Il plasma convalescente nel trattamento precoce della COVID-19

In attesa dei risultati delle campagne vaccinali, prosegue la ricerca di terapie atte a trattare la sindrome COVID-19.

La sindrome.

La sindrome respiratoria acuta grave da coronavirus 2 (SARS-CoV-2), l’agente eziologico della malattia da coronavirus 2019 (COVID-19), ha conseguenze particolarmente gravi negli anziani. La percentuale di questi pazienti ricoverati è elevata e la maggior parte dei decessi per COVID-19 nel mondo si verifica in questo gruppo di età (vedi). È assodato che varie condizioni coesistenti, le cosiddette comorbilità, influenzano negativamente la prognosi nei pazienti con COVID-19, indipendentemente dall’età. Queste condizioni includono ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari, obesità, insufficienza renale cronica e malattia polmonare ostruttiva cronica.

Senza dubbio, la diffusione dei vaccini potrà rappresentare un valido strumento per arginare la pandemia, ma la ricerca medica continua a indagare le possibilità di trattare la sindrome conclamata, almeno nei suoi stadi precoci.

Finora, i trattamenti per la COVID-19 nelle prime fasi della malattia rimangono sfuggenti. Poche strategie forniscono benefici, molte hanno fallito mentre altre sono in fase di valutazione.

Tra le strategie in esame vi è l’infusione di anticorpi specifici presenti nel plasma dei pazienti convalescenti. Le infusioni di plasma non sono state comunemente associate a eventi avversi e sono stati associate a risultati migliori in pazienti che avessero avuto altre malattie. Tuttavia, gli anticorpi nel plasma devono essere somministrati subito dopo l’infezione per essere efficaci.

Lo studio.

È stato condotto uno studio randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, su plasma convalescente con alte concentrazioni di Immunoglobuline G contro la sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2 (SARS-CoV-2) in pazienti adulti più anziani (75 anni o più in assenza di comorbilità, tra 65 e 74 in presenza di comorbilità), con somministrazione entro 72 ore dall’insorgenza di lievi sintomi di COVID-19. L’efficacia del trattamento è stata misurata come assenza di sviluppo di una malattia respiratoria grave, definita come una frequenza respiratoria di 30 respiri al minuto o più, una saturazione di ossigeno inferiore al 93% in condizioni normali, o entrambi. Lo studio è stato interrotto anticipatamente al 76% della dimensione del campione previsto perché i casi di COVID-19 nella regione dello studio (Buenos Aires) sono diminuiti notevolmente e l’arruolamento costante dei pazienti nello studio è diventato praticamente impossibile.

Risultati

Un totale di 160 pazienti è stato sottoposto a randomizzazione. Sul totale della popolazione coinvolta nel trial, la sindrome respiratoria grave si è sviluppata in 13 su 80 pazienti (16%) che hanno ricevuto plasma convalescente e 25 su 80 pazienti (31%) che non l’hanno ricevuto, con una riduzione del rischio relativo del 48%. Un’analisi che escluda i 6 pazienti che hanno manifestato la sindrome prima dell’infusione di plasma convalescente o placebo ha mostrato una dimensione dell’effetto maggiore. Non sono stati osservati eventi avversi. Ne consegue che la somministrazione precoce di plasma convalescente ad alta concentrazione di immunoglobuline G contro il SARS-CoV-2 ad anziani con infezione lieve ha il potere di ridurre la progressione della COVID-19.

Fonti.

https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa2033700

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