Disinformazione e vaccini: come cambiare rotta?

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

La via più rapida e concreta per uscire dalla pandemia, scongiurando anche il rischio che emergano nuove varianti virali più pericolose, è la vaccinazione di massa. Ma a parte le difficoltà logistiche del produrre e distribuire in tempi brevi i miliardi di dosi necessarie in tutto il mondo, il grande pericolo per una campagna vaccinale di successo è quello della contrarietà e dell’esitazione: chi dei vaccini proprio non vuole saperne, e fantastica di microchip e 5G (per fortuna non moltissimi, ma spesso agguerriti); e i tanti che su questi prodotti hanno qualche dubbio, a volte anche legittimo vista la confusione con cui le campagne stanno spesso procedendo e la comunicazione farraginosa che le accompagna.

Effetti mediatici indesiderati

Basti ricordare la notizia apparsa in Italia l’anno scorso del “brasiliano morto nella sperimentazione del vaccino”. Solo dopo che i titoli allarmanti si erano diffusi, il malcapitato si rivelato essere un volontario arruolato nella sperimentazione di AstraZeneca, ma che era ancora in attesa di ricevere il primo inoculo, e quindi evidentemente era morto per tutt’altre cause. O anche, ora che la campagna è in corso, i tanti titoli del tenore “muore investito dal bus dopo essersi vaccinato”, che ovviamente non tentano neanche di addossare al vaccino la colpa del decesso, ma contribuiscono inevitabilmente a sollecitare il lato irrazionale che tutti abbiamo, rinfocolando l’inquietudine che cova almeno sottotraccia su un prodotto tanto discusso.

Problemi simili sono emersi nel Regno Unito, racconta sul New Yorker (1) la giornalista Anna Russell. Qui l’imponente campagna vaccinale è stato un passo ben riuscito del governo dopo i molti errori di gestione della pandemia. Ma la velocità stessa della campagna ha causato qualche confusione. Sono cambiati in corso d’opera i piani di somministrazione (passando dalle due dosi a testa a 3-4 settimane di distanza, previste inizialmente, alla scelta di dare una sola dose subito a quante più persone possibile, e l’altra tre mesi dopo). A un certo punto si è anche sparsa la voce, poi smentita, che alcune persone avrebbero ricevuto prodotti diversi nelle due iniezioni (cosa che in realtà si sta facendo solo in sperimentazioni limitate). Questa confusione – aggiungendosi alle perplessità già sollevate sulla velocità con cui i vaccini sono stati sviluppati, e alla sfiducia indotta dai precedenti passi falsi del governo – ha suscitato molte diffidenze.

Campagne a  sfavore della scienza

A questo si aggiungono poi le campagne deliberatamente fraudolente. Che spesso vengono diffuse e divengono virali a opera di persone in buona fede, che le condividono per ingenuità o per trascuratezza, ma a volte sembrano concepite da veri e propri professionisti della disinformazione. Secondo chi le analizza, sono particolarmente efficaci le campagne che contengono un briciolo di verità, distorta o presentata in modo tendenzioso fuori contesto; per esempio il video racconto di chi ha avuto una reazione anafilattica, senza specificare che ciò accade a una frazione minima dei vaccinati.

Sono più persuasivi anche i contenuti che sembrano avere basi scientifiche, citando per esempio un “medico delatore” che rivela “la verità che ci tengono nascosta”. Un’immagine dell’RNA del vaccino che si avviluppa sull’elica del nostro DNA e “ci modifica geneticamente”, che sembra presa da un testo scientifico, ha avuto per esempio più successo di una foto di Bill Gates in occhiali scuri, presunto artefice di una cospirazione per uccidere miliardi di persone.

Mettere in dubbio tutto

Un rapporto pubblicato a dicembre dall’organizzazione britannica Logically, che segue la disinformazione sul Covid-19, segnala una peculiarità rispetto alla propaganda no-vax classica: per il coronavirus non solo si paventano i danni di un vaccino, perlopiù sviluppato troppo rapidamente e quindi non sicuro, ma si mette in dubbio l’esistenza stessa della malattia o la sua gravità. Molti credono che Covid-19 sia una bufala o che sia stata drammaticamente sopravvalutata al fine di imporre un vaccino non necessario alla popolazione, spiega il rapporto (2). Ma se non credi che covid -19 esista, non c’è motivo di prendere un vaccino.

Contrastare una simile macchina di proselitismo non è facile, come ha rimarcato Imran Ahmed, capo dell’organizzazione no-profit Center for Countering Digital Hate, scrive la giornalista del New Yorker: i medici e i governi devono persuadere chi esita a compiere un’azione precisa, i no-vax devono semplicemente seminare il dubbio per indurre all’immobilismo (1).

Altri intoppi prevenibili

Eppure le strade per agire ci sono. Puntando in primis ai tanti esitanti, e non ai pochi no-vax duri e puri. E iniziando col non dare loro validi motivi per esser restii, come la confusione e le informazioni contraddittorie sulle prenotazioni, o il fissare gli appuntamenti all’ultimo momento o in centri lontani da casa. Tutti intoppi che, secondo vari esperti, provocano più rinunce della propaganda no-vax in sé, o fanno propendere per la rinuncia chi aveva scelto di vaccinarsi, ma non era del tutto convinto.

Più nello specifico, è ormai dimostrato da vari studi che aggredire l’interlocutore e dargli del somaro non serve ed è anzi controproducente, perché lo irrigidisce nelle sue posizioni. Servono invece campagne ben costruite che cerchino non solo di informare ma anche di fare emergere e affrontare le perplessità di tanti. Per esempio con incontri pubblici, mirati in particolare alle comunità che più rischiano di essere vittime di paure immotivate o di una sfiducia generalizzata, come sono spesso molte minoranze e gruppi disagiati. Questi incontri, per essere efficaci, vanno tenuti appunto non col tono di chi va a insegnare la verità, ma facendo emergere dubbi e perplessità e affrontandoli in modo empatico. Ricorrendo magari a persone di cui i membri di una comunità possano fidarsi, che siano personaggi pubblici, esponenti della comunità stessa, o leader religiosi e spirituali (3). Come l’imam britannico Qari Asim, un leader dell’islamismo britannico che – racconta Anna Russell – ha prodotto un videosermone in cui cita passi del Corano relativi alla fiducia nei medici e ai doveri verso la comunità, sfata molti timori riguardo al vaccino, e rassicura che è halal (conforme ai canoni islamici), per esempio senza alcol, né contiene microchip. Il video è stato diffuso in centinaia di moschee in tutto il paese.

La fiducia cresce

Le tante iniziative come queste sembrano avere qualche effetto. Un monitoraggio periodico delle opinioni sul Covid (4), realizzato dall’Imperial College London e da YouGov, mostra che chi si dichiarava convinto di vaccinarsi in Europa, Asia e Australia è cresciuto dal 40% di novembre a oltre il 50% di gennaio, mentre la percentuale che esprimeva preoccupazioni per gli effetti collaterali è calata, sia pure di pochi punti, al 47%. In Italia chi si diceva molto preoccupato degli effetti collaterali è calato dal 30% di metà novembre al 24% di metà marzo (ma sono cresciuti quasi in pari misura le persone abbastanza preoccupate).

In alcuni stati l’avvio stesso della campagna vaccinale ha fatto migliorare gli atteggiamenti, probabilmente perché ha mostrato la sicurezza dei vaccini, anche tramite la testimonianza diretta di amici e familiari che li hanno fatti. Sebbene restino paesi più ostili, come Francia e Giappone, nell’insieme il quadro sta quindi migliorando. E fa dire a Sarah Jones, dell’Imperial College London, che “per la prima volta dall’inizio della pandemia, sento che l’ottimismo si sta diffondendo più in fretta del virus” (4,5).

 

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Bibliografia

  1. Russel A. The Fight Against Vaccine Misinformation. The New Yorker, 10 marzo 2021.
  2. Not Anti-Vaccine, Anti COVID-Vaccine: Misinformation Trends in the UK, 2 dicembre 2020.
  3. Hoffman J. Clergy Preach Faith in the Covid Vaccine to Doubters. New York Times, 14 marzo 2021.
  4. Mega ER. Trust in COVID vaccines is growing. Nature, 10 febbraio 2021.
  5. Imperial College London’s Institute of Global Health Innovation (IGHI), YouGov. Global attitudes towards a COVID-19 vaccine as of January 2021.

 

 

 

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