Covid-19 e quei pericolosi ritardi nelle diagnosi precoci dei tumori

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

“Sento che questo è un terremoto che ha scosso il nostro sistema sanitario. Probabilmente le ripercussioni si sentiranno ancora, nei prossimi due anni almeno”. Così commenta su Medscape Medical News, dati alla mano, l’oncologa Sharon Chang del Permanente Medical Group di Fremont, in California. Il terremoto riguarda una delle più gravi e temute conseguenze indirette della pandemia: l’interruzione dei programmi di screening oncologici durante i primi lockdown che porterà inevitabilmente a un aumento di diagnosi di tumori avanzati e delle morti per cancro.

Alcuni numeri

L’oncologa californiana Sharon Chang ha voluto fotografare gli effetti del rallentamento degli screening  mammografici dopo l’ordine imposto il 17 marzo 2020 dal governo della California di “stare a casa”. Ha rilevato il 64% in meno di diagnosi di cancro al seno nei 21 centri medici Kaiser Permanente nei due mesi successivi l’inizio del lockdown. Rispetto allo stesso periodo del 2019 mancavano all’appello circa 450 diagnosi di tumore al seno. Ma il problema non è circoscritto al tumore al seno, purtroppo.

Secondo i dati statunitensi di Epic health research network, negli Stati Uniti lo scorso anno, a metà giugno, i test diagnostici per i tumori al seno, al colon e al collo dell’utero erano dal 29% al 36% inferiori ai livelli di prepandemia.  Secondo uno studio che ha coinvolto il sistema sanitario del Massachusetts General Brigham di Boston, sono andate perse 1438 lesioni cancerose e precancerose durante i primi tre mesi della lockdown. In coincidenza del primo picco di casi Covid-19, i cinque principali programmi di screening (mammografia, test dell’antigene prostatico specifico, colonscopia, Pap test, TAC a bassa dose) sono diminuiti da -60% a -82%. Associato a questo trend, le diagnosi di tumori della mammella, della prostata, del colon-retto, del collo dell’utero e del polmone sono calate dal -19% al -78%. “Quantificare il problema reale ci ha fatto capire quanto lavoro deve essere fatto per tornare ai numeri prepandemici”, ha commentato Quoc-Dien Trinh, co-direttore del Dana Farber/Brigham and Women’s Prostate Cancer Program, che ha guidato lo studio.

In aumento del diagnosi di tumori avanzati

Serve quindi recuperare al più presto il terreno perduto per tornare ai numeri prepandemici. Ma resta comunque la preoccupazione dell’aumento delle diagnosi di tumori in fase avanzata dovuti ai rallentamenti dei programmi di screening. La rete oncologica della provincia di Alberta, in Canada, scrive Medscape Medical News, ha registrato nell’arco di un solo mese di lockdown il 30% in meno di diagnosi di tumori invasivi e addirittura il 50% in meno delle lesioni precancerose che per la gran parte vengono intercettate con gli screening. Tumori e lesioni che verranno diagnosticati a mano a mano che si tornerà alla normalità ma quando la malattia sarà già progredita.

Lo stesso problema viene denunciato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). In Italia, nei primi nove mesi del 2020 sono stati 2.118.973 esami di screening in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Ritardi che si stanno accumulando e che si traducono in una netta riduzione non solo delle nuove diagnosi di tumore della mammella (2.793 in meno) e del colon-retto (1.168 in meno), ma anche delle lesioni che possono essere una spia di quest’ultima neoplasia (oltre 6.600 adenomi avanzati del colon-retto non individuati) o del cancro della cervice uterina (2.383 lesioni CIN 2 o più gravi non diagnosticate).  “Se la situazione si prolunga, diventa concreto il rischio di un maggior numero di diagnosi di cancro in fase avanzata, con conseguente peggioramento della prognosi, aumento della mortalità e delle spese per le cure”, ha commentato Giordano Beretta, Presidente nazionale dell’AIOM e Responsabile dell’Oncologia Medica Humanitas Gavazzeni di Bergamo, nel convegno nazionale sullo “Stato dell’Oncologia in Italia”.

Posticipare la diagnosi dei tumori quando sono già in fase avanzata significa una minore probabilità di guarigione e un maggior rischio di mortalità. Gli oncologi della London School of Hygiene and Tropical Medicine di Londra prevedono che nei prossimi cinque anni l’Inghilterra conterà 3500 morti in più per cancro al seno, all’esofago e al polmone, morti che sarebbero state evitate senza le misure di lockdown rese necessarie per contrastare l’aumento di infezioni da Sars-CoV-2.

I sistemi sociosanitari dovranno far fronte a una maggiore domanda di terapie oncologiche e servizi assistenziali per la presa in carico dei pazienti oncologici. A questo si aggiungerà il problema della crisi economica e della povertà che ostacolerà un accesso equo alle cure. Per esempio, scrive il  New York Times, già ora molti statunitensi non possono pagarsi un’assicurazione sanitaria oppure, anche se hanno un’assicurazione sanitaria, non possono permettersi franchigie o partecipazioni ai costi. “Sappiamo che i tumori sono là fuori”, ha commentato Barbara L. McAneny, amministratrice delegata del New Mexico Oncology Hematology Consultants e Past President della New Mexico Cancer Center Foundation. “Lo stiamo già vedendo, in particolare con i più poveri che vivono ai margini”.

E quanto si sta già iniziando a vedere o ci si aspetta di vedere è solo la punta dell’iceberg.

Sensibilizzare i pazienti

All’inizio della pandemia a peggiorare la situazione, già precaria, è stata la paura di contagiarsi che ha spinto molte persone a posticipare i test diagnostici e le visite di controllo. Molte persone hanno cercato di seguire le raccomandazioni del governo di restare a casa e di non andare dal medico, se non strettamente necessario, sottovalutando però il rischio di non farsi visitare.  Alcuni pazienti hanno ignorato a lungo i loro sintomi prima di rivolgersi al medico di famiglia.

Ora i programmi di screening sono stati ripristinati. Ciononostante diversi pazienti che “si sentono bene” continuano a rimandare esami e visite per evitare di andare in ospedale con il rischio di infettarsi. “Là fuori c’è ancora il virus e la paura di contagiarsi, e non sappiamo per quanto tempo i pazienti continueranno a posticipare i controlli”, commenta Annie Tang della University of California di San Francisco e dell’East Bay Surgery Program.

Screening e controlli oncologici sono passati in secondo piano perché il rischio percepito di prendersi il virus è molto maggiore di quello di ammalarsi di cancro. In diversi paesi, sono state lanciate delle campagne di sensibilizzazione rivolte al cittadino per recuperare l’attenzione sulla prevenzione del tumore. In Inghilterra, lo scorso ottobre, la campagna Help Us Help You che invita le persone a parlare con i loro medici se sono “preoccupate per un sintomo che potrebbe essere collegato al cancro”. Negli Stati Uniti, ai primi di aprile, la campagna Time to Screen.

Nei paesi ad alto reddito il cancro continua a essere una delle principali di cause di morte. Si muore di più di cancro che di Covid-19. E come recita lo slogan della campagna di prevenzione della provincia canadese di Alberta,  “cancer has not gone away”.

 

Bibliografia

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