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I primi vaccini, tra timori e aspettative

di Luca Mario Nejrotti

Si prevede che tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021 vengano approvati per l’uso i nuovi vaccini COVID-19.

Immunità acquisita.

Nel migliore dei casi, questi vaccini forniranno l’immunità della popolazione necessaria a ridurre la trasmissione della sindrome respiratoria acuta grave da coronavirus 2 (SARS-CoV -2) e portare a un ritorno della “normalità” pre-pandemia; si ritiene che circa il 25-50% della popolazione dovrebbe essere immune al virus per ottenere la soppressione della trasmissione comunitaria.

Molteplici possibilità.

Sono numerosi i vaccini COVID-19 sono attualmente in fase 3 di sperimentazione. L’OMS raccomanda che si considerino vaccini di successo quelli che mostrino una riduzione del rischio di malattia di almeno il 50%,
Tuttavia, l’impatto di questi vaccini COVID-19 sull’infezione e quindi sulla trasmissione non è stato ancora valutato. Infatti, anche se i vaccini fossero in grado di conferire protezione dalla malattia, potrebbero non ridurre anche la trasmissione in modo simile (vedi).

Numerosi interrogativi.

Gli studi in corso, sui primati hanno mostrato riduzioni della patologia, dei sintomi e della carica virale nel tratto respiratorio inferiore, ma tranne un caso, che però deve essere ancora pubblicato, non sono riusciti a indurre immunità sterilizzante nelle vie aeree superiori.

Restano da chiarire numerosi aspetti della persistenza e della qualità delle risposte anticorpali neutralizzanti dopo l’infezione naturale, ma sembrerebbe che la durata della protezione contro la reinfezione da coronavirus umani stagionali potrebbe durare meno di un anno, ma mancano efficaci sperimentazioni e osservazioni sull’uomo.

Sembra quindi eccessivamente ottimistico immaginare un completo ritorno alla normalità.

Distribuzione.

Un’altra considerazione importante è la strategia di allocazione del vaccino COVID-19: un elemento chiave anche sul piano della lotta alla diffusione del virus. Le prime linee guida (di cui abbiamo parlato, vedi) assegnerebbero preferenzialmente le forniture di vaccini alle persone ad alto rischio di grave morbilità e mortalità.

Tuttavia, sono da valutare molti parametri, oltre ai rischi di grave morbilità e mortalità e di trasmissione di malattie come i rischi di contrarre infezioni e di impatto sociale negativo.

Gli operatori sanitari di prima linea e i lavoratori essenziali, come gli insegnanti di scuola, appartengono a entrambi questi ultimi gruppi.

Infine, i decisori politici devono essere vigili sul possibile impatto della sfiducia nei vaccini.

Nella risposta alla COVID-19, le attività di alcuni politici sono state incompatibili e in contraddizione con le indicazioni scientifiche rischiando di erodere ulteriormente la fiducia del vaccino presso il pubblico dei non addetti ai lavori. Infine, se i viaggi internazionali dovessero ricominciare completamente, l’assegnazione dei vaccini a diversi paesi con diversi mezzi di accesso richiederà un’attenta deliberazione, basata su motivi morali, ma anche pragmatici, perché nessun paese sarà veramente protetto dal COVID-19 fino a quando praticamente il mondo intero non lo sarà.

Nonostante queste premesse, i vaccini COVID-19 sono necessari, anche se avessero un impatto minimo sulla trasmissione e nonostante le sfide della distribuzione del vaccino. Si tratta di un tassello della più ampia strategia di gestione della pandemia, ma e i vaccini COVID-19 avessero un’efficacia accettabile nel ridurre la morbilità e la mortalità nei gruppi ad alto rischio, avrebbero un ruolo importante, indipendentemente dall’impatto sulla trasmissione e sull’immunità della popolazione. Se le popolazioni ad alto rischio possono essere protette dalla vaccinazione, le misure di controllo COVID-19 potrebbero essere ricalibrate con effetti benefici a cascata su tutta la popolazione.

Fonti.

https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)31976-0/fulltext

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