COVID-19: l’attività dei consultori familiari

La pandemia di COVID-19 ha mostrato quanta importanza l’assistenza sanitaria territoriale abbia nel costituire una rete di protezione della popolazione.

I Consultori familiari.

Nell’ambito dell’assistenza sanitaria territoriale giocano un ruolo fondamentale i Consultori familiari, “fotografati” in un censimento promosso dall’ISS (vedi) che ha fatto il punto sull’operatività e sulle buone pratiche dei CF nazionali, concluso nel gennaio 2020, che ha coinvolto tutte le Regioni/PA, tutti i coordinatori dei servizi consultoriali pubblici a livello aziendale/distrettuale (88% di rispondenza) e tutte le sedi di CF pubbliche e private accreditate del Paese (84% di rispondenza). Esso ha poi originato nel luglio 2020 un contributo pubblicato su “Epidemiologia e Prevenzione” (vedi) di dicembre.

I Consultori Familiari prevedono la presenza di una équipe multidisciplinare costituita da ginecologo, ostetrica, psicologo e assistente sociale, cui si possono aggiungere l’infermiere e l’assistente sanitario, e altre professionalità per eventuali rapporti di consulenza.

La densità ottimale dei CF in Italia è di 1 a 35000, contro l’1 a 20000 ottimale. Sul piano delle ore lavorative disponibili le cose peggiorano ulteriormente con grosse discrepanze geografiche e in generale i CF lamentano un diffuso sottorganico.

Consultori e COVID-19.

Realtà così radicate sul territorio hanno ovviamente patito gravemente delle conseguenze della pandemia, che hanno limitato drasticamente l’accesso alle strutture e l’attività di promozione della salute,

Tuttavia, i CF sono stati esemplari nella rapidità di riorganizzazione della propria attività costituendo un possibile modello per l’assistenza sanitaria territoriale.

Per esempio, per quanto riguarda l’assistenza alla nascita sono stati immediatamente potenziati i servizi a distanza e la possibilità per le partorienti di essere seguite via telefono dal personale.

Anche tutte le altre attività di consulenza, a adolescenti e famiglie, sono state potenziate nelle forme a distanza, attraverso i siti web e i social.

Tra queste prestazioni, i Corsi di Accompagnamento alla Nascita sono stati prontamente convertiti in servizi a distanza.

Ove non sia stato possibile derogare ai servizi in presenza sono spesso stati allargati gli spazi, o allungati gli orari, per evitare assembramenti pericolosi. La stessa cosa è avvenuta per l’attività di screening del tumore della cervice dell’utero, che ha ovviamente subito un forte ritardo a causa dei lockdown.

Lezioni.

Le esperienze riportate testimoniano come in diverse aree del Paese i CF siano stati in grado di fronteggiare l’emergenza pandemica introducendo modalità di offerta inedite per garantire le normali attività.

Le caratteristiche dei contesti che hanno fornito le risposte più tempestive e articolate di fronte al COVID-19 sono da prendere come esempio per pianificare le iniziative prioritarie, che richiamano la responsabilità delle istituzioni centrali, locali e dei professionisti sanitari: le forti differenze territoriali, per esempio, andranno sfumate per raggiungere uno standard adeguato e omogeneo in termini di strutture e personale multidisciplinare.

Sarà poi necessario ampliare e consolidare reti integrate di assistenza a livello di azienda o distretto a supporto sia della continuità assistenziale nell’ambito delle cure primarie e con l’ospedale, con attenzione alle disuguaglianze.

Informatica e popolazione.

La crisi ha mostrato l’importanza di reti e piattaforme informatiche a sostegno della gestione di percorsi integrati e dell’offerta di attività a distanza. Quanto sperimentato durante la pandemia può offrire un’opportunità di miglioramento. L’aspetto più rilevante è costituito dall’uso della videotecnologia, che ha consentito di aumentare l’accessibilità di alcune delle attività erogate. Il suo utilizzo su vasta scala nel lungo periodo richiede, tuttavia, la verifica dei prodotti offerti in termini di efficacia. Particolare attenzione va posta alla caratterizzazione degli utenti che se ne avvalgono, per non escludere la popolazione meno raggiungibile dalle modalità telematiche.

Fonti.

https://www.ep.epiprev.it/documenti/downloadfile.php?fileid=53617f5982033a17bd440621d847ab187ce72fb4

https://www.epicentro.iss.it/consultori/pdf/sintesi-risultati-12_12_19.pdf

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