COVID-19: massima trasparenza medico-paziente

Riguardo alla COVID-19 i medici dovrebbero mantenere la massima trasparenza nei confronti dei loro pazienti.

Comunicazione, prevenzione e terapia.

La novità della pandemia, l’inseguirsi tumultuoso di notizie, autorevoli o meno, su trattamenti e prevenzione possono creare una grande confusione anche negli addetti ai lavori (vedi), a maggior ragione nel pubblico non specializzato.

Si passa inevitabilmente da due estremi: decisioni tecniche calate dall’alto o completa responsabilizzazione del paziente, mentre la soluzione migliore sarebbe un processo decisionale partecipato e collaborativo.

Questo va un po’ contro l’approccio medico-paziente tipico del sistema sanitario statunitense, dove “viene insegnato a guidare i nostri pazienti attraverso il panorama della ricerca medica, ma permettiamo loro di prendere una decisione sul trattamento. È considerato antiquato e non etico dire ai nostri pazienti cosa fare.”

Al contrario, quando il paziente viene a essere anche medico, i suoi colleghi si sentono più liberi di condividere le proprie opinioni: “Non ti direi di farlo se fossi un mio paziente. Per i miei pazienti, è davvero una scelta personale”.

Tra medicina difensiva e gioco delle parti.

Perché i medici si sentono più liberi di dare consigli e condividere ragionamenti clinici con i propri colleghi piuttosto che con i semplici pazienti?

Da un lato, sicuramente c’è la paura, radicata, di cause legali. Il fatto che i medici basino molte delle loro decisioni professionali sulla paura di essere citati in giudizio per negligenza, se qualcosa andasse storto, non è soltanto il pregiudizio dei pazienti più diffidenti. Tuttavia, è anche possibile che molti medici, soprattutto al riguardo delle scelte vaccinali in un contesto così inedito e d’emergenza come la pandemia di COVID-19, si siano sentiti a proprio agio nel fare un’ipotesi calcolata per un collega, ma non per un paziente, perché si sentono moralmente meno responsabili della decisione finale di un collega.

Chiaramente, un parere espresso con decisione dal proprio medico ha un peso diverso se destinato a un paziente digiuno di medicina o a un collega, la ragione per cui la maggior parte dei medici esita a dire ai pazienti cosa fare potrebbe avere radici altruistiche: evitare il paternalismo è un principio etico cruciale e si basa sul concetto, molto statunitense, che, se gli individui hanno pieno e uguale accesso alle informazioni, hanno poi indistintamente le capacità di prendere una decisione responsabile e corretta.

Informazione.

L’ottimismo, alla base dell’etica sanitaria e non solo, di questi presupposti si scontra, come minimo, con il panorama informativo della nostra società attuale, in cui i dati corretti e la capacità di interpretarli faticano a raggiungere equamente la popolazione, ostacolati da misinformazione (criminale o colposa), disparità culturali, economiche e linguistiche. Fare finta che queste discrepanze non esistano e adottare regole da “mondo ideale” è estremamente comodo e deresponsabilizzante, tuttavia, finché non si garantirà un accesso equo agli strumenti culturali e alle informazioni, bisognerà adottare soluzioni di compromesso che implicano la massima condivisione, comunicazione e trasparenza e un minimo di rischio di “paternalismo”, che può essere evitato solo attraverso il rispetto per le paure e le speranze dei pazienti e un ascolto attento e comprensivo delle loro esigenze.

Riforma del rapporto medico-paziente.

Con visite di 15 minuti, che sono la norma in molti studi medici, il processo decisionale in medicina, non solo sui vaccini, ma su molte questioni mediche, rischia di diventare una pantomima di autonomia. In nome dell’assistenza incentrata sul paziente, i medici a volte lo “ubriacano” di statistiche e poi lo abbandonano per guadare un oceano di dati confusi. A questo problema si aggiunge il fatto che molti pazienti, in particolare quelli a basso reddito, non hanno un forte rapporto con un medico che conoscono e di cui si fidano, o non hanno proprio un medico.

Occorre riformare il rapporto medico-paziente, personalizzandolo in modo da garantire l’autonomia decisionale degli assistiti fornendo loro al tempo stesso gli strumenti per prendere decisioni consapevoli.

Fonti.

https://www.npr.org/sections/health-shots/2021/04/18/988142233/opinion-doctors-should-be-more-candid-with-their-patients

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