IL VACCINO CONTRO IL VIRUS EBOLA RIACCENDE IL DIBATTITO SULL’EPIDEMIA

Di Nicola Ferraro
L’annuncio, a cura dell’Oms, del buon livello d’efficacia di un vaccino anti-Ebola, annuncio pubblicato da The Lancet il 31 luglio scorso (vedi), (vedi), ha avuto l’effetto di riportare in primo piano il dibattito sull’epidemia in Africa Occidentale che ha iniziato da poco a mordere meno: un evento che la nostra testata www.torinomedica.com ha seguito a lungo e con accettabile puntualità (vedi).
Il vaccino efficace, denominato VSV-EBOV, è stato sviluppato dal Servizio sanitario pubblico canadese, attraverso il cofinanziamento anche da parte del Governo degli Usa. Le ricerche (fase 2 e 3) che stanno avendo esito positivo e che verosimilmente porteranno alla messa in commercio del farmaco sono però state allestite da Merck e NewLink Genetics in esclusiva. Il prossimo passo sarà di quantificare l’efficacia protettiva della cosiddetta “immunità di gregge” (vedi) arruolando nella sperimentazione anche ragazzi e ragazze di un’età compresa tra i 6 e i 17 anni.
Alla riflessione in atto nel mondo della scienza sulla “Vicenda Ebola” la rivista Nature ha dedicato ben tre articoli pubblicati sul numero del 4 agosto scorso (vedi), (vedi), (vedi).
Come si può vedere da questi link gli eventi che hanno caratterizzato l’epidemia africana sono esaminati alla luce degli aspetti formativi evidenziati: per farci trovare pronti e con risposte molto più efficaci di quanto è avvenuto quest’anno in caso di replica dell’emergenza.
Particolarmente interessante, da un punto di vista culturale, il terzo articolo di Nature che cerca di immaginare lo scenario internazionale della ricerca scientifica dopo la recente acquisizione di un vaccino efficace contro il virus. In molti casi chi guarisce clinicamente dalla malattia in non pochi casi sviluppa una sorta di “sindrome post-Ebola” con problemi agli occhi (vedi articolo di The Lancet) e in qualche caso alle orecchie: sono gli effetti di un incistamento del virus in quegli organi di senso o gli effetti di una malattia autoimmune indotta dal virus? E poi occorre sapere, a guarigione clinica avvenuta, per quanto tempo rimane la capacità di contagio: sappiamo che virus Ebola rimangono nello sperma per almeno sei mesi…
Sulla falsariga dell’articolata analisi pubblicata da Nature la riflessione del professor Giuseppe Ippolito, Direttore scientifico dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive Spallanzani di Roma, raccolta da Quotidianosanità.it (vedi). Degno di particolare nota il tono anti-trionfalistico usato nel presentare il nuovo vaccino e la puntualizzazione invece sulle criticità evidenziate nel corso della recente epidemia di Ebola. La principale è stata sicuramente l’iniziale sottovalutazione dell’impatto sanitario: una circostanza che è costata fino ad oggi 11.200 morti.

 

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