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DALL’AGENTE ORANGE AL GLIFOSATO: ERBICIDI E SALUTE

di Mario Nejrotti

Il portale DORS mette in rete un articolo interessante sul pesticida più diffuso, il glifosato. Esso è usato nelle coltivazioni di quasi tutto il mondo con una produzione annua di 700.000 tonnellate di prodotto. Esso è presente in più di 750 prodotti differenti, tra cui le più note etichette commerciali sono Abundit Extra; Credit, Xtreme, Glifonox, Rodeo, Roundup; Touchdown; Tragli; Wipe Out; Yerbimat. (vai).

La multinazionale Monsanto, attiva anche in Italia, già produttrice dell’Agente Orange per l’esercito statunitense nella guerra del Vietnam, mette a disposizione degli agricoltori questo pesticida e anche le qualità di soia e di grano OGM che ad esso sono insensibili. Con questa sinergia il prodotto può essere ripetutamente usato per combattere le aggressioni di insetti e parassiti, anche con la pianta in maturazione. La coltivazione di prodotti OGM è molto diffusa nel pianeta, si vedano i dati diffusi dalla Monsanto Italia (vedi)

La strategia è sicuramente vincente: produrre la difesa delle piante da coltivare e poi creare le piante che non patiscano l’assunzione del pesticida attraverso le radici e le foglie. Tutto bene quindi. No, dopo che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), già nel marzo 2015, ha classificato come probabile cancerogeno per l’uomo (gruppo 2A) il glifosato. Il giudizio si è basato su un’evidenza limitata di provocare il cancro nell’uomo e un’evidenza sufficiente di provocare il cancro negli animali da esperimento.

Ma nel novembre 2015 l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) esprime il suo parere: “è improbabile che la sostanza sia genotossica o che presenti una minaccia di cancro per l’uomo…

In base a queste due valutazione profondamente contrastanti la Commissione Europea riunitasi agli inizi del mese di marzo non è riuscita a decidere in merito all’autorizzazione all’uso del glifosato per altri 15 anni.

La sostanza, dopo l’impiego, può rimanere nel suolo, nelle acque superficiali, nelle acque di falda, in atmosfera e nei cibi. E’ stata rilevata anche nell’urina di agricoltori in due studi effettuati negli Stati Uniti, nella popolazione di centri urbani in Europa e in residenti in zone rurali della Colombia. L’esposizione della popolazione alla sostanza avviene attraverso l’alimentazione.

Oltre alle conseguenze per la salute, il glifosato provoca danni ambientali. È in grado, infatti, di ridurre la biodiversità e di uccidere insetti e uccelli.

Nel mondo esiste una pressione notevole da parte di singoli e di movimenti di opinione per applicare a questo erbicida il “principio di precauzione”, o principio precauzionale. Cioè una condotta cautelativa  nelle decisioni politiche ed economiche sulla gestione delle questioni scientificamente controverse.

Dietro l’assunzione di una decisione politica continentale, come quella che è stata rimandata dalla Commissione Europea, ci sono interessi economici enormi che sicuramente il colosso Monsanto ben rappresenta.

Ma la salute della popolazione dovrebbe essere sempre e comunque un bene superiore alle logiche di mercato e le politiche di sviluppo socioeconomico dovrebbero sempre considerare questo principio inderogabile.

Ammalarsi e morire per poter lavorare o produrre ricchezza è una strategia patologica.

In questa discussione molti hanno preso posizione, affermando che il glifosato, prodotto dalla Monsanto con il nome commerciale di Roundup, è implicato nell’insorgenza  almeno del linfoma non-Hodgkin. Indubbiamente la pressione politica e commerciale della multinazionale in questione è  molto forte specialmente in paesi dell’America Latina come la Colombia, dove il diserbante è stato ampiamente usato per distruggere le estensioni di coltivazione illegale di coca, (vedi)  o l’ Argentina, dove il ministro dell’agricoltura della provincia di Buenos Aires, cuore dell’area agricola nazionale, è l’ex direttore della sezione sementi della Monsanto e (vedi) dove ormai oltre 16 milioni di ettari sono coltivati con prodotti modificati geneticamente, da lei brevettati e resistenti al suo diserbante. In questo Paese le preoccupazioni per l’impatto del diserbante sulla popolazione sono molto forti e riassunte nell’impressionante  video, che alleghiamo

Per altro movimenti di opinione si sono schierati apertamente contro la Monsanto per influenzare l’opinione pubblica e i governi, perché pongano molta attenzione nelle decisioni che riguardano l’uso del glifosato.

L’ultima campagna, che è stata promossa da Avaaz , organizzazione che raccoglie a livello planetario 42.000.000 di aderenti, ha contribuito a sensibilizzare la Commissione Europea nella decisione di rimandare la valutazione della proroga quindicennale dell’uso del pesticida nel nostro continente. Sono state raccolte per quella petizione quasi un milione e mezzo di firme.(vedi)

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