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Gli americani si lavano spesso le mani? Più di prima ma non ancora abbastanza

Dalla lettura dei numeri alle riflessioni sull’empowerment per proteggerci dalla pandemia.

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Lavarsi spesso le mani per prevenire le infezioni. Lo si sapeva già ma il messaggio è arrivato forte e chiaro con la diffusione ormai fuori controllo del virus SARS-COV-2: insieme al distanziamento fisico e alla regola non solo di bon ton di coprirsi naso e bocca in caso di starnuti o colpi di tosse, l’igiene delle mani è un  fattore di protezione “chiave” per la prevenzione e mitigazione del rischio di contagi sia nel contesto sanitario che in quello di comunità. Quanto il messaggio sia stato recepito e messo in pratica se lo sono chiesti Centers for Disease Control and Prevention (CDCs), che hanno cercato la risposta in due sondaggi nazionali: il primo condotto prima della pandemia (ottobre del 2019) e il secondo a distanza di alcuni mesi in piena pandemia (giugno di 2020). Ne è emerso che sempre più statunitensi si lavano le mani durante il giorno, ma 1 su 4 non lo fa quando sarebbe necessario, ad esempio dopo essersi soffiato il naso o dopo aver usato il bagno di casa (1).

I messaggi contenuti nei sondaggi

Le due survey chiedevano ai partecipanti se si ricordavano di lavarsi le mani in sei precise situazioni: dopo aver usato il bagno a casa; dopo aver usato il bagno in pubblico; dopo aver tossito, starnutito o essersi soffiato il naso; prima di far da mangiare a casa; prima di mettersi a tavola a casa; prima di mangiare in un ristorante. L’analisi dei numeri ha rilevato che, per fortuna, la stragrande maggioranza delle persone ha risposto di sì. In entrambi i sondaggi, più dell’85% degli intervistati ha dichiarato di ricordarsi di lavarsi le mani dopo aver usato il bagno di casa e il 95% dopo aver usato un bagno pubblico; circa l’86% prima di dedicarsi alla preparazione dei pasti in cucina.

Ma che cosa è cambiato con la pandemia? Statisticamente – scrive il rapporto dei CDCs – è aumentato di 2,3 volte il numero di statunitensi che dichiarano di lavarsi le mani dopo essersi soffiati il naso, di 2,0 volte che lo fanno prima di mangiare in un ristorante e di 1,7 volte prima di mettersi a tavola a casa (1). Le percentuali rilevano inoltre che a giugno 2020 l’attenzione all’igiene delle mani era maggiore tra chi aveva manifestato sintomi respiratori. Ma in generale i giovani, gli uomini e i bianchi non ispanici continuano a dimostrare una maggiore superficialità nonostante la pandemia in corso. Queste differenze comportamentali – scrivono gli autori – sono in linea con altri studi analoghi durante la pandemia e altre precedenti epidemie respiratorie che avevano rilevato una associazione tra i comportamenti per l’igiene delle mani e fattori demografici (2-5). Differenze che potrebbero essere spiegate da una differente percezione del rischio e conoscenza di base a seconda dell’età e del genere: le donne e le persone anziane hanno più timore di infettarsi, i giovani e gli uomini ne sanno di meno di sintomi e trasmissione della malattia infettiva.

Alcune riflessioni per la sanità pubblica

Le survey offrono una fotografia del comportamento degli statunitensi e indirettamente anche della percezione dell’importanza di mettere costantemente in pratica una misura di prevenzione fondamentale. “Gli sforzi della sanità pubblica dovrebbero promuovere il lavaggio frequente delle mani per tutti, con attenzione alla personalizzazione dei messaggi per uomini, giovani adulti e adulti bianchi non ispanici”, concludono gli autori.

“È necessario – precisano – un lavoro aggiuntivo per identificare le strategie migliori per ricordare e motivare le persone a lavarsi le mani, e non solo per prevenire il diffondersi della COVID-19, ma anche per contenere la trasmissione di altre malattie infettive che vengono trasmesse per via respiratoria o fecale-orale. I programmi mirati a promuovere il lavaggio delle mani hanno sempre incluso l’educazione all’igiene attiva e passiva, la fornitura di materiale per il lavaggio delle mani e materiale informativo. Tutte queste azioni dovrebbero essere adattate per avere maggiore presa su quella parte della popolazione meno attenta. Particolare attenzione dovrebbe essere posta nell’incoraggiare il lavaggio delle mani in momenti importanti della quotidianità, come prima di mangiare e dopo essersi soffiati il naso” (1).

Insieme per il bene di tutti

La pandemia ha dunque richiamato all’attenzione dei decisori politici e degli operatori sanitari l’importanza della partecipazione dei cittadini alla salute pubblica della collettività, anche a partire da un’azione così semplice, ma altrettanto essenziale, quale è il lavaggio delle mani: educare le persone e le comunità, per renderle più autonome e responsabili nella società e capaci di collaborare alla gestione di una epidemia. “Si chiama empowerment. Non esiste una parola corrispondente in italiano. Al cittadino devono essere forniti gli strumenti perché possa, consapevolmente, difendersi dal contagio. L’empowerment, in corso di pandemia, è più potente ed efficace di un vaccino”, aveva affermato l’epidemiologo Luigi Lopalco. “La pandemia si vince solo attraverso una forte alleanza di tutti. La sanità pubblica deve fare la sua parte attivando strategie efficaci di contact tracing e spegnimento dei focolai. I cittadini devono collaborare: se attraverso comportamenti imprudenti i casi dovessero superare una certa soglia, non ci potranno essere risorse sufficienti per contenere la diffusione del contagio”.

Secondo Glenn Laverack, esperto di epidemie e di valutazione di progetti di comunità sui temi della salute pubblica, il processo di empowering delle persone è il modo maggiormente sostenibile ed efficace per assicurare che nel futuro possiamo continuare a vivere vite relativamente “normali” in presenza del COVID-19. “Imparare a convivere con il COVID-19 dipenderà dal mantenimento di una bassa trasmissione del virus nella comunità, dal mantenimento di una elevata responsabilità sociale e dalla protezione dei più vulnerabili nella società. Il modello dell’empowerment spiega come questo può essere raggiunto a differenti livelli all’interno della società per meglio proteggere noi stessi e gli altri contro il COVID-19”.

 

Bibliografia

  1. Haston JC, Miller GF, Berendes D, et al. Characteristics associated with adults remembering to wash hands in multiple situations before and during the COVID-19 pandemic — United States, October 2019 and June 2020. MMWR Morb Mortal Wkly Rep 2020;69:1443-9.
  2. Barber SJ, Kim H. COVID-19 worries and behavior changes in older and younger men and women. J Gerontol B Psychol Sci Soc Sci 2020;gbaa068. E-pub May 19, 2020.
  3. Alsan M, Stantcheva S, Yang D, Cutler D. Disparities in coronavirus 2019 reported incidence, knowledge, and behavior among US adults. JAMA Netw Open 2020;3:e2012403.
  4. Faasse K, Newby JM. Public perceptions of COVID-19 in Australia: perceived risk, knowledge, health protective behaviours, and vaccine intentions. medRxiv July 28, 2020.
  5. Seale H, Heywood AE, Leask J, et al. COVID-19 is rapidly changing: Examining public perceptions and behaviors in response to this evolving pandemic. PLoS One 2020;15:e0235112.

 

 

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