Gli obiettivi per la salute sostenibile sono costantemente disattesi per donne e bambini in contesti bellici

I bisogni di salute sono disattesi per oltre 630 milioni di donne e bambini nei territori colpiti da conflitti armati, ma i dati sono carenti.

I bambini (e le donne) ci guardano.

The Lancet, pubblica una nuova serie di approfondimenti in quattro parti basata sugli studi della recente borsa di studio del Consorzio Bridging Research & Action in Conflict Settings for Health of Women & Children (BRANCH), un’impresa di ricerca internazionale volta a indirizzare un’azione efficace sulla salute e l’alimentazione di donne, neonati, bambini e adolescenti nel contesto di un conflitto armato (vedi). Basandosi su tale lavoro precedente, la Serie vuole migliorare la comprensione del problema e definire i parametri necessari per fornire servizi di salute nutrizionale, sessuale, riproduttiva, materna, neonatale, infantile e adolescenziale in contesti di conflitto.

La Serie mira a fornire approfondimenti empirici e analitici sulla natura e le dinamiche della salute e della nutrizione di donne e bambini in diversi contesti di conflitto e proporre alcuni passi immediati per aiutare a colmare le lacune e i bisogni immediati, nonché azioni a lungo termine per promuovere e supportare meglio la risposta sanitaria umanitaria più efficace per donne e bambini colpiti dai conflitti.

Questioni di sicurezza.

Tra i problemi concreti che sono esposti negli studi c’è quello della sicurezza, non soltanto delle vittime dei conflitti, i cui rischi variano sulla base della tipologia e della durata degli scontri, ma anche degli operatori sanitari, come per la passata epidemia d’Ebola in Congo (vedi).

Inoltre, non bisogna dimenticare che oltre al tragico bagaglio di morti dirette, i conflitti, specialmente quando si cronicizzano, provocano molti più decessi indiretti, determinati dal peggiorare delle condizioni di vita, dell’accesso alle cure e alle risorse, in particolare alimentari.

Esistono molti modi in cui la salute e l’alimentazione possono essere influenzate dal conflitto, ma gli studi sistematici sono scarsi. Le indagini esistenti collegano i conflitti a malnutrizione, lesioni fisiche, malattie acute e infettive, cattiva salute mentale e cattiva salute sessuale e riproduttiva.

Tuttavia, a parte la malnutrizione, le analisi sono tipicamente limitate ai contesti locali e sono di qualità da bassa a moderata.

I dati sugli adolescenti sono quasi inesistenti. Informazioni più chiare sugli effetti indiretti dei conflitti armati sulla salute , compresa la loro durata ed estensione, aiuterebbero la progettazione e l’attuazione di interventi essenziali per mitigare i danni delle guerre.

Combattere la malnutrizione.

Nel definire le priorità nella fornitura di interventi di salute alimentare, sessuale, riproduttiva, materna, neonatale, infantile e adolescenziale confrontando dieci paesi colpiti da conflitti: Afghanistan, Colombia, Repubblica Democratica del Congo, Mali, Nigeria , Pakistan, Somalia, Sud Sudan, Siria e Yemen, risulta che, nonostante le grandi variazioni nei contesti e nei processi decisionali, sono l’assistenza prenatale, l’assistenza ostetrica e neonatale di emergenza di base e completa, le immunizzazioni, il trattamento di malattie infantili comuni, l’alimentazione di neonati e bambini piccoli, così come lo screening e il trattamento della malnutrizione ad essere considerati priorità per l’intervento in tutti e dieci i contesti di conflitto. Al contrario, la fornitura di molti servizi e interventi salvavita e altri essenziali non è stata segnalata in tutti i contesti, inclusa la fornitura della maggior parte dei servizi sanitari riproduttivi, neonatali e adolescenti, nonché gli interventi per affrontare i nati morti.

Buone pratiche.

La natura dinamica del conflitto moderno e il ruolo in espansione degli attori armati non statali in vaste aree geografiche pongono nuove sfide alla fornitura di servizi sanitari e nutrizionali a donne e bambini e alla valutazione dei risultati. Tuttavia, il sistema umanitario è creativo e pluralista e ha sviluppato alcune nuove soluzioni per avvicinare i servizi salvavita alle popolazioni, compreso l’adattamento su misura degli interventi e l’uso di modalità di consegna più flessibili come le cliniche mobili e l’assistenza basata sulla comunità. Se e quando rigorosamente valutate, queste nuove soluzioni potrebbero rappresentare risposte concrete alle attuali sfide di implementazione nei moderni contesti di conflitto, tenendo sempre conto delle loro differenze.

Necessità di dati.

In generale i ricercatori rilanciano le richieste di dati e informazioni migliori, immediatamente disponibili e utilizzabili in contesti di conflitto, che richiederebbero investimenti sostanziali in adattamento e innovazione nel metodo e nelle tecnologie per migliorarne la raccolta e l’analisi.

Fanno eco anche alle precedenti richieste di riforma delle strutture prevalenti del settore sanitario umanitario e sostengono che un maggiore impegno dei partner locali sul campo potrebbe garantire un generale miglioramento.

Fonti.

https://www.thelancet.com/series/conflict-health

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