“Dai Medici Condotti al SSN” Una mostra per ricordare il passato e costruire il futuro.

di Mario Nejrotti

L’epidemia di SARS COV2 non ci ha ancora lasciato, come speravamo l’anno scorso all’affacciarsi della primavera.

La gente è stanca, mentre la campagna di vaccinazione prosegue tra molte difficoltà organizzative, limitata dalla carenza delle forniture a livello europeo, da una organizzazione eterogenea, dalle polemiche e preoccupazioni sull’efficacia e innocuità dei vaccini e da inopportuni contrasti politici.

Mai come in questi tempi si sente la necessità assoluta di una organizzazione sanitaria forte e di una programmazione, che evitino improvvisazioni, spettacolarismi e promozioni di immagine sterili e inutili e che diano ai cittadini soluzioni stabili, efficaci ed efficienti.

Il diffondersi della pandemia prima e le necessità di una vaccinazione di massa poi, che accogliesse ogni proposta pur di raggiungere i numeri e acquietare preoccupazione politiche e sociali, ha messo in secondo piano una programmazione  sanitaria a  medio termine, che presto diverrà urgente, perché il virus, che muta velocemente, non ci abbandonerà per miracolo.

Inoltre, questa esperienza ci ha insegnato che non bastano i piani  ministeriali e le promesse per neutralizzare  futuri Cov o simili.

Strutture sanitarie di base sono a disposizione della popolazione, con potenzialità importanti per risolvere in maniera strutturale il problema.

Figure cardine sono in primis i medici delle cure primarie e cioè quelli di medicina generale, i pediatri di libera scelta.

Solo potenziando l’organizzazione di questi professionisti, dotandoli di strumenti, collaboratori amministrativi con competenze informatiche e infermieri, si potrà far fronte alle future necessità sanitarie di massa.

La vaccinazione anti COV2 è solo la più cogente, ma non deve mettere in ombra altre problematiche che solo una struttura adeguata può supportare: altre campagne di vaccinazione di massa e a gruppi specifici di rischio, gestione della cronicità, prevenzione delle malattie non trasmissibili, per citare solo le più rilevanti.

Per riuscire nell’intento è necessario un forte legame tra il medico e il paziente.

Non è possibile però crea un rapporto di fiducia con le persone in poco tempo.

Abbiamo nel nostro Paese una lunga storia di assistenza di base che affonda le sue radici nella figura del Medico Condotto, che fa da base culturale e sociale alle nuove figure sanitarie moderne.

Medico Condotto: un ponte tra un passato romantico di abnegazione e sacrificio e professionisti di oggi che mantengono vivo il rapporto umano tra medicina e malattia.

È importante mantenere la memoria di questa figura di medico vicino alla gente, specie ai più fragili e bisognosi.

Una mostra, a lungo rinviata per i motivi che sono a tutti noi tristemente noti, fa luce su questo percorso professionale, sociale e umano.

Una mostra per cittadini, medici, ma anche sanitari, amministratori di sanità pubblica e politici, per ricordare, conoscere e imparare a programmare, in un periodo dove gli errori possono costare troppe vite.

 “Dai Medici Condotti al SSN”, a cura del Centro Italiano di Storia Sanitaria e Ospitaliera, Archivio Scientifico e Tecnologico dell’Università di Torino, sarà inaugurata in  streaming il 5 maggio prossimo alle ore 17,30, sulla pagina Facebook e sito della Fondazione Donat-Cattin (www.fondazionedonatcattin.it ).

Proseguirà poi dal 6 al 29 maggio, al Polo del 900, palazzo San Daniele, via del Carmine 14 a Torino, con orario dal lunedì alla domenica dalle 10 alle 18.

Il sabato e la domenica l’ingresso sarà su prenotazione: per email reception@polodel900.it

o per telefono al numero 0110883200.

La mostra percorre uno spaccato di storia della medicina, a partire, come si diceva, dai medici condotti, incaricati di garantire cure gratuite per i poveri, fino alla creazione e al consolidamento del SSN.

Presenta,inoltre antichi documenti, la ricostruzione di un ambulatorio di un medico condotto, l’esposizione di strumenti medico-chirurgici, videointerviste a vecchi medici.

L’ultima parte è dedicata ai primi 40 anni del Servizio Sanitario Nazionale, che hanno portato al progresso di alcuni indicatori di salute, come l’aspettativa di vita, la mortalità complessiva e il miglioramento della gestione di alcune patologie, per far comprendere quanto lavoro si è fatto, ma anche quanto ci sia ancora da fare per garantire prestazioni appropriate e umane a tutta la popolazione.

Per qualunque informazione: info@cisopiemonte.it ; info@fondazionedonatcattin.it

 

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