I sanitari vaccinati possono infettare?

di Mario Nejrotti

L’indagine dell’OMCeO di Torino e di tutti gli Ordini delle Professioni Sanitarie del Piemonte.

I tamponi molecolari e antigenici sono usati per stabilire se i cittadini sono positivi al Sars COV2 e quindi se sono infetti e infettivi. Di conseguenza quando ciò accade, i cittadini debbono essere isolati per ridurre il contagio o seguiti nel tempo con l’assistenza adeguata, a seconda delle loro condizioni cliniche.

Il sondaggio

I promotori e curatori della ricerca Gabriele Gallone, Mario Nejrotti e l’OMCeO di Torino con il Presidente Guido Giustetto, si sono posti il problema opposto.

Un tampone molecolare o antigenico negativo nei soggetti vaccinati è sufficiente per dimostrare assenza del virus nelle vie aeree superiori, come nei soggetti sani o guariti.

Si è voluto osservare, sul numero più ampio possibile di sanitari della provincia di Torino e in parte della regione Piemonte, in quanti dopo il ciclo vaccinale si fossero ammalati di COVID o avessero mostrato un tampone positivo.

La survey è iniziata il 29 marzo e si è conclusa il 2 maggio 2021.

Si è rivolta, attraverso i loro Ordini,  a tutti i professionisti sanitari vaccinati dal 27 dicembre 2020.

È stata messa a disposizione dall’OMCeO di Torino una piattaforma per la raccolta in forma anonima delle risposte ad un breve questionario.

Chi ha partecipato

Hanno aderito complessivamente 11.899 sanitari di tutte le professioni.

I medici che hanno partecipato sono stati 3.960, su 14.756 iscritti all’OMCeO di Torino (26,83%). Gli Odontoiatri sono stati 645 su un complessivo di  2.847 iscritti all’Albo (22,65%).

Numeri consistenti per un questionario on line che hanno dimostrato la diffusa volontà di medici e odontoiatri a collaborare alla ricerca.

Numeri alti anche tra gli infermieri che hanno risposto in oltre 2.500.

Partecipazione vivace anche nelle altre professioni come Psicologi, quasi 1.500; Veterinari quasi 700; Farmacisti oltre 500; 400 Fisioterapisti; 350 Educatori Professionali e, per finire, quasi 1.300 partecipanti provenienti da tutte le altre professioni, numericamente meno rappresentate in assoluto.

Rispetto alla totalità del campione  il 61%  circa è composto da soli medici, odontoiatri e infermieri.

La risposta è stata abbastanza uniforme nei tre ambiti, territoriale, ospedaliero e della libera professione: rispettivamente con il 26,46%; 38,31%; 35,23%.

Il campione rispetto all’età è costituito dal 34,21% di giovani (25-39 anni), 23,58% nella fascia 40-49 anni, 32,40% tra i 50 e i 64 anni e dal 9,80 dai 65 in su.

La partecipazione di medici e odontoiatri

Per quanto riguarda i soli medici e odontoiatri, che hanno indicato l’età nel questionario, le percentuali di partecipazione rispetto all’età sono state: nella fascia dei 25-39 anni il 30,29%; tra i 40-49 il 15,67%; tra i 50-64 anni il 32,88% e tra gli over 65 il 21,16%. Tali dati corrispondono abbastanza alle percentuali di iscritti nelle medesime fasce di età ( rispettivamente: 24,75%; 12,99%; 32,80%; 29,46%). Si rimarca una prevalenza di giovani iscritti tra i partecipanti, probabilmente anche per la maggiore dimestichezza con i mezzi informatici e con la compilazione di questionari on line.

Questi numeri, che dimostrano in rapporto alle fasce di età un certo livellamento, fanno intuire che la disponibilità dei sanitari ad aiutare a capire i fenomeni è presente in tutti, a prescindere dagli anni di lavoro e anagrafici.

Focus sui risultati

Anche in questo campione le reazioni avverse si sono verificate in un numero di casi discretamente elevato, 65,90%, ma nella stragrande maggioranza dei casi sono state in linea con le altre osservazioni e di scarsa rilevanza clinica. È risultato presente il dolore nella sede dell’inoculazione nel 78% dei casi, il malessere e la stanchezza nel 58,83%, i dolori muscolari nel 38,88% e la febbre nel 28,83.

Sulla totalità del campione dei vaccinati ( la stragrande maggioranza con Pzifer-BT), 11.910, hanno contratto il Sars COV2 solo in 168 (1,41%). Dato che conferma l’ottima efficacia del vaccino nel mondo reale, dato che ormai non è una novità.

Tra i medici e gli odontoiatri, che hanno dato la risposta a questa domanda, hanno contratto il virus dopo il ciclo vaccinale in 54 su 4.575, pari all’1,18%. La maggior parte dei contagiati, nonostante la vaccinazione, si conta tra i medici ospedalieri con 29 infetti, pari al 53,70% dei malati.

Il quesito principale

Infine il punto nodale di tutto il sondaggio. Si voleva rispondere al quesito:

“I soggetti vaccinati, e specialmente quelli di una categoria lavorativa potenzialmente esposta al COV2, possono albergare comunque il virus nelle prime vie aeree e quindi lo possono trasmettere? ”

La metodica scelta per rilevare la presenza dei virus è stata quella dei tamponi comunemente usati in tutto il mondo per definire lo stato di infezione.

I test sono stati eseguiti tutti dopo la conclusione del ciclo vaccinale  in un periodo di poco più di due mesi, dalla fine di gennaio, mese in cui un gran numero di sanitari era già stato vaccinato, all’inizio di maggio 2021, data in cui la ricerca è stata chiusa

Sono stati sottoposti a tampone dopo la vaccinazione 5.823 individui .

Di questi sono riferiti positivi ai tamponi in 179 pari al 3,07%. Il che per converso dice che ben il 96,93% dei tamponati dopo vaccinazione non albergava il virus nelle prime vie aeree nel periodo di osservazione che si spalma su quasi tre mesi.

Per quanto riguarda medici e odontoiatri i dati sono: una positività al test di 48 professionisti, pari al 2,25% del campione di soggetti che sono stati sottoposti al tampone , con un 97,75% di negativi.

Elaborazione dati Survey OMCeO Torino 22 05 2021

Riflessioni sui primi dati elaborati

Il presidente dell’OMCeO di Torino e i curatori del sondaggio hanno dichiarato:

“Questi dati, pur nei loro limiti metodologici, si accordano con quelli di recentissimi lavori, tra cui la segnalazione dei Centers for Disease Control and Prevention degli USA, su un numero praticamente identico al nostro di soggetti: 5.814 vaccinati completamente.

Essi invitano a riflettere e a moltiplicare le osservazioni e le ricerche per consolidare l’impressione che i soggetti vaccinati non siano infettivi, non ritrovandosi il virus  con i comuni mezzi diagnostici nelle vie aeree superiori.

Di conseguenza, fatto salvo il diffondersi di possibili forme di COV2 mutate, eventualmente, non contrastabili con gli attuali vaccini, si dovrebbe da parte dei decisori incominciare a ragionare sul ritorno ad una normalità di comportamenti sociali da parte dei vaccinati, per almeno un periodo di nove mesi dalla conclusione del ciclo, come sembrerebbero indicare, non solo le osservazioni scientifiche in progress, ma anche le ultime  indicazioni giuridiche del Green Pass.”

Il presidente Giustetto ha concluso: “ Voglio ringraziare tutti i professionisti sanitari e in particolare medici e odontoiatri per la loro partecipazione al sondaggio e per aver contribuito a esplorare una parte della ancora «grande incognita» costituita dal virus COV2. Probabilmente in futuro cercheremo con il loro aiuto risposte ad altri importanti quesiti.”

Fonti

https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMc2101951

https://www.cdc.gov/vaccines/covid-19/health-departments/breakthrough-cases.html

https://www.agi.it/cronaca/news/2021-05-19/vaccino-green-pass-valido-15-giorni-dopo-prima-dose-12602718/

Effectiveness of the Pfizer-BioNTech and Oxford-AstraZeneca vaccines on

Lancet

Photo by CDC on Unsplash

 

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