COVID-19, sedentarietà e “covibesità”

di Maria Rosa De Marchi

Stili di vita non salutari sono correlati a obesità e all’insorgenza di malattie cardiometaboliche. Uno studio, recentemente pubblicato su Mayo Clinic Proceedings, si è proposto di studiare non solo l’eventuale correzione tra attività sportiva e rischio di COVID-19, ma se fosse presente una eventuale correlazione con pattern alterati di sonno e veglia. Per farlo, sono stati raccolti dati provenienti dalla banca dati UK Biobank e appartenenti a 91.248 partecipanti, da cui sono stati estratti i dati di 207 persone che erano risultate positive al test per il COVID-19. Di queste, 124 persone hanno manifestato infezione grave: i dati sono stati analizzati con regressione logistica. Dallo studio non è emerso un collegamento tra sedentarietà e rischio di COVID-19, mentre è emerso un legame tra maggiore attività durante il giorno (diminuzione del rischio) e qualità del sonno (aumento del rischio in caso di scarsa qualità).

Diverso è invece il discorso relativo all’obesità. Come sottolinea anche il sito dell’Istituto Superiore di Sanità, molti studi hanno evidenziato che la presenza di obesità (specie nei giovani adulti) aumenta il rischio di complicanze e morte in persone affette da COVID-19. L’obesità è di per sé associata a diversi problemi di salute: disfunzioni respiratorie, livelli alti di infiammazione, alterata risposta immune a infezioni virali, presenza di altre patologie associate.

Il lockdown causato dalla necessità di contenere la diffusione del COVID-19 ha causato una sorta di pandemia parallela, chiamata “covibesità” in un articolo apparso sulla rivista Obesity Medicine. Il termine si riferisce ai cambiamenti delle abitudini (comportamentali, psicosociali e ambientali) verificatisi durante il lockdown e che hanno portato all’aumento di peso di alcuni segmenti di popolazione. Si è osservato, in particolare, un aumento di acquisto di cibo, di utilizzo di servizi di asporto e di consumo di alcolici che, combinato alla necessità di lavorare, studiare a domicilio e a un aumentato utilizzo di social media ha fatto aumentare peso, inattività e tempo che le persone passano davanti allo schermo.

L’inattività forzata del lockdown vissuto in primavera ha contribuito all’alterazione delle abitudini alimentari, spesso associate a un aumento dello stress e di vissuti caratterizzati da emozioni negative.

Nello studio si prevede che i cambiamenti relativi allo stile di vita persisteranno anche dopo il termine dell’emergenza sanitaria e che le industrie a loro volta si adatteranno ai cambiamenti, con un impatto non indifferente sulla gestione del peso da parte delle persone. Dal momento che la situazione è in costante aggiornamento, gli studi a disposizione sul fenomeno sono perlopiù osservazionali e solo il tempo sarà in grado di fornire solidi dati epidemiologici sui quali basare future politiche sanitarie. È ad ogni modo necessario, secondo gli studiosi, iniziare da qualche parte identificando il fenomeno e riconoscendone le caratteristiche, per capirne meglio le conseguenze in futuro. L’obiettivo, per affrontare il nuovo fenomeno della “covibesità”, è concepire e mettere in atto azioni efficaci, veloci e generalizzate.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che nel 2016 più di due miliardi di persone nel mondo fossero sovrappeso e che 650 milioni fossero obese. Negli ultimi 40 anni, in molti Paesi, si è osservato un aumento della prevalenza del sovrappeso e dell’obesità, sia nei bambini che negli adulti. Queste statistiche, nei tempi a venire e alla luce di quanto sta accadendo con la pandemia di COVID-19, sono purtroppo destinate a peggiorare ulteriormente.

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