle mani in particolare) in questo frangente.

 

Secondo un rapporto della Royal Society è probabile che le restrizioni rimangano in vigore per alcuni mesi, forse anche un anno.

Una volta ricevuto il vaccino, infatti la protezione contro l’infezione non è immediata: i linfociti B devono prima rilevare l’antigene nel vaccino e quindi generare anticorpi specifici contro di esso di modo che, se si viene esposti al virus, questi possono neutralizzarlo.

La risposta primaria generata dai linfociti B non è quindi immediata, ci vogliono circa due settimane affinché entri in azione. Quindi per due settimane dopo aver ricevuto il vaccino si è ancora a rischio di ammalarsi di COVID.

La maggior parte dei vaccini richiede due dosi per fornire una protezione completa, dosi che devono essere somministrate con un intervallo che varia da 21 a 28 giorni. Quindi il vaccino impiegherà circa sei settimane dopo la somministrazione della prima dose per fornire una protezione completa contro la COVID-19.

I vaccini interrompono la trasmissione?

Sebbene i vaccini negli studi in fase avanzata sembrino essere altamente efficaci nel prevenire il COVID sintomatico, non siamo ancora sicuri che prevengano la trasmissione del virus.

Per prevenire anche la trasmissione del virus c’è bisogno di un vaccino che fornisca la cosiddetta immunità sterilizzante. È qui che le cellule immunitarie possono legarsi al virus per impedirgli di entrare nelle cellule dove può iniziare a replicarsi. Quindi, anche sei settimane dopo aver ricevuto la prima dose, le persone potrebbero comunque essere infettate dal coronavirus, anche senza ammalarsi.

Studi della fase preclinica del vaccino di Oxford hanno scoperto che i macachi Rhesus immunizzati con il vaccino erano protetti da malattie gravi e non avevano segni di danni ai polmoni, ma avevano ancora l’infezione da coronavirus nel tratto respiratorio superiore, potendolo diffondere. Se questo avviene anche con gli esseri umani, suggerisce che mentre saremo protetti dalla malattia sintomatica, potremo comunque diffondere il virus.

In questa fase non sappiamo se i vaccini Pfizer o Moderna interrompano la trasmissione, anche se si spera che ulteriori studi lo chiariscano.

Quindi, poiché l’implementazione potrebbe non essere completa fino all’estate del 2021, sarà consigliato comunque di indossare una mascherina, lavorare da casa se possibile, mantenere una buona igiene delle mani e mantenere le distanze sociali.

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