Il rischio di grandi focolai di malattie endemiche a seguito delle misure di contenimento di COVID-19

Le misure per ridurre la diffusione del COVID-19 attraverso interventi non farmaceutici (NPI) come l’uso delle mascherine e il distanziamento sociale, fondamentali per ridurre l’impatto della pandemia da coronavirus, hanno anche ridotto notevolmente l’incidenza di altre malattie come l’influenza stagionale e il virus respiratorio sinciziale (RSV).

Secondo uno studio dei ricercatori della Princeton University pubblicato il 9 novembre negli Atti della National Academy of Science, il calo delle comuni infezioni respiratorie può aumentare la suscettibilità delle persone a queste malattie, provocando grandi epidemie future quando ricominceranno a circolare.

“Recentemente è stato osservato un calo nel numero di diversi patogeni respiratori in tutto il mondo”, ha commentato la prima autrice dello studio, Rachel Baker, ricercatrice associata presso l’High Meadows Environmental Institute (HMEI) della Princeton University.

La riduzione dei casi di infezione respiratoria potrebbe essere interpretata come un effetto collaterale positivo delle restrizioni per prevenire e contenere i contagi da COVID-19, ma la realtà è che quando gli NPI non saranno più utilizzati la suscettibilità delle persone a malattie come RSV e influenza potrebbe aumentare. Gli autori della ricerca affermano che l’RSV – un’infezione virale endemica negli Stati Uniti e una delle principali cause di infezioni del tratto respiratorio inferiore nei bambini piccoli – potrebbe diffondersi con maggior vigore quando le misure di contenimento della pandemia da coronavirus smetteranno di essere obbligatorie. Questo potrebbe avvenire anche per l’influenza stagionale.

“Sebbene il trend della diffusione di RSV e influenza nei prossimi anni sarà complesso, ci sono tendenze chiare e generali che emergono quando ci si concentra su alcuni effetti sostanziali degli NPI e della stagionalità sulle dinamiche della malattia”, ha detto il coautore Gabriel Vecchi, Professore di Geoscienze presso l’High Meadows Environmental Institute.

I ricercatori hanno utilizzato un modello epidemiologico basato sui dati storici e sulle osservazioni del recente declino dei casi di infezione da RSV, per esaminare il possibile impatto degli interventi non farmaceutici messi in atto per il COVID-19 sui futuri focolai di questo virus respiratorio. La ricerca è stata portata avanti con indagini in Stati Uniti e Messico. Dai dati è emerso che anche periodi relativamente brevi di misure NPI potrebbero portare a grandi focolai del virus RSV. Si prevede inoltre che dopo l’interruzione dell’uso di NPI, il picco di contagi da RSV potrebbe verificarsi in diverse parti del mondo nell’inverno 2021-22. “È molto importante prepararsi per questo possibile rischio di epidemia e prestare attenzione all’intera gamma di infezioni ritardate dagli NPI”, ha detto Baker.

Gli autori hanno anche considerato le implicazioni degli NPI per i focolai di influenza stagionale e hanno trovato risultati qualitativamente simili a RSV. Le dinamiche dell’influenza stagionale però sono molto più difficili da proiettare a causa dell’evoluzione virale che guida l’incertezza sui futuri ceppi circolanti e sull’efficacia dei vaccini disponibili. “Per l’influenza, i vaccini potrebbero fare una grande differenza”, ha detto Baker. “Inoltre, l’impatto degli NPI sulla diffusione dell’influenza non è chiaro, ma potrebbe essere molto importante”.

“Non abbiamo mai visto una tale diminuzione di casi di influenza e RSV, così come non era mai stato previsto un aumento dei contagi di questa portata. Gli NPI potrebbero avere conseguenze non intenzionali a lungo termine sulle dinamiche di altre malattie, ad esempio l’impatto sulla suscettibilità che abbiamo previsto per RSV”, ha detto Bryan Grenfell, co-autore dello studio.

Effetti simili degli interventi non farmaceutici correlati alla pandemia su altri patogeni sono stati osservati dopo l’influenza spagnola del 1918: i dati storici sul morbillo di Londra mostrano un passaggio dai cicli annuali ai focolai biennali a seguito delle di misure di prevenzione adottate in quel periodo.

La coautrice Jessica Metcalf, Professoressa Associata di Ecologia e Biologia Evolutiva e Affari Pubblici e membro associato della facoltà dell’HMEI, ha affermato che valutare direttamente i rischi associati degli NPI sviluppando e implementando strumenti come la sierologia, che misurerebbero meglio la suscettibilità, è un importante passo avanti per la sanità pubblica.

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